Populismo/Piketty

Thomas Piketty – Capitale e ideologia. Ogni comunita’ ha bisogno di giustificare le proprie dusuguaglianze – La Nave di Teseo (2020)

A causa della sua posizione geografica, l’Italia si e’ trovata a dover accogliere sulle sue coste gran parte dei rifugiati arrivati dal Mediterraneo, provenienti dalla Siria, dal Medio Oriente e dall’Africa, attraverso la Libia.
Ma gli altri paesi europei – sempre pronti a dare lezioni di generosita’ al mondo intero, e in particolare all’Italia – nella maggior parte dei casi hanno rifiutato la ripartizione dei flussi di rifugiati, come avrebbe suggerito qualsiasi considerazione umanitaria e razionale.
L’atteggiamento della Francia, di fatto, e’ stato particolarmente ipocrita: i poliziotti francesi sono stati immediatamente schierati alla frontiera italiana per respingere con durezza i migranti; con il risultato che, a partire dal 2015, il paese ha accolto un numero di rifugiati dieci volte inferiore rispetto alla Germania.
Nell’autunno 2018 il governo francese ha poi deciso di chiudere i propri porti alle navi delle organizzazioni umanitarie respinte dall’Italia, rifiutando persino di concedere la bandiera alla nave della ONG SOS Mediterranee condannata cosi’ a restare ormeggiata mentre il bilancio degli annegati in mare diventa sempre piu’ tragico.
Salvini ha avuto buon gioco nel denunciare l’atteggiamento francese, e in particolare quello del giovane presidente Macron, eletto nel 2017, che agli occhi del leghista rappresenta la perfetta incarnazione dell’ipocrisia delle elite europee di fronte alla questione dei migranti.
Tutto cio’ gli ha permesso di giustificare di fronte all’opinione pubblica italiana la durezza della propria politica contro i rifugiati […]
Il caso italiano illustra come il senso di delusione verso l’Unione Europea – che unisce anche Lega e M5S – possa rivelarsi un formidabile collante per la costituzione di coalizioni social-nativiste. Cio’ che rende la Lega e il suo capo Salvini cosi’ pericolosi e’ proprio la capacita’ di unire la dimensione nativista a quella sociale, la questione migratoria al tema del debito pubblico e alla finanza internazionale: il tutto compattato nella denuncia dell’ipocrisia delle elite.
Il medesimo collante in futuro potrebbe essere funzionale alla formazione di coalizioni social-nativiste anche in altri paesi, inclusa la Francia, dove la delusione nei confronti dell’Europa e’ molto forte tra gli elettori LFI e RN.
Il fatto che la costruzione europea sia stata spesso strumentalizzata a fini politici, come si e’ potuto vedere nelle vicende che hanno portato alla crisi dei Gilet Gialli nel 2017-2019 (con la soppressione dell’ISF in nome della concorrenza europea e la conseguente copertura finanziaria tramite l’aumento della tassa sulla CO2 che di fatto colpisce chi si deve recare al lavoro utilizzando la propria automobile), purtroppo rendono concreta questa deriva. Tanto per fare un esempio, nel caso in cui il polo nativista accettasse – per mero opportunismo politico – di attenuare la violenza della sua propaganda contro i migranti, concentrandosi maggiormente sulle questioni sociali e sul braccio di ferro con le istituzioni europee, non e’ affatto escluso che una coalizione social-nativista (come quella proposta da Lega e M5S) possa un giorno arrivare al governo anche in Francia.

Info:
https://www.internazionale.it/opinione/annamaria-testa/2020/06/24/thomas-piketty-capitale-ideologia
https://www.aggiornamentisociali.it/articoli/capitale-e-ideologia-intervista-a-thomas-piketty/
https://www.ilmessaggero.it/libri/capitale_e_ideologia_il_nuovo_saggio_di_piketty_star_dell_economia_pop-5299153.html
http://temi.repubblica.it/micromega-online/piketty-il-capitalismo-non-e-piu-in-grado-di-giustificare-le-sue-disuguaglianze/
https://www.huffingtonpost.it/2018/09/08/lincubo-social-nativista-italiano-potrebbe-molto-rapidamente-riguardarci-da-vicino-piketty-avverte-le-democrazie-europee_a_23520935/

Populismo/ Levitsky

Steven Levitsky, Daniel Ziblatt – Come muoiono le democrazie – Laterza (2019)

Se con la fine della Guerra Fredda si era registrata una diffusione dei principi dello Stato di diritto e della legittimazione elettorale del potere di governo, da diversi anni questo processo e’ stato bruscamente interrotto.
Se con la fine della Guerra Fredda si era assestato un ordine liberale delle relazioni internazionali, da diversi anni questo ordine e’ stato messo radicalmente in discussione, innanzitutto dal paese (gli Stati Uniti) che l’aveva promosso.
Il multilateralismo delle istituzioni internazionali e il pluralismo di quelle nazionali sono stati sottoposti ad una critica feroce da parte di leader e gruppi politici che rivendicano di parlare a nome di popoli nazionali che (si ritiene) siano stati imprigionati da quelle istituzioni.
Quei leader accettano la democrazia elettorale, ma non i vincoli liberali sull’esercizio del potere politico.
Se il liberalismo e’ una cultura di delimitazione e controllo del potere politico, i leader populisti emersi negli ultimi anni sono consapevolmente antiliberali o illiberali. Essi usano la loro legittimazione elettorale per mettere in discussione i vincoli liberali dello Stato di diritto, oltre ai rappresentanti associati a quest’ultimo.
Cosi’, i leader populisti mobilitano il popolo (al singolare) contro le tradizionali elites (politiche, economiche, amministrative, culturali) che hanno gestito la democrazia liberale o che si sono alternate al governo di queste ultime, elites denunciate in toto come corrotte e autoreferenziali.
In tale processo, i leader populisti hanno riscoperto il concetto di nazione come il luogo naturale di esistenza del popolo, rilanciando cosi’ il nazionalismo come una sorta di nuova ideologia politica.
«Prima il mio paese o la mia gente» ha costituito la parola d’ordine di una mobilitazione politica finalizzata a indebolire, all’interno dei singoli paesi, il pluralismo istituzionale, oltre a quello sociale e culturale (se non anche quello religioso).
E, al loro esterno, a indebolire il multilateralismo basato sul mutuo riconoscimento di interessi nazionali diversi, con la relativa disponibilita’ ad accettare compromessi tra di loro

Info:
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858135280
https://www.stroncature.com/2019/10/08/come-muoiono-le-democrazie/
https://www.eunews.it/2019/09/20/muoiono-le-democrazie/120948

Populismo/Ottaviano

Gianmarco Ottaviano – Geografia economica dell’Europa sovranista – Laterza (2019)

Tra le cause dell’arretratezza socioeconomica di una comunita’ locale, si riscontra spesso una carenza di «capitale sociale», cioe’ di regole condivise che promuovano la collaborazione tra i suoi membri.
Tale carenza e’ riconducibile all’estrema prominenza data dagli individui ai propri legami familiari a dispetto di quelli con il resto della comunita’.
A questa centralita’ estremizzata della famiglia e’ stato dato il nome di «familismo amorale».
Le societa’ dell’era della globalizzazione sembrano soffrire di una condizione analoga, che si potrebbe quindi chiamare «elitismo 
amorale». «Elitismo» perche’, una volta al potere, i cittadini piu’ autorevoli perseguono solo gli interessi dei gruppi esclusivi di cui fanno parte a scapito di quelli del popolo che li ha selezionati aspettandosi cooperazione. «Amorale» perche’ le norme di fair play finiscono per essere applicate solo nei rapporti fra membri delle elite invece che fra tutti i cittadini.
Ammettendo due pesi e due misure per elite e popolo, l’elitismo amorale toglie credibilita’ alle regole che promuovono quella collaborazione fra tutti i cittadini necessaria ad un armonioso sviluppo economico e sociale […]
Ad aggravare la situazione di crescente sfiducia popolare nel patto con le elite e’ lo stallo nel loro ricambio, dovuto al progressivo rallentamento del cosiddetto «ascensore sociale», cioe’ di quel meccanismo che, da un lato, consente a chi sta peggio di immaginare concretamente un futuro migliore
per se’ o per i propri cari e, dall’altro, incentiva chi sta meglio a darsi da fare per conservare la posizione acquisita. In una sana dinamica sociale, l’ascensore funziona come «bastone» per chi sta meglio e «carota» per chi sta peggio.

Info:
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858135303
https://www.letture.org/geografia-economica-dell-europa-sovranista-gianmarco-ottaviano/
https://www.pandorarivista.it/articoli/europa-sovranista-di-gianmarco-ottaviano/

Capitalismo/Milanovic

Branko Milanovic – Capitalismo contro capitalismo: La sfida che decidera’ il nostro futuro – Laterza (2020)

Data la natura del capitalismo liberal-meritocratico, quali sarebbero le caratteristiche principali della sua elite dominante?
O, in altre parole, quale tipo di elite o di classe dirigente (qui uso i due termini in modo intercambiabile) e’ associato al capitalismo liberal-meritocratico e vi prospera? […]
1. La classe dirigente controlla la maggior parte del capitale finanziario del paese. Abbiamo visto che negli Stati Uniti il 10 per cento dei detentori di ricchezza controlla oltre il 90 per cento delle attivita’ finanziarie.
2. La classe dirigente e’ molto istruita. Numerosi membri della classe dirigente hanno un’occupazione, e il loro reddito da lavoro tende a essere elevato (a causa dell’alto livello di istruzione). I membri della classe dirigente detengono quindi un alto reddito sia da lavoro sia da capitale (la condizione che ho chiamato omoplutia).
3. Le elites investono opportunamente nella prole e nel controllo politico. L’investimento nell’istruzione dei figli permette loro di mantenere un elevato reddito da lavoro e l’alto status tradizionalmente associato alla conoscenza e all’istruzione.
L’investimento in influenze politiche permette alle elites di scrivere le regole in materia di successioni […]
4. L’obiettivo dell’investimento nel controllo politico non e’ finalizzato solo a migliorare il contemporaneo potere economico della classe dirigente, ma anche ad assicurarne il dominio nel tempo.
5. La capacita’ delle donne di accedere allo stesso livello di istruzione degli uomini e di godere delle stesse regole in materia di successioni le rende sempre piu’ indistinguibili dagli uomini in termini di reddito e di potere. Pertanto, la classe dirigente del capitalismo liberal-meritocratico e’ probabilmente la meno sessista di tutte le classi dirigenti storiche.
6. Le crescenti affinita’ fra uomini e donne in termini di disponibilita’ economica e istruzione porta alla formazione di famiglie a partire da coppie benestanti e con un’istruzione simile (omogamia), altro fattore che contribuisce al mantenimento intergenerazionale di questi vantaggi.
7. Poiche’ l’alta borghesia non si definisce secondo criteri ereditari o professionali, ma si basa sulla ricchezza e sull’istruzione, si tratta di un’alta borghesia «aperta». Coopta dalle classi inferiori i membri piu’ promettenti che hanno la capacita’ di diventare ricchi e di compiere un percorso di studi avanzati.
8. I membri della classe dirigente sono laboriosi e hanno una visione amorale della vita […]. Tutto cio’ che permette a questa classe di mantenere e rafforzare la propria posizione e che rientra nei limiti di legge e’, di per se’, auspicabile. L’etica dei suoi appartenenti e’ definita dal quadro giuridico vigente e il loro uso del denaro per controllare il processo politico si estende all’uso del denaro stesso per modificare le leggi.

Info:
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858135846
https://www.doppiozero.com/materiali/branko-milanovic-capitalismo-contro-capitalismo
https://sbilanciamoci.info/branko-milanovic-capitalismo-contro-capitalismo/

Populismo/Nichols

Tom Nichols – La conoscenza e i suoi nemici. L’era dell’incompetenza e i rischi per la democrazia – Luiss (2018)

Oggi a colpirmi non e’ tanto il fatto che la gente rifiuti la competenza, ma che lo faccia con tanta frequenza e su cosi’ tante questioni, e con una tale rabbia.
Di nuovo, forse gli attacchi alla competenza sono piu’ evidenti per via dell’onnipresenza di internet, dell’indisciplina che governa le conversazioni sui social media o delle sollecitazioni poste dal ciclo di notizie ventiquattr’ore su ventiquattro.
Ma l’arroganza e la ferocia di questo nuovo rifiuto della competenza indicano, almeno per me, che il punto non e’ piu’ non fidarsi di qualcosa, metterla in discussione o cercare alternative: e’ una miscela di narcisismo e disprezzo per il sapere specialistico, come se quest’ultimo fosse una specie di esercizio di autorealizzazione.
Cio’ rende molto piu’ difficile per gli esperti ribattere e convincere la gente a ragionare. A prescindere dall’argomento, la discussione viene sempre rovinata da un rabbioso egocentrismo e termina senza che nessuno abbia cambiato posizione, a volte con la compromissione di relazioni professionali o perfino di amicizie.
Invece di dibattere, oggi ci si aspetta che gli esperti accettino queste espressioni di dissenso, come se fossero, nel peggiore dei casi, un’onesta divergenza di opinioni. Dovremmo “accettare di non essere d’accordo” (agree to disagree), espressione che ormai e’ usata in modo indiscriminato come una specie di estintore quando una conversazione tende a infiammarsi.
E se insistiamo nel dire che alcune cose non sono questioni di opinione, che ci sono cose giuste e altre sbagliate… be’, a quanto pare ci stiamo solo comportando da rompiscatole […] Negli Stati Uniti e in altre nazioni sviluppate, persone altrimenti intelligenti denigrano i risultati conseguiti dagli intellettuali e rifiutano i pareri degli esperti […]
Si tratta di qualcosa in piu’ che un naturale scetticismo nei confronti degli esperti. Temo che stiamo assistendo alla fine dell’idea stessa di competenza, un crollo – alimentato da Google, basato su Wikipedia e impregnato di blog – di qualsiasi divisione tra professionisti e profani, studenti e insegnanti, conoscitori informati e fantasiosi speculatori; in altre parole, tra coloro che hanno ottenuto un qualche risultato in un’area e coloro che non ne hanno raggiunto nessuno […]
La crescita di questa ostinata ignoranza in piena era dell’informazione non si puo’ spiegare soltanto come l’esito di ignoranza bella e buona. Molti di coloro che conducono campagne contro il sapere consolidato sono cittadini capaci e di successo nella vita quotidiana. In un certo senso, siamo di fronte a qualcosa di peggio dell’ignoranza: si tratta di un’arroganza infondata, dello sdegno di una cultura sempre piu’ narcisistica che non riesce a sopportare neanche il minimo accenno di diseguaglianza, di qualsiasi tipo essa sia.

Info:
https://www.glistatigenerali.com/scienze-sociali/la-conoscenza-i-suoi-nemici/
http://www.spazioterzomondo.com/2019/04/recensione-tom-nichols-la-conoscenza-e-i-suoi-nemici-luiss/

Populismo/Barberis

Mauro Barberis – Come internet sta uccidendo la democrazia. Populismo digitale – Chiarelettere (2020)

Il populismo non e’ un’ideologia: leader, partiti e governi populisti usano le ideologie finche’ gli servono e poi le buttano, come fazzoletti di carta.
Il populismo e’ piuttosto uno stile politico: con tutte le ulteriori vaghezze connesse alla nozione di stile.
In assenza di una dottrina o di un’ideologia comune, infatti, fra i vari populismi c’e’ solo «un’aria di famiglia», e in particolare somiglianze comunicative, retoriche, argomentative. I vari populismi, in altri termini, sono accomunati quasi solo dai loro slogan, adottati esclusivamente per l’efficacia propagandistica dimostrata. «America first» in Italia diventa «Prima gli italiani» […]
In conclusione, elenco tre argomentazioni (o argomenti, all’inglese) che innescano il cortocircuito populista fra istituzioni e media […]
Il primo argomento populista, ovviamente, e’ l’appello al popolo, che gioca sull’equivoco fra il senso tecnico di «popolo» (tutti i cittadini) e il senso ordinario (il popolo populista, ossia la massa, il volgo, il popolino).
Per mostrare come funziona questo abracadabra, basta sostituire «popolo» con «popolazione», «gli utenti del web» o, piu’ realisticamente, «l’insieme dei miei follower», e l’incantamento svanisce […]
Il secondo argomento populista, complementare al primo, e’ appunto l’antipluralismo: l’espulsione dal popolo di una sua parte, demonizzata da un lato come «elite», «establishment», «Kasta», dall’altro come «migranti», «parassiti», «zecche». Demonizzazioni che possono anche combinarsi, facendo di elite e migranti parti di uno stesso complotto […]
Il terzo argomento populista e’ la rappresentanza diretta, mix di democrazia diretta degli antichi e democrazia rappresentativa dei moderni.

Info:
https://www.illibraio.it/libri/mauro-barberis-come-internet-sta-uccidendo-la-democrazia-9788832962741/
https://www.lankenauta.it/?p=18988

Societa’/Pallante

Francesco Pallante – Contro la democrazia diretta – Einaudi (2020)

La sfiducia nella classe politica – il disprezzo, in molti casi – sembra aver toccato l’apice.
Dai politici si e’ estesa ai partiti; da questi agli organi rappresentativi. Sino a dilagare, coinvolgendo le istituzioni costituzionali e, in generale, le strutture di governo della societa’.
Siamo al popolo contro le elite, secondo un’interpretazione di successo.
D’altronde, se la «casta» pensa solamente a se stessa, chi altri, se non il popolo, potrebbe pensare al popolo? […]
Che la classe dirigente – in senso ampio, non limitato all’ambito politico – abbia abdicato alla funzione di “dirigere” la societa’, avviluppandosi su se stessa nell’onanistica coltivazione dei propri interessi, e’ difficilmente contestabile.
Altrettanto difficilmente contestabile e’, tuttavia, che anche sul popolo gravino rilevanti responsabilita’.
Aver negato l’esistenza di problemi evidentissimi – la devastazione dell’ambiente, l’ingiustizia sociale, l’evasione fiscale, il debito pubblico, la criminalita’ organizzata –, accettando di buon grado, quasi reclamando, le blandizie di imbonitori interessati, il nuovismo di guasconi vanagloriosi, le invettive di intrattenitori irresponsabili, il cinismo di bravacci da tastiera: tutto cio’ lo rende egualmente colpevole.

Info:
https://www.letture.org/contro-la-democrazia-diretta-francesco-pallante
https://www.questionegiustizia.it/articolo/sul-libro-di-francesco-pallante-contro-la-democrazia-diretta
http://temi.repubblica.it/micromega-online/la-scommessa-della-rappresentanza-perche-la-democrazia-diretta-non-e-la-soluzione-alla-crisi-della-politica/

Populismo/Nichols

Tom Nichols – La conoscenza e i suoi nemici. L’era dell’incompetenza e i rischi per la democrazia – Luiss (2018)

Ogni affermazione di competenza da parte di un esperto vero […] produce un’esplosione di rabbia in alcuni segmenti della popolazione americana, pronti a lamentarsi che simili rivendicazioni non sono altro che fallaci “appelli all’autorita’”, segni inequivocabili di un temibile “elitarismo”, nonche’ un evidente tentativo di usare delle qualifiche per soffocare il necessario dialogo richiesto da una democrazia “reale”.
Gli americani ormai credono che avere diritti uguali in un sistema politico significhi anche che l’opinione di ciascuno su qualsiasi argomento debba essere accettata alla pari di quella di chiunque altro. Moltissime persone ne sono convinte, nonostante si tratti di un’evidente assurdita’ […]
Internet e’ un magnifico deposito di conoscenze, eppure e’ anche fonte e facilitatore dell’epidemia di disinformazione. Non ci rende soltanto piu’ ottusi, ma anche piu’ meschini: da sole, al riparo delle proprie tastiere, le persone litigano anziche’ discutere e insultano anziche’ ascoltare […]
La fine della competenza, tuttavia, e’ un problema diverso rispetto al dato storico dei bassi livelli di informazione tra i profani. La questione non e’ l’indifferenza di fronte ai saperi consolidati; e’ l’emergere di un’ostilita’ assoluta nei confronti di tali saperi.
Questo e’ un fenomeno nuovo nella cultura americana: si tratta di un processo di aggressiva sostituzione delle opinioni degli esperti o dei saperi consolidati con la convinzione che, qualsiasi sia la materia, tutte le opinioni siano altrettanto valide. E’ un cambiamento notevole nel nostro dibattito pubblico[…]
La fine della competenza in realta’ minaccia di ribaltare il sapere acquisito nel corso di anni per opera di quelle persone che credono di saperne di piu’ di quanto sia effettivamente vero. E’ una minaccia per il benessere materiale e civico dei cittadini di una democrazia.
Sarebbe facile liquidare la diffidenza nei confronti del sapere costituito attribuendola allo stereotipo del cafone sospettoso e ignorante che rifiuta i modi misteriosi dei cervelloni metropolitani.
Ma ancora una volta la realta’ e’ molto piu’ inquietante: le campagne contro il sapere costituito sono guidate da persone da cui sarebbe lecito aspettarsi di meglio […]
I genitori piu’ propensi a opporre resistenza ai vaccini, si e’ scoperto, si trovano tra gli istruiti residenti delle ricche aree periferiche di San Francisco, nella contea di Marin. Pur non essendo medici, queste madri e questi padri sono abbastanza istruiti da credere di possedere una formazione di base sufficiente a sfidare la scienza medica consolidata. Quindi, per un paradosso controintuitivo, i genitori istruiti stanno effettivamente prendendo decisioni peggiori rispetto a quelli di gran lunga meno istruiti, e stanno mettendo a rischio i figli di tutti.
L’ignoranza, anzi, fa tendenza e alcuni americani ora sfoggiano il loro rifiuto dei pareri degli esperti come un segno distintivo di sofisticazione culturale.

Info:
https://www.glistatigenerali.com/scienze-sociali/la-conoscenza-i-suoi-nemici/
http://www.spazioterzomondo.com/2019/04/recensione-tom-nichols-la-conoscenza-e-i-suoi-nemici-luiss/

Capitalismo/De Benoist

Alain De Benoist – Populismo. La fine della destra e della sinistra – Arianna (2017)

La crescita di una cultura di sinistra di ispirazione edonistico-libertaria (radical chic) ha ugualmente contribuito a separare i partiti di sinistra dagli strati popolari, i quali hanno assistito con stupefazione prima all’emergere, e poi all’insediamento mediatico, di una sinistra mondana e arrogante portata, piu’ che a tutelare gli interessi della classe operaia, a difendere la “omogenitorialita’”, i clandestini, l’“arte contemporanea”, i diritti delle minoranze, il discorso sugli “stereotipi di genere”, il “politicamente corretto”, le fobie corporali e la sorveglianza permanente del comportamento altrui.
Il liberalismo culturale confluiva cosi’ nel liberalismo economico che, al fine di permettere l’espansione senza fine del mercato, cerca di distruggere tutte le forme tradizionali di esistenza, a cominciare dalla famiglia, che e’ una delle ultime isole di resistenza al regno del solo valore commerciale.
Gli eredi del Sessantotto, i quali un tempo gridavano «vietato vietare» e «godere senza ostacoli» (due slogan tipicamente liberali), hanno dal canto loro compreso rapidamente che i loro desideri potevano essere soddisfatti meglio dal capitalismo liberale e sono cosi’ passati senza difficolta’ dal “godere senza ostacoli” al “consumare senza limiti” e dall’utopia della globalizzazione della societa’ senza classi all’utopia della globalizzazione neoliberale.

Info:
https://www.anobii.com/books/Populismo/9788865881897/01e2818c0646349dc7
http://www.opinione.it/cultura/2017/09/13/teodoro-klitsche-de-la-grande_de-benoist-populismo/

Stato/Formenti

Carlo Formenti – La variante populista. Lotta di classe nel neoliberismo – Derive Approdi (2016)

Il mercato non viene piu’ identificato con lo scambio bensi’ con la concorrenza.
Si tratta di un cambiamento epocale, a partire dal quale viene rovesciato l’assunto del liberalismo classico, secondo cui lo Stato doveva astenersi dall’intervenire in economia.
Oggi si chiede viceversa allo Stato di costruire, mantenere e difendere l’ordine della concorrenza contro ogni interferenza (ecco perche’ il super Stato europeo vieta ai singoli Stati nazionali di sovvenzionare direttamente o indirettamente le proprie imprese per proteggerle dalla concorrenza globale) […]
Non a caso Lenin definiva lo Stato il «comitato d’affari della borghesia». Nelle attuali condizioni storiche, tuttavia, nemmeno questa definizione riesce a descrivere la realta’ di un sistema di potere che si fonda su un’integrazione pressoche’ totale fra elite economiche ed elite politiche.
Una realta’ che emerge in modo sfacciatamente evidente in fenomeni come quello che negli Stati Uniti e’ stato battezzato il «sistema delle porte girevoli», vale a dire la pratica per cui i manager di grandi imprese private, banche e societa’ finanziarie (sia sotto le amministrazioni democratiche che sotto quelle repubblicane) rivestono importanti incarichi pubblici o vengono addirittura nominati ministri.
Questi rapporti incestuosi fra economia e politica rispecchiano la convergenza di interessi fra soggetti che condividono gli stessi valori, idee, convinzioni, linguaggi, abitudini e, non di rado, sono legati da relazioni di parentela, amicizia o hanno seguito gli stessi percorsi formativi.

Info:
https://sinistrainrete.info/teoria/9639-alessandro-visalli-la-variante-populista-di-formenti.html
https://www.lacittafutura.it/cultura/la-variante-populista-secondo-formenti