Lavoro/Allievi

Stefano Allievi – La spirale del sottosviluppo. Perche’ (cosi’) l’Italia non ha futuro – Laterza (2020)

Senza immigrati il sistema economico italiano avrebbe un’implosione e saremmo, tutti, enormemente piu’ poveri […] se, educatamente, facessero quanto, meno educatamente, vorrebbero alcuni: e tornassero davvero a casa loro.
Quanto PIL in meno ci sarebbe.
Quante aziende e famiglie senza lavoratori.
Gli immigrati, come abbiamo visto, fanno lavori non qualificati nel 35,6% dei casi, mentre gli italiani nell’8,2% (Fondazione Leone Moressa 2017). Quindi, se sparissero, sono questi i posti che lascerebbero liberi. Quanti disoccupati o NEET italiani li sostituirebbero volentieri? Anche ipotizzando una qualche crescita dei salari nei rispettivi settori? Quanti farebbero i domestici o le badanti, i braccianti o i manovali, i lavapiatti o gli addetti alle pulizie […]
Secondo una simulazione della Banca d’Italia (Ruffolo 2019), tra il 2001 e il 2011 c’e’ stato un aumento del PIL del 2,3%. Senza immigrati la crescita sarebbe stata negativa, o meglio avremmo fatto grandi passi all’indietro: −4,4%.
Proiettandoci nel futuro, il crollo del PIL nel 2041, rispetto al
2021, sarebbe del 15% […]
La presenza di personale domestico straniero ha, per esempio, consentito a molte donne italiane di rientrare nel mercato del lavoro, con effetti positivi sulla presenza femminile nel mercato del lavoro stesso, sul reddito familiare, sulla posizione lavorativa e sui livelli retributivi […]
Quello che in Italia e’ stato visto e percepito come un inutile costo – l’accoglienza – e’ stato invece correttamente percepito dai tedeschi come un investimento, peraltro ripagato a breve termine. Quanto speso, se serve a inserire persone nel mercato del lavoro, significa individui che lavoreranno in regola, e quindi pagheranno tasse, con le quali finiranno per restituire in pochi anni quanto investito.
In Italia, invece, l’accoglienza (purtroppo slegata dall’integrazione) e’ stata percepita come un fastidio e un costo: si e’ fatto quasi nulla su conoscenza della lingua e della cultura e formazione professionale, e quel poco che si e’ fatto lo si e’ cancellato con i Decreti sicurezza del 2018 e del 2019, precisamente tagliando queste voci nei CAS e diminuendo l’investimento negli SPRAR gestiti dai comuni, dove questo lavoro lo si faceva con maggiore attenzione (Allievi 2018a).
Piu’ che di miopia, e’ il caso di parlare di cecita’ assoluta, non disinteressata e anzi voluta da una certa politica per dare in pasto alla pubblica opinione un facile capro espiatorio, e nemmeno percepita dal resto della politica, che di tutto cio’ – nella sua totale mancanza di capacita’ di lettura dei processi
in atto – non si e’ nemmeno accorta […]
Quando parliamo di lavoro immigrato pensiamo quasi sempre, di default, al lavoro dipendente. Ma non va dimenticato il ruolo dell’imprenditoria immigrata. I titolari di impresa nati all’estero che esercitano la loro attivita’ in Italia erano, al primo semestre del 2019, 452.204: il 14,9% dei titolari d’impresa presenti in Italia. Le citta’ con il piu’ alto numero di titolari di impresa sono Roma, Milano, Napoli e Torino, che da sole racchiudono piu’ di un quarto, il 27,5%, del totale degli imprenditori stranieri (il che significa che la realta’ dell’imprenditoria straniera e’ importante anche nel reticolo delle citta’ medie e piccole […]
Si tratta di aziende che, pur quasi sempre di piccole e piccolissime dimensioni, assumono, svolgono servizi (alcuni in nicchie di mercato prima di loro inesistenti), fanno da ponte con i paesi d’origine, creano o implementano filiere di import/export, aiutano quindi l’internazionalizzazione dell’economia italiana.

Info:
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858139868
http://www.avantionline.it/la-spirale-del-sottosviluppo-pesa-sul-futuro-dellitalia/

Lavoro/Harvey

David Harvey – L’enigma del capitale e il prezzo della sua sopravvivenza – Feltrinelli (2011)

Uno dei maggiori ostacoli all’accumulazione sostenuta del capitale e al consolidamento della classe capitalista negli anni sessanta e’ stato il lavoro.
In Europa come negli Stati Uniti c’era penuria di manodopera; i lavoratori erano ben organizzati, ragionevolmente ben retribuiti e avevano peso politico. Il capitale aveva bisogno di attingere a bacini di manodopera meno cara e piu’ docile, e c’erano vari espedienti per farlo.
Uno era incoraggiare l’immigrazione […]
Alla fine degli anni sessanta il governo francese sovvenzionava l’importazione di manodopera dal Nord Africa, i tedeschi accoglievano i turchi, gli svedesi incoraggiavano l’immigrazione degli iugoslavi e i britannici attingevano agli abitanti del loro antico impero.
Un altro modo per accedere a bacini di manodopera a basso costo era quello di sviluppare tecnologie a bassa intensita’ di lavoro, come la robotizzazione nella fabbricazione di automobili, che creavano disoccupazione […]
Se tutto cio’ non avesse sortito gli effetti desiderati, c’erano comunque persone come Ronald Reagan, Margaret Thatcher e il generale Augusto Pinochet pronte a intervenire, armate della dottrina neoliberista, determinate a ricorrere al potere dello Stato per schiacciare le organizzazioni dei lavoratori.
Pinochet e i generali argentini lo fecero con la forza militare; Reagan e la Thatcher ingaggiarono uno scontro frontale con i grandi sindacati, sia direttamente – come quando Reagan mise in atto una prova di forza con i controllori del traffico aereo e la Thatcher si scontro’ violentemente con i sindacati dei minatori e dei lavoratori editoriali –, sia indirettamente, attraverso la creazione di disoccupazione […]
Il capitale aveva anche la possibilita’ di recarsi direttamente la’ dove si trovava l’eccedenza di manodopera […]
Inondate di un’eccedenza di capitale, le grandi imprese statunitensi avevano cominciato a trasferire la produzione all’estero gia’ alla meta’ degli anni sessanta, ma questo movimento ha preso slancio soltanto un decennio piu’ tardi […]
Il capitale aveva ormai accesso ai bacini di manodopera a basso costo del mondo intero. Quel che e’ peggio, il crollo del comunismo, avvenuto bruscamente nell’ex blocco sovietico e gradualmente in Cina, ha poi aggiunto circa due miliardi di persone alla forza lavoro salariata globale.

Info:
http://www.spazioterzomondo.com/2012/05/recensione-david-harvey-l%E2%80%99enigma-del-capitale-e-il-prezzo-della-sua-sopravvivenza-feltrinelli/
http://contropiano.org/contropianoorg/aerosol/vetrina-pubblicazioni/2011/07/05/l-enigma-del-capitale-e-il-prezzo-della-sua-sopravvivenza-02315
http://www.millepiani.org/recensioni/l-enigma-del-capitale-e-il-prezzo-della-sua-sopravvivenza

Populismo/Barberis

Mauro Barberis – Come internet sta uccidendo la democrazia. Populismo digitale – Chiarelettere (2020)

La sicurezza e’ la prima parola dell’agenda populista e il principale messaggio del populismo digitale.
Dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, la crisi economica del 2007-2008 e la crisi migratoria del 2015, i populisti ci hanno abituati ad associare i tre problemi sollevati da questi eventi sotto un’unica etichetta: sicurezza.
Invece si tratta di questioni differenti, rispettivamente di ordine pubblico, economico e umanitario, che questa associazione finisce per trasformare in un’unica ossessione.
L’ossessione securitaria che attraversa l’Occidente, frutto avvelenato della propaganda populista, sfrutta le nostre euristiche, le scorciatoie cognitive che ci permettono di risolvere i problemi pratici […]
E pensare che l’immigrazione sarebbe un semplice problema umanitario se non fosse criminalizzata da vent’anni, tramite l’istituzione di reati come l’immigrazione clandestina.
Con il solito paradosso del proibizionismo: proibite un’attivita’ lecita (alcol, droghe, migrazioni…) e la trasformate in un affare.
Cosi’ e’ successo anche per l’immigrazione: il divieto l’ha trasformata in business per almeno quattro categorie di soggetti. Anzitutto, i gestori dei lager libici cui i governi italiani di centrosinistra hanno appaltato la «prima accoglienza». Poi gli scafisti (smugglers), che traghettano i migranti depredandoli dei loro ultimi beni. Ancora, l’industria dell’accoglienza, con le sue cooperative create ad hoc. Infine, gli stessi politici populisti, pronti a presentarsi come ultima barriera contro l’invasione […]
E’ da quando allo status di residente sono connessi alcuni diritti verso lo Stato – i diritti sociali a sanita’, istruzione, pensioni… – che le migrazioni sono percepite come problema. E questo anche in paesi, come gli Stati Uniti, fondati da migranti e
piu’ aperti verso l’immigrazione, ma molto piu’ ostili a riconoscere diritti sociali.
La spiegazione, qui, e’ semplicemente economico-psicologica: a quanti ricevono sovvenzioni dallo Stato non piace doverle dividere con i nuovi venuti. Chi paga le imposte, a sua volta, non ama che i proventi di queste finiscano a gente mai vista ne’ conosciuta.
Il populismo, in questo, e’ davvero solo una guerra dei penultimi contro gli ultimi, come si dice. Una guerra che pero’, specie in paesi privi di confini naturali, come Israele, Usa e Ungheria, si gioca soprattutto con i simboli: i muri.
Questi, naturalmente, non servono affatto a difendere i confini: basti pensare alla Grande muraglia cinese, visibile dalla Luna ma divenuta presto inutile alla difesa del Celeste Impero.
Anche i muri servono soprattutto all’intrattenimento, cioe’ a distrarre l’eterno fanciullo populista: il popolino.

 

 

Lavoro/Harvey

David Harvey – L’enigma del capitale e il prezzo della sua sopravvivenza – Feltrinelli (2011)

Uno dei maggiori ostacoli all’accumulazione sostenuta del capitale e al consolidamento della classe capitalista negli anni sessanta e’ stato il lavoro.
In Europa come negli Stati Uniti c’era penuria di manodopera; i lavoratori erano ben organizzati, ragionevolmente ben retribuiti e avevano peso politico.
Il capitale aveva bisogno di attingere a bacini di manodopera meno cara e piu’ docile, e c’erano vari espedienti per farlo. Uno era incoraggiare l’immigrazione […]
Alla fine degli anni sessanta il governo francese sovvenzionava l’importazione di manodopera dal Nord Africa, i tedeschi accoglievano i turchi, gli svedesi incoraggiavano l’immigrazione degli iugoslavi e i britannici attingevano agli abitanti del loro antico impero.
Un altro modo per accedere a bacini di manodopera a basso costo era quello di sviluppare tecnologie a bassa intensita’ di lavoro, come la robotizzazione nella fabbricazione di automobili, che creavano disoccupazione […]
Se tutto cio’ non avesse sortito gli effetti desiderati, c’erano comunque persone come Ronald Reagan, Margaret Thatcher e il generale Augusto Pinochet pronte a intervenire, armate della dottrina neoliberista, determinate a ricorrere al potere dello Stato per schiacciare le organizzazioni dei lavoratori. Pinochet e i generali argentini lo fecero con la forza militare; Reagan e la Thatcher ingaggiarono uno scontro frontale con i grandi sindacati, sia direttamente – come quando Reagan mise in atto una prova di forza con i controllori del traffico aereo e la Thatcher si scontro’ violentemente con i sindacati dei minatori e dei lavoratori editoriali –, sia indirettamente, attraverso la creazione di disoccupazione […]
Il capitale aveva anche la possibilita’ di recarsi direttamente la’ dove si trovava l’eccedenza di manodopera […] Inondate di un’eccedenza di capitale, le grandi imprese statunitensi avevano cominciato a trasferire la produzione all’estero gia’ alla meta’ degli anni sessanta, ma questo movimento ha preso slancio soltanto un decennio piu’ tardi […]
Il capitale aveva ormai accesso ai bacini di manodopera a basso costo del mondo intero. Quel che e’ peggio, il crollo del comunismo, avvenuto bruscamente nell’ex blocco sovietico e gradualmente in Cina, ha poi aggiunto circa due miliardi di persone alla forza lavoro salariata global.

Info:
http://www.spazioterzomondo.com/2012/05/recensione-david-harvey-l%E2%80%99enigma-del-capitale-e-il-prezzo-della-sua-sopravvivenza-feltrinelli/
http://contropiano.org/contropianoorg/aerosol/vetrina-pubblicazioni/2011/07/05/l-enigma-del-capitale-e-il-prezzo-della-sua-sopravvivenza-02315
http://www.millepiani.org/recensioni/l-enigma-del-capitale-e-il-prezzo-della-sua-sopravvivenza

Populismo/Zielonka

Jan Zielonka – ontro-rivoluzione. La disfatta dell’Europa liberale – Laterza (2018)

Le inquietanti immagini di rifugiati arrivate dall’isola di Kos in Grecia o dal confine fra l’Ungheria e la Serbia hanno fatto pensare a molti che la migrazione sia causata principalmente dalle guerre nei turbolenti paesi vicini dell’Europa. Ma non sempre e’ cosi’.
In Irlanda, il piu’ grande gruppo di migranti e’ costituito da britannici, in Spagna e in Italia da romeni, in Austria da tedeschi. In altri paesi il gruppo piu’ grande di migranti e’ costituito da persone provenienti da paesi che non fanno parte dell’Unione europea: in Francia algerini, in Inghilterra indiani, in Germania turchi, in Polonia ucraini.
Il quadro e’ in realta’ molto assortito […]
Il numero dei migranti in Europa e’ costantemente salito nonostante le assicurazioni dei governi che avrebbero invertito o arrestato questa tendenza. Cio’ e’ dovuto in parte al fatto che la migrazione non e’ facile da controllare, e tanto meno da fermare.
Gli Stati continuano a coltivare la finzione politicamente conveniente di poter far valere unilateralmente il controllo sovrano sull’immigrazione, ma la realta’ e’ piu’ complessa.
Per esempio, la maggior parte degli immigranti varcano i confini in maniera legale, ma poi restano sul posto anche dopo che i loro visti sono scaduti […]
I governi, inoltre, che parlano della migrazione con durezza per ragioni politiche, spesso agiscono poi sulla migrazione in maniera morbida per ragioni economiche. I migranti non solo svolgono lavori che la popolazione locale non vuole svolgere, ma sono anche disposti a lavorare a condizioni che la popolazione locale non e’ disposta ad accettare (e ha la base legale per farlo).
L’economia neoliberista non sarebbe in grado di raggiungere il suo scopo di avere manodopera meno costosa e meno protetta se non ci fossero i migranti. In questo senso la politica di migrazione di numerosi Stati europei puo’ essere qualificata come simulazione sistemica.

Info:
https://ilmiolibro.kataweb.it/recensione/catalogo/440518/chi-ha-lasciato-senza-difese-la-democrazia/
https://www.pandorarivista.it/articoli/contro-rivoluzione-jan-zielonka/3/
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858129937
http://www.atlanticoquotidiano.it/recensioni/rivoluzione-la-disfatta-delleuropa-liberale-jan-zielonka/
https://ilmiolibro.kataweb.it/recensione/catalogo/440518/chi-ha-lasciato-senza-difese-la-democrazia/

Lavoro/Crouch

Colin Crouch – Identita’ perdute. Globalizzazione e nazionalismo – Laterza (2019)

Se ridurre l’offerta di lavoro fosse davvero una mossa positiva, allora le citta’ e le regioni che subiscono improvvise perdite di popolazione dovrebbero avere le economie locali piu’ vivaci.
In realta’ assistiamo alla situazione opposta.
La riduzione della forza lavoro comporta un calo dei consumi, dunque un calo della domanda, dunque salari piu’ bassi, una maggiore perdita di popolazione man mano che le persone emigrano e cosi’ via in una spirale ininterrotta.
L’immigrazione e’ solo una parte della questione complessiva del libero scambio in libero mercato: l’economia di mercato
e’ un gioco a somma positiva, ma crea problemi, momenti difficili in cui la velocita’ e le dimensioni del cambiamento generano insicurezza nella vita delle persone.
Questi problemi devono essere affrontati da politiche specifiche, non da un rifiuto complessivo del modello del libero scambio. Nel caso dell’immigrazione, le minacce ai livelli salariali (se esistono) possono essere affrontate mediante politiche che garantiscano un salario minimo.
Le inadeguatezze nella formazione possono essere risolte attraverso politiche di formazione pubblica.

Info:
https://www.sinistrainrete.info/politica/14268-alessandro-visalli-colin-crouch-identita-perdute-globalizzazione-e-nazionalismo.html
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858134061

Populismo/De Benoist

Alain De Benoist – Populismo.Lafine della destra e della sinistra – Arianna (2017)

Da diversi decenni il popolo constata che la sua vita quotidiana e’ stata sconvolta in profondita’ da evoluzioni sulle quali non e’ mai stato consultato e che la classe politica, di tutte le tendenze, non ha mai cercato di modificare o frenare […]
In primo luogo, l’immigrazione.
Nello spazio di due generazioni, tramite il meccanismo del ricongiungimento familiare e dell’afflusso migratorio, la vecchia immigrazione temporanea ha assunto il carattere di un’immigrazione di popolamento.
Massiccia, rapida, malaccolta e mal controllata, essa ha generato in tutti i campi (scuola, vita quotidiana, mondo del lavoro, sicurezza, delinquenza) una serie di patologie sociali, creato o esacerbato fratture culturali o confessionali, minato i costumi e trasformato in profondita’ la composizione della popolazione […]
In secondo luogo, l’Unione europea.
Dall’inizio degli anni Ottanta la costruzione europea si e’ saldata con la scomparsa di interi pezzi di sovranita’ degli Stati, senza che quest’ultima fosse riportata a un livello superiore. L’aumento vertiginoso del debito pubblico, causato inizialmente dalla volonta’ di salvare le banche minacciate
dalla crisi finanziaria del 2008, ha posto gli Stati in una posizione di dipendenza dai mercati finanziari nel momento stesso in cui la creazione dell’euro li privava della possibilita’ di decidere sovranamente sulla loro politica monetaria.
Gia’ dipendenti dalla NATO sul piano militare, sottomessi ai vincoli di bilancio decretati dall’Unione europea, gli Stati sono titolari di una sovranita’ di pura facciata.
Le istituzioni europee, inoltre, sono state realizzate procedendo dall’alto verso il basso.
I popoli non sono stati associati alla costruzione europea, e le poche volte in cui sono stati consultati la loro opinione non e’ stata tenuta in alcuna considerazione […]
Infine, la globalizzazione.
Resa possibile dal crollo del sistema sovietico, che simboleggiava la divisione del mondo in due sistemi, ha rappresentato una rivoluzione simbolica fondamentale che ha cambiato il nostro rapporto con il mondo ponendo fine alla lenta ascesa delle classi medie e rendendo insostenibili le conquiste sociali concesse al mondo del lavoro, all’epoca del
“trentennio glorioso” di crescita economica successivo al secondo dopoguerra (1945-1975).
Attraverso il gioco delle delocalizzazioni e della messa in
concorrenza, in condizioni di dumping, con il monte salari sottopagato del Terzo Mondo, ha distrutto il potere di contrattazione collettiva dei lavoratori e contemporaneamente ha attentato alla sovranita’ degli Stati, cui si e’ ingiunto di non fare piu’ uso della loro volonta’ politica.
E’ stato cosi’ costruito un mondo senza esterno, senza alternativa, ordinato alla sola legge del profitto.

Info:
https://www.anobii.com/books/Populismo/9788865881897/01e2818c0646349dc7
http://www.opinione.it/cultura/2017/09/13/teodoro-klitsche-de-la-grande_de-benoist-populismo/

Europa/Balibar

Etienne Balibar – Crisi e fine dell’Europa? – Bollati Boringhieri (2016)

Decine di migliaia di migranti – uomini, donne e bambini – provenienti dall’Africa e dal Medio Oriente […] stanno travolgendo i sistemi di controllo e di accoglienza dei Paesi europei (prima di quelli mediterranei, poi anche di altri, sempre piu’ a nord).
Taglieggiati, deportati, parcheggiati in campi di transito o abbandonati nella no man’s land delle zone portuali o ferroviarie, a volte mitragliati o affondati nelle loro imbarcazioni di fortuna, muoiono o vanno a incagliarsi in qualche barriera, ma si ostinano a tentare, e ormai sono qui. Che cosa possiamo fare?
Che cosa fanno i governi, quando non sono piu’ soltanto i militanti di associazioni di difesa dei diritti umani o i responsabili delle strutture nazionali di registrazione e di
soccorso, ma anche alcuni funzionari europei a parlare della piu’ grande ondata di rifugiati e della piu’ grande sciagura che arriva sul continente europeo dalla seconda guerra mondiale? Srotolano chilometri di filo spinato. Mandano l’esercito e la polizia per respingere nei Paesi vicini questi diseredati che nessuno vuole, annunciando contemporaneamente delle «concertazioni» e facendo appello a soluzioni «pragmatiche». Il problema, dicono, e’ europeo.
Ma quando il presidente della Commissione chiede ai Paesi membri di accordarsi su quote di ripartizione dei rifugiati in base alla loro popolazione e alle loro risorse, tutti o quasi tutti respingono la proposta con argomenti vari.
In questo modo l’Europa rivela quello che e’ diventata, con l’approvazione o sotto la pressione diretta di una parte dei suoi cittadini, ma contro il sentimento profondo di molti altri: una coalizione di egoismi in gara per il trofeo della xenofobia.
Non e’ esagerato parlare di indegnita’, dal momento che 500 milioni di «ricchi» europei (certo con molte diseguaglianze) non possono e non vogliono accogliere 500000 rifugiati (o anche dieci volte tanti) che bussano alla loro porta.
Per di piu’, questi sventurati fuggono da massacri, guerre
civili, regimi di torturatori o carestie le cui cause sono molte: ma chi si puo’ azzardare a dire che l’Europa e’ estranea a tutto questo?
Basta pensare al ruolo storico dei Paesi europei, ma anche alle politiche piu’ recenti: le alleanze diplomatiche ciniche, gli interventi militari avventati (e illegittimi), il flusso continuo di vendite d’armi. […]
E questa indegnita’, come spesso avviene, non e’ neppure compensata da qualche vantaggio sul terreno della sicurezza o dell’economia. Al contrario, sta portando lentamente ma inesorabilmente l’Unione europea verso il crollo di un pilastro del suo edificio comunitario: il sistema Schengen di controllo comune delle frontiere e degli ingressi e delle uscite nello spazio europeo.

Info:
https://www.illibraio.it/libri/etienne-balibar-crisi-e-fine-delleuropa-9788833928449/
https://www.lindiceonline.com/osservatorio/economia-e-politica/balibar-crisi-europa-ordoliberale/

Lavoro/Crouch

Colin Crouch – Identita’ perdute. Globalizzazione e nazionalismo – Laterza (2019)

Si e’ spesso sostenuto che gli immigrati determinano una riduzione nei salari, poiche’ dalla teoria economica elementare sembra chiaro che un aumento dell’offerta di lavoro senza un concomitante aumento della domanda porti a una riduzione del suo prezzo.
Ma nel presente caso l’immigrazione e’ solo una delle potenziali cause dell’aumento improvviso dell’offerta di lavoro. Tra le altre cause bisogna considerare l’incremento dell’occupazione femminile e la migrazione interna dalle citta’ e regioni depresse a quelle fiorenti […]
Ad esempio, nell’agricoltura stagionale (un settore importante per il lavoro degli immigrati), ci sono spesso carenze di manodopera locale, se non altro perche’ per chi vive in una societa’ ricca e’ difficile sopravvivere con salari stagionali.
Sara’ piu’ facile, invece, per un immigrato proveniente da un paese povero, che puo’ rientrare a casa nella fase di fuori-stagione e vivere in un’economia meno costosa grazie ai risparmi derivanti dal reddito ricevuto. Questi lavoratori non hanno alcun impatto negativo sulle retribuzioni locali nella nazione in cui si spostano, ma la loro spesa nell’economia
locale potrebbe aumentare i salari degli altri.
Inoltre, contribuiscono al pagamento delle tasse per
l’economia nazionale. Il fatto che siano disposti a lavorare secondo uno schema stagionale e per salari inaccettabili per chi vive in quelle regioni permette di mantenere bassi i prezzi di frutta e verdura, aumentando il valore dei salari degli altri.
Se venisse meno il lavoro degli immigrati, il settore si
trasferirebbe probabilmente in un altro Stato, con il primo che perderebbe l’aumento nei consumi e le imposte pagate dagli immigrati che ha scelto di respingere […]
In altri settori gli immigrati svolgono mansioni altamente o moderatamente qualificate in cui vi e’ carenza di manodopera locale, o perche’ vi e’ stata una formazione inadeguata o perche’ il lavoro e’ scarsamente attraente.
E’ il caso di molte attivita’ nei settori delle attivita’ ospedaliere, della salute e dell’assistenza. Se non ci fosse disponibilita’ di
lavoratori immigrati disponibili, i datori di lavoro sarebbero forse costretti ad aumentare i salari per assumere il personale locale. Ma la domanda dei consumatori (o, nel caso dei servizi pubblici, la disponibilità del governo al finanziamento) potrebbe essere insufficiente per sostenere un aumento dei salari. In tal caso una carenza di manodopera produrrebbe semplicemente una riduzione nell’offerta del servizio in questione. Molti ristoranti e centri di assistenza sarebbero chiusi se gli immigrati non fossero disposti a lavorare al loro interno.

Info:
https://www.sinistrainrete.info/politica/14268-alessandro-visalli-colin-crouch-identita-perdute-globalizzazione-e-nazionalismo.html
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858134061

Populismo/De Benoist

Alain De Benoist – Populismo. La fine della destra e della sinistra – Arianna (2017)

Miseria, indigenza, sensazione di abbandono. Tutto cio’ spiega anche l’ampiezza della crisi.
Come all’epoca dei Cahiers de doleance, il popolo ha la sensazione di non essere piu’ rappresentato da delle elite che, senza distinzioni, formano una casta «dagli interessi separati e contraddittori con quelli della popolazione» […]
Ha la sensazione che la sua situazione sociale continui a deteriorarsi, che l’epoca del pieno impiego sia definitivamente passata e che l’avvenire sara’ ancora peggiore.
Ha la sensazione che i valori cui aderisce siano oggi derisi o disprezzati.
Ha la sensazione che il suo stile di vita sia minacciato dalla presenza, sul suolo nazionale, di una popolazione dai costumi differenti che percepisce come estranea, se non ostile.
Ha la sensazione che i poteri pubblici abbiano abdicato ad ogni sovranita’ e che l’Unione europea, lungi dal proteggerlo contro gli effetti della globalizzazione, costituisca un progetto antisociale che contribuisce anch’esso ad aggravare l’insicurezza economica e culturale.
Settori sempre piu’ grandi del popolo si sentono esclusi, incompresi, disprezzati, dimenticati. Hanno l’impressione di essere divenuti inesistenti, di essere superflui, di essere “di troppo”. Non sopportano piu’ le formule rituali e i mantra del “politicamente corretto”, strumento delle leghe neopuritane e dello Stato interventista, igienico e punitivo. Non sopportano piu’ di sentirsi dire che i loro timori sono vani e le minacce illusorie, che stiamo vivendo una “globalizzazione felice”, che l’immigrazione e’ una “risorsa”.

Info:
https://www.anobii.com/books/Populismo/9788865881897/01e2818c0646349dc7
http://www.opinione.it/cultura/2017/09/13/teodoro-klitsche-de-la-grande_de-benoist-populismo/