Lavoro/Feltri

10 rivoluzioni nell’economia globale (che in Italia ci stiamo perdendo)- Stefano Feltri – Utet (2024)

Quando c’e’ un salario minimo, il datore di lavoro perde un po’ di potere: per il lavoratore svolgere una mansione o l’altra ha poca importanza, se tutte sono pagate al minimo, visto che tanto guadagna uguale.
Se si trova male a fare le pulizie in un’azienda, puo’ licenziarsi e andare a fare l’usciere in un’altra: lo stipendio resta lo stesso, ma le condizioni di lavoro magari sono migliori.
Il datore di lavoro di solito non gradisce un alto ricambio dei dipendenti: qualunque mansione viene svolta meglio da chi ha un po’ di esperienza, i margini d’errore sono maggiori per i neoassunti, perdere un dipendente che si e’ rivelato affidabile e produttivo, e dunque “vale” piu’ del poco che costa, non e’ mai un buon affare.
L’azienda potrebbe trattenere il dipendente scontento e tentato dal cambiare, ma dovrebbe offrirgli qualcosa, o un aumento – ma cosi’ usciamo dallo scenario del salario minimo – o qualche benefit non monetario, tipo orari ridotti, flessibilita’ e cosi’ via. Di rado puo’ lasciar intravedere prospettive di carriera.
La teoria dice quindi che se ci sono molte persone a salario minimo, queste si possono muovere liberamente da un lavoro all’altro visto che non hanno paura di scendere piu’ in basso di cosi’ nella scala lavorativa.
Certo, possono rimanere disoccupate, ma se guadagni il minimo anche la disoccupazione fa meno paura che se hai un buon stipendio, perche’ i sussidi previsti dal welfare non risultano cosi’ diversi dalla retribuzione che ricevi se ogni giorno vai sul posto di lavoro.

Info:
https://www.startmag.it/mondo/feltri-economia/
https://appunti.substack.com/p/dieci-rivoluzioni

https://www.settimananews.it/libri-film/raccontare-il-cambiamento/

Economia di mercato/Mattei

L’economia è politica. Tutto quello che non vediamo dell’economia eche nessuno racconta – Clara E. Mattei – Fuoriscena (2023)

Dalla prospettiva del mercato il capitalista si comporta da semplice acquirente, non c’e’ nulla di speciale.
Con il capitale iniziale acquista le merci necessarie alla produzione, tra cui anche quella merce particolare che e’ la forza lavoro, ovvero la capacita’ di lavorare in cambio di un salario.
Vediamo uno scambio tra «equivalenti», nessuno sta ingannando o sfruttando nessun altro e chi detiene il capitale paga la merce forza lavoro secondo il prezzo di mercato.
Il prezzo puo’ variare. Se la forza contrattuale di chi riceve un salario e’ alta perche’ ad esempio ci sono pochi lavoratori sul mercato, allora anche il prezzo della merce forza lavoro sara’ alto. Cio’ dara’ a chi lavora la convinzione di essere remunerato correttamente per il proprio lavoro effettivo […]
Ma il segreto scompare una volta che si lascia la sfera del mercato e si entra in quella della produzione […]
Il capitalista paga la forza lavoro, ma non il prezzo del lavoro effettivo o del valore che viene prodotto. Durante il loro turno di otto ore, i lavoratori di una fabbrica Kellogg’s producono cereali e merendine che valgono migliaia di dollari, ma vengono pagati solo 120 dollari al giorno […]
C’è un altro aspetto.
Il profitto non si basa solo sul lavoro salariato non pagato (pluslavoro), ma anche su quello specifico lavoro non remunerato che viene svolto al di fuori dell’azienda e che garantisce il benessere fisico e psicologico del lavoratore. Stiamo parlando, per esempio, del lavoro domestico, ma anche della cura di se’ (sanita’) e della scuola attraverso cui i lavoratori possono formarsi, secondo uno schema tra l’altro sempre piu’ funzionale al mercato. Si tratta di costi essenziali per la riproduzione della classe lavoratrice e per il sano mantenimento della forza lavoro, pero’ il capitalista non deve farsene carico.

Info:
https://www.pde.it/un-libro-al-giorno/leconomia-e-politica-clara-mattei-fuoriscena/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/11/15/davvero-le-scelte-economiche-sono-neutrali-e-inevitabili-no-e-un-luogo-comune-il-libro-di-clara-mattei-spiega-che-in-realta-e-tutta-politica/7354313/

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2023/11/13/leconomia-e-politica-parole-antiche-per-conflitti-del-futuro/7351420/

Lavoro/Latouche

Serge Latouche – Lavorare meno, lavorare diversamente o non lavorare affatto – Bollati Boringhieri (2023)

La mistificazione del lavoratore imprenditore di se stesso, che valorizza il suo capitale umano, porta allo stato supremo dell’alienazione, dell’autoasservimento.
Con le piattaforme, il lavoratore non salariato viene mantenuto in qualche modo «al di qua dell’occupazione», privo dei vantaggi della posizione del salariato.
Il mercato totale impone il paradigma del lavoro come merce a tutta la societa’, compresi i settori nei quali sembrava impossibile introdurlo, come la ricerca scientifica, la cultura, la sanita’ o l’educazione.
Esiste ormai un vero e proprio mercato delle idee. Si compra e si vende l’attivita’ del cervello come quella della mano […]
La rottura con la logica capitalistica e la fuoriuscita dalla societa’ della crescita, invece, rimangono prospettive piu’ o meno lontane e ipotetiche, di cui non si vedono sintomi convincenti. Anche se la crescita misurata dal PIL e’ praticamente nulla nei principali paesi sviluppati, l’ideologia della crescita rimane sempre ben solida, magari dipinta di verde, come accade sempre piu’ spesso.
Se il PIL non cresce piu’ o quasi al Nord, cresce invece piu’ che mai nei paesi emergenti, con tutte le conseguenze disastrose per la salute del pianeta che accompagnano il fenomeno. Inoltre, il rallentamento statistico dei paesi ricchi non impedisce l’aumento della depredazione e dei disastri ambientali, in quanto la continua svalorizzazione dei prodotti, il consumo quantitativo e la produzione di rifiuti continuano a crescere comunque.

Info:
https://www.doppiozero.com/latouche-lavorare-meno-o-non-lavorare-affatto
https://www.pressenza.com/it/2024/02/lavorare-meno-o-non-lavorare-affatto/
https://ilregno.it/attualita/2023/22/s-latouche-lavorare-meno-lavorare-diversamente-o-non-lavorare-affatto-luca-miele
https://gognablog.sherpa-gate.com/lavorare-meno-lavorare-diversamente-non-lavorare-affatto/
https://www.ariannaeditrice.it/articoli/lavorare-meno-lavorare-diversamente-non-lavorare-affatto

 

 

Capitalismo/Fraser

Nancy Fraser – Capitalismo cannibale. Come il sistema sta divorando la democrazia, il nostro senso di comunita’ e il pianeta – Laterza (2023)

L’espropriazione e’ un’accumulazione con altri mezzi, diversi cioe’ dallo sfruttamento.
Facendo a meno della relazione contrattuale attraverso cui il capitale acquista «forza lavoro» in cambio di un salario, l’espropriazione agisce confiscando capacita’ umane e risorse naturali per poi trasferirle con la forza nei circuiti di espansione del capitale.
La confisca puo’ essere manifesta e violenta, come nel caso della schiavitu’ del Nuovo Mondo, oppure puo’ essere mascherata dal mantello del commercio, come nel caso dei prestiti predatori e dei pignoramenti per debiti dell’epoca attuale.
I soggetti espropriati possono essere comunita’ rurali o indigene della periferia o membri di gruppi assoggettati o subordinati nelle aree centrali del capitalismo.
Una volta espropriati, questi individui possono diventare dei proletari sfruttati, se sono fortunati, oppure finire tra i poveri, tra gli abitanti delle baraccopoli, tra i mezzadri, tra i «nativi» o tra gli schiavi, soggetti a un’espropriazione continuativa al di fuori del contratto salariale.
I beni confiscati possono essere lavoro, terra, animali, strumenti, giacimenti minerari o energetici, ma anche esseri umani, le loro capacita’ sessuali e riproduttive, i loro figli e gli organi del loro corpo.
L’essenziale e’ che gli elementi requisiti vengano incorporati nel processo di espansione del valore che definisce il capitale. Il semplice furto non e’ sufficiente.
A differenza del tipo di saccheggio che ha preceduto di molto l’ascesa del capitalismo, l’espropriazione, cosi’ come la intendo qui, e’ una confisca con trasferimento forzato nell’accumulazione.

Info:
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/recensioni/fraser_rep.pdf
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/recensioni/fraser_lalettura.pdf
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/recensioni/fraser_corsera.pdf
https://jacobinitalia.it/#facebook
https://jacobinitalia.it/il-capitalismo-cannibale/

Lavoro/Fraser

Nancy Fraser – Capitalismo cannibale. Come il sistema sta divorando la democrazia, il nostro senso di comunita’ e il pianeta – Laterza (2023)

La sostituzione del lavoro di fabbrica sindacalizzato con un lavoro precario nei servizi si accompagna a un abbassamento dei salari, che tendono a scendere al di sotto dei costi socialmente necessari della riproduzione.
Lavoratori che prima erano «solo» sfruttati ora sono anche espropriati.
Questa doppia condizione, riservata in precedenza a delle minoranze e adesso sempre piu’ generalizzata, e’ aggravata dall’assalto al welfare state.
Il salario sociale diminuisce, mentre le entrate fiscali in passato destinate alle infrastrutture pubbliche e ai diritti sociali vengono dirottate verso il servizio del debito e la «riduzione del deficit» nella speranza di placare «i mercati».
Mentre i salari reali vanno a picco, i servizi un tempo forniti dal settore pubblico, come l’assistenza all’infanzia, vengono scaricati sulle famiglie e sulle comunita’, cioe’ principalmente sulle donne, che nel frattempo sono impiegate in lavori salariati precari e quindi sfruttate ed espropriate su due fronti.
Nel centro come nella periferia, inoltre, una corsa al ribasso sta portando i governi a ridurre le tasse sulle imprese, impoverendo ulteriormente le casse dello Stato e giustificando apparentemente una maggiore «austerita’», tendenza che di fatto innesca un circolo vizioso.
Ulteriori regali alle imprese svuotano di contenuto diritti del lavoro faticosamente conquistati, esponendo i lavoratori, un tempo protetti, a possibili violazioni.

Info:
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/recensioni/fraser_rep.pdf
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/recensioni/fraser_lalettura.pdf
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/recensioni/fraser_corsera.pdf
https://jacobinitalia.it/#facebook
https://jacobinitalia.it/il-capitalismo-cannibale/

Lavoro/Silver

Beverly J. Silver – Le forze del lavoro. Movimenti operai e globalizzazione dal 1870 – Bruno Mondadori (2008)

L’ampio ventaglio di proposte keynesiane presupponeva una tregua nel conflitto tra capitale e lavoro, fondata sullo scambio trilaterale tra governi, sindacati e imprese: i governi e le grandi aziende avrebbero accettato il sindacalismo come elemento stabile, mentre, dal canto loro, i sindacati avrebbero riconosciuto il diritto dell’impresa di modificare l’organizzazione della produzione per aumentare la produttivita’ […]
I governi, inoltre, si impegnavano a usare gli strumenti macroeconomici di cui disponevano per promuovere la piena occupazione, e le imprese a ridistribuire una parte dei maggiori profitti dovuti all’aumento di produttivita’ sotto forma di aumenti salariali, innescando cosi’ un meccanismo che assicurava un mercato di massa per i prodotti dell’industria e offriva molteplici possibilita’ di innovazione del prodotto.
A sua volta, la crescita dei salari reali aiutava a lenire e depoliticizzare il conflitto tra lavoro e capitale grazie alle promesse di “alti standard di consumo”.

Info:
https://www.anobii.com/books/Le_forze_del_lavoro/9788861592117/013ceb1c2bb826dec4
https://www.lacittafutura.it/economia-e-lavoro/lavoratori-di-tutto-il-mondo-intervista-a-beverly-silver-parte-i

Lavoro/Harvey

David Harvey – La crisi della modernita’ – il Saggiatore (2010)

La conversione del lavoro in lavoro salariato significa  «separazione del lavoro dal suo prodotto, della forza lavoro soggettiva dalle condizioni oggettive del lavoro».
Questo e’ un tipo di scambio di mercato molto diverso.
Quando comprano la forza lavoro, i capitalisti la trattano necessariamente in termini strumentali. Il lavoratore e’ visto come «mano» piuttosto che come persona intera […] e il lavoro retribuito e’ un «fattore» (si noti la reificazione) della produzione.

Info:
https://www.anobii.com/books/La_crisi_della_modernit%C3%A0/9788851520366/012ddde8b392d53a07
http://www.leparoleelecose.it/?p=10178