Lavoro/Bauman

Zygmunt Bauman – Lavoro, consumismo e nuove poverta’ – Citta’ Aperta (2004)

La flessibilita’ e’ diventata la nuova parola d’ordine, che sta a significare vivere nell’incertezza con poche regole, che possono per giunta essere cambiate unilateralmente durante il gioco.
Su queste sabbie mobili non si puo’ certo costruire nulla di duraturo. E la prospettiva di fondare sul lavoro un’identita’ permanente e’ semplicemente esclusa per la stragrande maggioranza delle persone (salvo forse, almeno per il momento, nel caso di quei pochi che svolgono attivita’ altamente qualificate e privilegiate).
Cio’ non di meno, questo grande cambiamento non e’ stato vissuto come uno sconquasso o una minaccia proprio perche’ comporta una ridefinizione dell’identita’ individuale sganciata ormai da ogni ancoraggio alle vecchie attivita’ professionali[…]
Le tendenze oggi in atto in tutto il mondo spingono le economie verso la produzione di beni e servizi effimeri, destinati a breve vita, in un quadro generale di precarieta’ dove prevale il lavoro interinale, flessibile e a tempo parziale.
Al pari dell’attuale mercato del lavoro, qualunque modello di vita prescelto non deve essere duraturo, bensi’ variabile in breve tempo o senza preavviso e aperto a tutte le opzioni o quasi.
Il futuro e’ destinato a riservarci molte sorprese.

Info:
http://www.inattuale.paolocalabro.info/2009/04/z-bauman-lavoro-consumismo-nuove.html

Lavoro/Fazi

Thomas Fazi, Guido Iodice – La battaglia contro l’Europa – Fazi (2016)

Recentemente e’ stato il Fondo Monetario Internazionale, nel World Economic Outlook dell’aprile 2015, a sostenere che non vi e’ alcuna evidenza circa un effetto positivo della flessibilita’ sul potenziale produttivo […]
L’analisi dell’FMI identifica nell’invecchiamento della popolazione e nella carenza di investimenti i principali fattori che spiegano il rallentamento della crescita, tanto nelle economie emergenti che in quelle avanzate.
Secondo l’FMI gli effetti delle riforme strutturali sulla produttivita’ totale dei fattori sono importanti nei casi di deregolamentazione del mercato dei beni e dei servizi, di utilizzo di nuove tecnologie e di forza lavoro piu’ qualificata, di maggiore spesa per le attivita’ di ricerca e sviluppo. Al contrario la deregolamentazione del mercato del lavoro non sembra avere effetti statisticamente significativi sulla produttivita’.
Per questo il Fondo suggerisce che nelle economie avanzate, vi e’ la necessita’ di un costante sostegno alla domanda per incoraggiare gli investimenti e la crescita del capitale e quindi l’adozione di politiche e di riforme che possono aumentare in modo permanente il livello del prodotto potenziale […].
Queste politiche dovrebbero coinvolgere le riforme del mercato dei prodotti, maggiore sostegno alla ricerca e sviluppo […] e un uso piu’ intensivo di manodopera altamente qualificata e di beni capitali derivanti dalle tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni […], più investimenti in infrastrutture per aumentare il capitale fisico e politiche fiscali e di spesa progettate per aumentare la partecipazione della forza lavoro. Insomma, l’idea che la deregolamentazione del mercato del lavoro abbia effetti espansivi non e’ meglio fondata dell’ipotesi – dimostratasi ampiamente fallimentare – che il consolidamento fiscale produca maggiore crescita del PIL.

Info:
https://fazieditore.it/catalogo-libri/la-battaglia-contro-leuropa/
https://keynesblog.com/2016/07/08/michele-salvati-recensisce-la-battaglia-contro-leuropa-di-thomas-fazi-e-guido-iodice/

Economia di mercato/Bauman

Zygmunt Bauman – Capitalismo parassitario – Laterza (2009)

Il consumismo di oggi non consiste nell’accumulare oggetti, ma nel goderne una tantum.
Perche’ dunque il «pacchetto di conoscenze» acquisito a scuola o all’universita’ dovrebbe essere esentato da tale regola universale? Nel vortice del cambiamento e’ molto piu’ attraente la conoscenza adatta all’utilizzo immediato e una tantum […] Nel nostro mondo volatile di cambiamenti istantanei ed erratici, le abitudini consolidate, gli schemi cognitivi solidi e le preferenze di valore stabili – obiettivi ultimi dell’istruzione ortodossa – diventano handicap […] vivere in un mondo in cui le regole cambiano durante la partita e una regola non rimane quasi mai valida piu’ del tempo necessario a impararla e memorizzarla. I tassi di successo ottenuti con le risposte apprese ed esercitate in condizioni di routine si riducono rapidamente; lo slogan di oggi e’ «flessibilita’».
La capacita’ di abbandonare rapidamente le abitudini correnti diventa piu’ importante del saperne apprendere di nuove.

Info:
https://www.anobii.com/books/Capitalismo_parassitario/9788842090984/01abb5bcf2e0394500
http://www.quilibri.eu/ledera-infestante-del-capitalismo-moderno-la-lucida-analisi-di-zygmunt-bauman/

Economia di mercato/Srniceck

Nick Srniceck, Alex Williams – Inventare il futuro. Per un mondo senza lavoro – Nero (2018)

[Il] vero significato del reddito base e’ da trovarsi in quattro ingredienti chiave e tra loro correlati.
Il primo punto da enfatizzare e’ che il reddito base universale e’ una richiesta di trasformazione politica, non solo economica […]  Il reddito base universale dissolve insomma gli aspetti coercitivi del lavoro salariato, riduce la mercificazione del lavoro, ed e’ in questo modo che trasforma la relazione politica tra lavoro e Capitale. […]
La seconda caratteristica del reddito base universale e’ che puo’ trasformare precarieta’ e disoccupazione da condizioni di insicurezza a stati di flessibilita’ volontaria […]
Com’e’ noto, il Capitale e’ riuscito a impadronirsi del desiderio di una maggiore flessibilita’ dei lavoratori per trasformarlo in una nuova forma di sfruttamento: oggi il lavoro flessibile equivale non a liberta’, ma a precarieta’ e insicurezza. Ecco, il reddito base universale risponde esattamente alla generalizzata condizione di precarieta’ per trasformarla da stato di sofferenza in occasione di liberta’ […]
La terza caratteristica del reddito base e’ che questo obbliga a ripensare il valore attribuito a diversi tipi di lavoro. Liberi dall’accettazione supina di qualsiasi impiego venga loro sottoposto, i lavoratori potranno semplicemente rifiutare le occupazioni che pagano troppo poco, che richiedano troppo lavoro, che offrono pochi sussidi, o che sono umilianti o degradanti. […]
In altre parole, la misura del valore del lavoro sarebbe la sua natura, e non semplicemente la sua capacita’ di produrre profitto.

Info:
https://www.anobii.com/books/Inventare_il_futuro/9788880560098/01b82e055beaceae9c
http://www.exasilofilangieri.it/presentazione-del-libro-inventare-futuro-un-mondo-senza-lavoro-n-srnicek-williams/