Economia di mercato/Boitani

Andrea Boitani – L’illusione liberista. Critica dell’ideologia di mercato – Andrea Boitani – Laterza (2021)

Le tasse servono a ridurre le disuguaglianze se sono progressive, cioe’ se incidono di piu’ su chi ha e guadagna di piu’ e di meno su chi ha e guadagna di meno.
La flat tax e’, come ovvio, l’opposto della progressivita’ ed esprime il desiderio di una parte rilevante della destra politica in giro per il mondo nonche’ il sogno dei ricchi di ogni dove […]
Nel complesso, pur senza arrivare alla flat tax, i sistemi fiscali dei Paesi sviluppati hanno perso progressivita’. Sono state ridotte le aliquote marginali sui redditi piu’ alti; sono state ridotte le imposte sulle eredita’ e quelle sui patrimoni […]
Il welfare state e’ nato e si e’ progressivamente affermato per spostare alcuni rischi (dalla disoccupazione alla salute, dagli infortuni sul lavoro alla vecchiaia) dalle spalle dei cittadini e delle imprese a quelle piu’ larghe dello Stato, in modo indipendente dal reddito di ciascuno. Lo Stato puo’ scaricare i rischi dai singoli soggetti economici e ripartirlo tra il massimo numero di persone possibile, riducendo quindi il costo dell’assicurazione. Il che consente al mercato di divenire piu’ efficiente e di sprigionare piu’ energie.
L’esperienza storica degli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso sembra dimostrarlo: il periodo di piu’ straordinaria crescita economica dei Paesi dell’Europa occidentale e degli Usa ha coinciso con la progressiva estensione del ruolo dello Stato come “manager dei rischi”: i mercati erano abbastanza regolamentati e la rete di protezione dai rischi diveniva via via piu’ estesa e piu’ solida […]
Si convogliano le risorse raccolte da tutti per dare a quelli che il caso, o la storia personale e collettiva, hanno reso bisognosi. E’ il principio di mutualita’.
Un tipo di redistribuzione su cui tutti possono essere d’accordo, perche’ tutti sanno di avere qualche probabilita’ di trovarsi tra coloro che avranno bisogno (tutti possiamo ammalarci e tutti possiamo perdere il nostro lavoro o divenire inabili al lavoro e tutti, a un certo punto, diventeremo vecchi). Il welfare state puo’ essere anche piu’ redistributivo di cosi’, se alimentato da una fiscalita’ progressiva e se le prestazioni restano proporzionali al bisogno (sanita’) o sono gratuite (istruzione) o hanno un tetto indipendente dai contributi versati (pensioni, sussidi di disoccupazione).

Info:
https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/21400-andrea-boitani-l-illusione-liberista.html
https://www.lavoce.info/archives/91181/l-illusione-liberista/
https://www.eticaeconomia.it/lillusione-liberista/

Europa/Collier

Paul Collier – Il futuro del capitalismo. Fronteggiare le nuove ansie – Laterza (2020)

Le grandi aziende si sono globalizzate, trasformandosi in reti giuridicamente complesse di consociate che hanno reciproci rapporti commerciali ma sono controllate da una societa’ madre.
Per questo tipo di imprese, il pagamento delle imposte e’ diventato un’attivita’ volontaria.
In Gran Bretagna, l’esempio piu’ efficace e’ quello della Starbucks: nonostante abbia venduto miliardi di tazze di caffe’, nel corso di un intero decennio la sua consociata britannica non ha praticamente fatto registrare profitti tassabili. E’ trapelato che un’altra consociata, con sede legale nelle Antille olandesi, stava facendo profitti notevolmente elevati nonostante non vendesse affatto caffe’; vendeva invece i diritti di utilizzazione del marchio «Starbucks» alla consociata britannica. La compagnia ha annunciato con tono indignato di aver versato tutte le imposte dovute nelle Antille olandesi, sebbene abbia omesso di ricordare che li’ l’aliquota fiscale era pari a zero […]
Alla globalizzazione delle imprese non ha corrisposto la globalizzazione degli strumenti di regolamentazione.
I poteri fiscali e di regolamentazione sono rimasti saldamente ancorati al livello nazionale […]
I nostri meccanismi sovrannazionali di coordinamento – l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, il Fondo Monetario Internazionale, l’Unione Europea, il G7 e il G20 – hanno perso la capacita’ di creare obbligazioni reciproche vincolanti sostenute sull’interesse individuale illuminato.
Ogni nazione preferisce gareggiare in una corsa alla deregolamentazione fiscale. Questa sconfitta della governance e’ stata l’aspetto peggiore della globalizzazione contemporanea.

Info:
https://www.laterza.it/scheda-libro/?isbn=9788858131060
https://www.pandorarivista.it/articoli/il-futuro-del-capitalismo-di-paul-collier/
https://www.anobii.com/it/books/il-futuro-del-capitalismo/9788858131060/015fc8fc1b8b48e476/reviews

Economia di mercato/Chomsky

Noam Chomsky – Le dieci leggi del potere. Requiem per il sogno americano – Ponte alle Grazie (2017)

All’epoca del boom economico – negli anni Cinquanta e Sessanta, ma in realta’ anche prima – le tasse sui ricchi erano decisamente piu’ elevate.
Erano molto piu’ alte le imposte sul reddito delle societa’, cosi’ come quelle sui dividendi o semplicemente sul patrimonio. Oggi non e’ piu’ cosi’: oggi la tendenza e’ di ridurre le imposte sui ricchi.
Il sistema tributario e’ stato ridisegnato in modo da far pagare meno i super-ricchi e, contestualmente, far ricadere maggiormente gli oneri fiscali sul resto dei cittadini.
Si tende infatti a mantenere le imposte solo sui salari e sui consumi – che coinvolgono tutti –, e non sui dividendi, ad esempio, che riguardano soltanto i ricchi.
In questo modo il carico fiscale si e’ sbilanciato enormemente[…]
Ovviamente il pretesto c’e’; ce n’e’ sempre uno.
In questo caso e’ il seguente: «Cosi’ gli investimenti e i posti di lavoro aumenteranno». Ma non c’e’ nulla che lo dimostri.
Se davvero si vogliono aumentare i posti di lavoro e gli investimenti, allora bisogna incrementare la domanda.
Se c’e’ domanda, gli investitori investiranno per soddisfarla. Per ampliare gli investimenti, bisogna dare denaro ai poveri e ai lavoratori che lo spenderanno, non in costosi yacht o vacanze ai Caraibi, ma in beni primari. Poiche’ devono sopravvivere, queste persone spenderanno le loro entrate.
E’ questo che stimola la produzione e gli investimenti, crea nuovi posti di lavoro.

Info:
http://www.archiviostorico.info/libri-e-riviste/8738-le-dieci-leggi-del-potere
https://www.parliamodisocialismo.it/2021/12/08/le-dieci-leggi-del-potere-requiem-per-il-sogno-americano/
https://www.anobii.com/books/le-dieci-leggi-del-potere.-requiem-per-il-sogno-americano/9788833311272/0221bd0ebc7778df6c/reviews

Capitalismo/Pennacchi

Laura Pennacchi – Democrazia economica. Dalla pandemia a un nuovo umanesimo – Castelvecchi (2021)

I Paesi occidentali – non ultima l’Italia – scontano gli esiti del depotenziamento e della dilapidazione di abilita’ delle pubbliche amministrazioni imposte per decenni dall’egemonia neoliberista: l’imponente arretramento dello Stato si e’ risolto in un prosciugamento delle sue energie.
Lo starving the beast di bushiana memoria – concretizzatosi in tagli delle tasse a vantaggio dei ricchi e ulteriore contrazione delle entrate pubbliche – ha talmente affamato le “bestie governative” da averle quasi tramortite.
Anche perche’ l’ostilita’ allo Stato e’ stata alimentata da anni di nefasta teorizzazione di matrice blairiana della superiorita’ delle pratiche di governance su quelle di government, esplicitamente indicate, e auspicate (si vedano i numerosissimi scritti di Sabino Cassese), come metodi di «amministrativizzazione» mediante «depoliticizzazione»

Info:
https://www.rivisteweb.it/doi/10.7384/101090
http://www.castelvecchieditore.com/2021/03/06/democrazia-economica-di-laura-pennacchi/

Finanziarizzazione/Klein

Matthew C. Klein, Michael Pettis – Le guerre commerciali sono guerre di classe. Come la crescente disuguaglianza corrompe l’economia globale e minaccia la pace internazionale – Einaudi (2021)

Ci sono molte ragioni legittime per cui le aziende americane operano in Irlanda: una forza lavoro anglofona e altamente istruita, un facile accesso al grande mercato di consumatori dell’Unione europea e brevi voli diretti verso molte delle piu’ importanti citta’ americane.
Fino agli anni novanta, pero’, la Repubblica d’Irlanda era un paese povero e sperduto alla periferia dell’Europa. E’ confinata su un’isola per lo piu’ rurale e ha un passato di rapporti complicati con il suo principale vicino.
Per superare questi svantaggi, il governo irlandese usa da tempo le agevolazioni fiscali per attrarre gli investimenti stranieri. L’aliquota tributaria ufficiale per le societa’ e’ di appena il 12,5 per cento. E’ una delle piu’ basse del mondo ed e’ da anni uno dei principali motivi per cui cosi’ tanti farmaci sono prodotti in Irlanda.
Ma le societa’ americane non sono interessate tanto alla bassa aliquota fiscale, quanto alla possibilita’ che le loro filiali «registrate» in Irlanda risultino «fiscalmente residenti» nelle Cayman o a Bermuda, dove l’aliquota tributaria per le societa’ e’ zero.
Mettete insieme un paio di queste controllate quasi irlandesi, spesso con una olandese in mezzo, poi spostate i profitti da giurisdizioni ad alta imposizione come la Germania a quelle a bassa imposizione come l’Irlanda, e la vostra multinazionale potra’ estrarre dal cilindro un’aliquota fiscale prossima allo zero sui suoi redditi internazionali.
Nel 2018, l’anno piu’ recente con dati completi, le controllate irlandesi delle corporation americane hanno generato profitti per circa 53 miliardi di dollari – piu’ o meno quanto i profitti generati complessivamente dalle controllate americane in Canada (31 miliardi di dollari), in Cina (13 miliardi di dollari) e in Giappone (13 miliardi di dollari) messe insieme.
Sempre nel 2018 le controllate olandesi delle societa’ americane hanno generato profitti per 87 miliardi di dollari – piu’ o meno pari ai profitti complessivi guadagnati in Australia (10 miliardi di dollari), Brasile (4 miliardi di dollari), Regno Unito (47 miliardi di dollari), Francia (2 miliardi di dollari), Germania (7 miliardi di dollari), Hong Kong (8 miliardi di dollari) e Messico (9 miliardi di dollari). Un simile risultato non puo’ essere spiegato dalle reali relazioni economiche; la spiegazione sta invece nel trasferimento dei profitti per pagare meno tasse. Insieme, quei sette paradisi fiscali sono stati responsabili nel 2018 di piú di 324 miliardi di dollari di reddito da investimenti diretti americani.

Info:
https://www.lavoce.info/archives/68783/guerre-commerciali-e-disuguaglianze/
https://www.repubblica.it/robinson/2020/08/18/news/bentornata_cara_vecchia_lotta_di_classe-300827708/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/12/11/i-super-ricchi-alla-base-delle-crisi-come-evitarlo-misure-fiscali-parla-lautore-del-libro-che-lega-guerre-commerciali-e-lotta-di-classe/6009245/

 

Stato/Habermas

Jurgen Habermas, Wolfgang Streeck – Oltre l’austerita’. Disputa sull’Europa – Castelvecchi (2020)

Ai tassi di inflazione crescente degli anni Settanta si sostituisce il progressivo indebitamento delle famiglie e dei bilanci pubblici.
Cresce parallelamente anche l’ineguaglianza quanto alla distribuzione del reddito, mentre le entrate statali diminuiscono per rapporto alla spesa pubblica.
Con l’aumento delle disuguaglianze sociali lo Stato tributario subisce in tale sviluppo una trasformazione: «Lo Stato democratico, governato e alimentato dai propri cittadini in quanto Stato tributario, si converte in Stato di debito democratico, nella misura in cui il suo sostentamento poco a poco non dipende piu’ dai cittadini contribuenti ma dai suoi creditori».
Dentro l’Unione economica e monetaria europea i limiti imposti dai “mercati” all’azione politica degli Stati mostrano il loro carattere perverso. La trasformazione dello Stato tributario in Stato di debito fa da sfondo al circolo vizioso con cui gli Stati salvano le banche insolventi, per finire a loro volta trascinate verso il fallimento da queste ultime, rimettendo di conseguenza il destino della popolazione nelle mani del regime finanziario imperante

Info:
https://open.luiss.it/2021/04/02/un-destino-comune-nel-nome-della-solidarieta/
https://www.lafionda.org/2021/03/30/quali-prospettive-per-la-solidarieta-europea-nello-scenario-post-covid/
https://www.reset.it/articolo/come-nasce-leuropa-streit-tra-jurgen-habermas-e-wolfgang-streeck
https://www.sinistrainrete.info/crisi-mondiale/19326-paolo-ortelli-capitalismo-e-democrazia-catastrofe-o-rivoluzione.html

Europa/Habermas

Jurgen Habermas, Wolfgang Streeck – Oltre l’austerita’. Disputa sull’Europa – Castelvecchi (2020)

L’aumento incontrollato e preoccupante del debito statale dei paesi del Sud Europa, al centro della polemica politica in quel momento, non potevano essere imputati in alcun modo a un «eccesso di democrazia»: ossia a una crescita incontrollata di richieste da parte della popolazione, che aveva prelevato per se’ troppe risorse negli ultimi decenni, attingendo ai fondi pubblici e vivendo al di sopra delle sue reali possibilita’ […]
Gli Stati venivano trasformati in soggetti collettivi dotati di responsabilita’ individuale e, come tali, messi gli uni contro gli altri, da una parte quelli spendaccioni, un po’ indolenti e corrotti del Sud Europa, dall’altra quelli del rigore virtuoso del Nord, di modo che alla fine la solidarieta’ di questi ultimi nei confronti dei primi doveva apparire anche come una punizione […]
La crisi del debito sovrano dei paesi europei andava letta, all’opposto, come l’esito ultimo della complessiva perdita di potere politico da parte della democrazia di massa, registratasi in tutti gli Stati occidentali negli ultimi decenni, e conseguente alla vittoria del neoliberismo nei confronti del capitalismo democratico del dopoguerra.
La crisi debitoria in corso non era stata, quindi, l’effetto di un eccesso di spesa, come volevano i teorici neoliberisti del common pool che si erano occupati del fallimento dello Stato fiscale, ma al contrario la conseguenza del fatto che i gruppi che avevano beneficiato maggiormente dell’economia capitalistica negli ultimi decenni avevano versato nelle casse dello Stato sempre meno, godendo di tagli fiscali, nonostante il loro reddito e il loro patrimonio fossero aumentati costantemente, a spese di coloro che avevano invece continuato a vivere di salario.
Il dibattito pubblico neonazionalista aveva fatto apparire il sovraindebitamento nazionale come un’accusa mossa contro i cittadini di un certo paese, che avevano fatto una vita comoda a spese dei cittadini di altri paesi.

Info:
https://open.luiss.it/2021/04/02/un-destino-comune-nel-nome-della-solidarieta/
https://www.lafionda.org/2021/03/30/quali-prospettive-per-la-solidarieta-europea-nello-scenario-post-covid/
https://www.reset.it/articolo/come-nasce-leuropa-streit-tra-jurgen-habermas-e-wolfgang-streeck
https://www.sinistrainrete.info/crisi-mondiale/19326-paolo-ortelli-capitalismo-e-democrazia-catastrofe-o-rivoluzione.html

Stato/AA.VV.

Facundo Alvaredo, Lucas Chancel, Thomas Piketty, Emmanuel Saez, Gabriel Zucman – Rapporto sulle disuguaglianze nel mondo – La Nave di Teseo (2019)

L’aumento della disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza nei diversi paesi ha incentivato gli aumenti della disuguaglianza economica globale.
Ipotizzando che tale tendenza globale rifletta la combinazione di avvenimenti occorsi in Cina, Europa e Stati Uniti, si osserva che fra il 1980 e il 2006 la quota parte di ricchezza detenuta dall’1% dei soggetti piu’ ricchi del mondo e’ passata dal 28% al 33%, mentre quella detenuta dal 75% dei piu’ poveri e’ rimasta intorno al 10% […]
In uno scenario di “ordinaria amministrazione”, entro il 2050 la quota parte di ricchezza detenuta dall’1% dei soggetti piu’ ricchi potrebbe arrivare al 39%, mentre il gruppo dello 0,1% dei soggetti piu’ ricchi potrebbe possedere quasi la stessa ricchezza (il 26%) di quella posseduta da tutta la classe media (il 27%) […]
La riduzione della disuguaglianza economica e reddituale esige importanti modifiche delle politiche fiscali nazionali e globali.
L’istruzione, la governance aziendale e i regimi salariali devono essere ridefiniti in molti paesi.
Anche la trasparenza dei dati e’ fondamentale. Un regime di tassazione progressiva e’ strumento di documentata efficacia per controllare l’incremento della disuguaglianza dei redditi e della ricchezza al vertice della piramide distributiva […]
Il sistema fiscale e’ uno strumento fondamentale per controllare la disuguaglianza economica, ma deve rimuovere molti ostacoli potenziali. L’evasione fiscale e’ uno dei più pericolosi, come hanno recentemente documentato le rivelazioni dei Paradise Papers.
La ricchezza conservata nei paradisi fiscali e’ notevolmente aumentata dagli anni settanta e rappresenta attualmente circa il 10% del PIL mondiale.
La diffusione dei paradisi fiscali rende difficile, in un mondo globalizzato, la quantificazione precisa, nonche’ la tassazione dei patrimoni e dei redditi da capitale.
Il catasto dei terreni e degli immobili esiste da secoli, ma non comprende una quota significativa della ricchezza detenuta attualmente dai nuclei familiari, perche’ i patrimoni sono sempre piu’ spesso costituiti da portafogli di titoli finanziari. Ci sono molte misure tecniche che le autorita’ fiscali dei vari paesi potrebbero adottare per creare un’anagrafe finanziaria globale in grado di combattere in modo efficace le frodi fiscali.

Info:
https://www.lifegate.it/world-inequality-report-2018
https://www.ilsole24ore.com/art/disuguaglianze-26-posseggono-ricchezze-38-miliardi-persone-AEldC7IH?refresh_ce=1
https://www.ribalta.info/lanalisi-piu-completa-delle-disuguaglianze-nel-mondo/

Capitalismo/Deneault

Alain Deneault -Economia dell’odio – Neri Pozza (2019)

Di fronte al fenomeno offshore, nell’autunno 2017 le autorita’ pubbliche francesi hanno chiaramente scelto di capitolare.
Invece di fare opera di contrasto nei confronti dei paradisi fiscali, la Francia si e’ messa a imitarli. […]
Il primo ministro Edouard Philippe ha dichiarato che lo Stato ha escluso dall’imposta di solidarieta’ sulla ricchezza (che tassa i piu’ ricchi a fini redistributivi) i profitti derivanti dai capitali per evitare che questi ultimi non se ne vadano o non restino “all’estero”, non osando parlare in maniera esplicita delle legislazioni offshore e della logica del dumping fiscale che tali capitali producono nel mondo.
Stessa posizione per quel che riguarda gli utili delle imprese, questa volta annunciata dal ministro dell’Economia e delle Finanze Bruno Le Maire: in nome della “concorrenza fiscale”, in Francia l’aliquota di tassazione sulle società passera’, entro il 2022, dall’attuale 33,3 per cento al 25. Ovvero: le autorita’ pubbliche non solo non combattono lo scandaloso permissivismo normativo dei paradisi fiscali, ma s’ispirano alle loro pratiche […]
La Francia da’ invece prova di riserva mentale quando dovrebbe a sua volta contestare, a livello diplomatico politico e commerciale, le legislazioni compiacenti come quelle adottate da paesi come Irlanda, Paesi Bassi, Lussemburgo, Bahamas, Liechtenstein o Isole Marshall.
Per cosa esattamente? Il piu’ delle volte, quelle legislazioni specificano che i profitti provenienti dall’estero potranno essere oggetto di tornaconti straordinari solo a condizione di non riguardare affatto la loro economia reale.
Cosi’ in questi paradisi fiscali si creano degli enti giuridici […] che non conducono nessuna attivita’ nello Stato che le rende possibili, pur rivelandosi al di fuori della portata delle istituzioni pubbliche dei paesi interessati dal capitale che esse amministrano.
Queste legislazioni cosi’ elastiche permettono all’oligarchia finanziaria e industriale mondiale di convogliare miliardi di miliardi di dollari verso regimi anomici, comportando una destabilizzazione dell’ordinamento economico mondiale pur nell’evidenza dell’assurdita’ di vari dati ufficiali. Per esempio, Jersey e’ presentato come grande esportatore di banane o le Isole Vergini britanniche come partner commerciale del calibro della Cina.
Ma, invece di contrastare il fenomeno, alcune grandi potenze, come appunto la Francia, si piegano alle regole del gioco come se quest’ultimo fosse davvero sensato. Cosi’, ecco spuntare la necessita’ di ridurre di svariati punti l’aliquota riguardante i redditi delle imprese, come gia’ fanno il Regno Unito, la Svezia, la Danimarca, la Germania e la Finlandia, per non parlare di quella incredibilmente bassa dei paesi dell’Europa orientale, i quali a loro volta affermano di doversi difendere dalla concorrenza fiscale delle Barbados, della Svizzera e di Hong Kong […]
Il denaro spostato nei paradisi fiscali non comporta soltanto delle perdite considerevoli nei diversi erari per il fatto che non viene tassato; esso crea anche un fenomeno di dumping a livello planetario.
Emulandosi a vicenda, molti dirigenti politici di rilievo internazionale stanno provvedendo, ciascuno nel proprio paese, alla riduzione delle aliquote d’imposta sul capitale e sui relativi redditi. Tali costi si misurano in maniera dolorosa, specialmente in drastiche perdite di servizi e di programmi sociali, per non parlare del debito pubblico destinato a salire di conseguenza, o dell’aumento delle tariffe dei servizi pubblici non ancora soppressi

Info:
https://neripozza.it/libri/economia-dellodio
https://www.che-fare.com/violenza-buona-governance-deneault/

Stato/Saez

Emmanuel Saez, Gabriel Zucman – Come i ricchi evadono le tasse e come fargliele pagare – Einaudi (2020)

Ma e’ davvero un problema che la tassazione si sia ridotta a una gigantesca flat tax e riservi un trattamento preferenziale ai super-ricchi?
Perche’ dovremmo preoccuparcene? […]
Chiariamo poi che gli Stati Uniti non sono la sola democrazia che ha una fiscalita’ molto meno progressiva di quanto sembri a prima vista […] operare un confronto internazionale rigoroso e’ difficile, ma i migliori dati disponibili indicano che gli Stati Uniti sono in buona compagnia: in Francia, per esempio, in fin dei conti la tassazione non e’ tanto piu’ progressiva.
A nostro avviso, la scarsa progressivita’ della tassazione dovrebbe preoccuparci per tre motivi.
In primo luogo, per semplici questioni di bilancio. Anche se si considerano solo i gradini piu’ alti della scala del reddito, laddove le imposte diventano regressive, la posta in gioco e’ notevole.
Oggi lo 0,001 per cento piu’ ricco paga le tasse a un’aliquota del 25 per cento. Portandola al 50 per cento, a parita’ di tutte le altre condizioni, si avrebbe un gettito aggiuntivo di 100 miliardi di dollari all’anno. E sarebbe una somma sufficiente a incrementare il reddito netto di tutti i lavoratori adulti di 800 dollari all’anno […]
In secondo luogo, e’ una questione di equita’.
Delle imposte che i piu’ abbienti non pagano dobbiamo farci carico tutti noi. Si potrebbe obiettare che ognuno ottiene dal mercato il reddito che merita; che dopo le ingiustizie subite negli anni Sessanta e Settanta, oggi i ricchi ricevono la giusta ricompensa dai mercati liberi e globalizzati. Non siamo d’accordo con questa visione – che talvolta si definisce fondamentalismo di mercato –, ma se non altro ne riconosciamo la coerenza.
Eppure, in base a quale criterio e’ giusto che i miliardari paghino meno tasse di tutti, e che il carico fiscale si alleggerisca quanto piu’ aumentano le ricchezze? […]
Ma forse l’attuale sistema fiscale americano va criticato soprattutto perche’ alimenta la spirale della disuguaglianza.
Come abbiamo visto, la quota di reddito dell’1 per cento piu’ ricco e’ lievitata mentre quella dei lavoratori crollava. E, anziche’ contrastarla, il sistema fiscale ha rafforzato questa tendenza. In passato i ricchi pagavano molte tasse, ora ne pagano meno. In passato i poveri pagavano relativamente poco, ora sopportano un carico fiscale piu’ gravoso

Info:
https://iltalebano.com/2019/10/16/il-trionfo-dellingiustizia/
https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2020/10/19/fisco-aumenti-delliva-e-tasse-sulla-casa-fanno-il-gioco-dei-super-ricchi/5971095/