Europa/Zielonka

Jan Zielonka – Disintegrazione. Come salvare l’Europa dall’Unione europea – Laterza (2015)

L’integrazione europea avrebbe innanzitutto dovuto sbarazzarsi della politica di potere. Gli Stati grandi e ricchi non dovevano piu’ angariare quelli piccoli e poveri.
Soprattutto, l’Europa non doveva essere dominata dalla Germania.
Oggi una manciata di paesi a «tripla A» dirige l’Europa con la Germania al posto di guida. L’eguaglianza fra gli Stati membri e’ sparita.
Vengono scritti nuovi trattati che guardano solo ad alcuni Stati, crescono le interferenze esterne e arbitrarie negli affari interni e le politiche vertono eminentemente sulle sanzioni, invece che su aiuti e incentivi.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/recensione-a-disintegrazione-di-jan-zielonka/
https://www.notiziegeopolitiche.net/recensione-a-jan-zielonka-disintegrazione-come-salvare-leuropa-dallunione-europea/
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&task=schedalibro&isbn=9788858120460&Itemid=97

Geoeconomia/de Grossouvre

Henri De Grossouvre – Parigi, Berlino, Mosca. Geopolitica dell’indipendenza europea – Fazi (2004)

Le guerre condotte dagli Stati Uniti dopo la caduta dell’URSS sono tutte determinate dai tracciati degli oleodotti e dei gasdotti; e tuttavia le operazioni militari americane sono presentate come crociate per la democrazia e i diritti umani […] La guerra e’ un’attivita’ condotta da uno Stato contro un altro Stato.
La strategia consiste nel dissimulare gli interessi del dominio americano rivestendoli di buoni sentimenti e nel diluire le operazioni militari in coalizioni le piu’ larghe possibili. Cosi’ non si parla di guerra degli Stati Uniti contro l’Iraq, ma di guerra del Golfo, ne’ di guerra degli Stati Uniti contro l’Afghanistan dei talebani, ma di guerra contro il terrorismo.

Info:
http://www.archiviostorico.info/Rubriche/Librieriviste/recensioni/parigiberlinomosca.htm
http://www.caffeeuropa.it/pensareeuropa/259gollismo.html

Finanziarizzazione/Mazzucato

Mariana Mazzucato – Il valore di tutto – Laterza (2018)

Sembra che alle banche commerciali sia stata a tutti gli effetti concessa una licenza per stampare moneta, grazie alla loro abilita’ di creare denaro nel processo di prestito, e di prestarlo a tassi di interesse più elevati di quelli che pagano per prenderlo a prestito.
Ma il prestito rimane una fonte rischiosa di profitto, se quelli a cui si presta non restituiscono il denaro. E poiche’ le banche possono dare in prestito solo se le famiglie o le imprese desiderano prendere a prestito, e’ una fonte di profitto estremamente prociclica, che sale e scende assieme al livello delle attivita’ d’investimento.
Percio’, sin dal principio, i banchieri commerciali hanno cercato di fare di piu’ con il denaro che creavano – e con gli ulteriori fondi che ricevono dai depositanti – oltre a prestarlo ad eventuali mutuatari. Hanno adocchiato il redditizio mondo dei mercati finanziari – la compravendita di azioni e obbligazioni, per conto dei clienti e per proprio conto – come una fonte ulteriore di profitto.

Info:
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858127841
https://www.anobii.com/books/Il_valore_di_tutto/9788858127841/01dd6d24ba48fe41d4
https://www.pandorarivista.it/articoli/valore-di-tutto-mariana-mazzucato/

Economia di mercato/Castronovo

Valerio Castronovo – Le rivoluzioni del capitalismo – Laterza (2007)

Quel che e’ avvenuto negli ultimi anni ha modificato profondamente il quadro di riferimento delle economie piu’ avanzate e, di conseguenza, anche la natura e i termini dei loro rapporti con i paesi in via di sviluppo.
La sempre piu’ accesa competizione su scala mondiale ha determinato il decentramento di una quota consistente di attivita’ produttive e di investimenti diretti, dai paesi piu’ avanzati caratterizzati tanto da una maggior rigidita’ del mercato del lavoro quanto da una piu’ accentuata dinamica salariale, verso alcune aree periferiche a piu’ basso costo del lavoro dove e’ possibile inoltre utilizzare in modo assai piu’ duttile e prolungato, per l’assenza di vincoli sindacali, sia le prestazioni della manodopera che le potenzialita’ degli impianti, e far conto talora su particolari esenzioni in materia fiscale […]
Si e’ venuta cosi’ formando una sorta di economia transnazionale. Insieme ai capitali, anche i processi produttivi da qualche tempo non conoscono piu’ frontiere. […]
Si calcola che in parecchie regioni (come, per esempio, in India, Cina o Malaysia) il costo del lavoro sia da otto a dieci volte inferiore a quello corrente nei principali paesi dell’Europa occidentale e nel nord America. In piu’ c’e’ da considerare la convenienza a impiantare dei propri complessi in territori dove si vanno delineando, per via di una notevole massa di domanda ancora insoddisfatta, rilevanti prospettive di allargamento del mercato. In queste aree, infatti, si registrano oggi i piu’ intensi saggi di incremento nella commercializzazione di beni di consumo durevoli rispetto ai paesi ricchi dove invece essi procedono piu’ a rilento o si scontrano con livelli progressivi di saturazione.

Info:
https://www.anobii.com/books/Le_rivoluzioni_del_capitalismo/9788842047797/01e9a8dbdfb75d1edf

Populismo/Mounk

Yascha Mounk – Popolo vs. Democrazia. Dalla cittadinanza alla dittatura elettorale – Feltrinelli (2018)

Gli italiani avevano provato la tecnocrazia apartitica.
Avevano provato a restituire il potere a un rappresentante tradizionale del centrosinistra.
Avevano provato un giovane rottamatore di ideologia moderata che prometteva di riformare il sistema anziche’ distruggerlo.
Con insolita rapidita’, l’opinione pubblica aveva gettato alle ortiche tutte e tre le opzioni. Quando gli italiani sono stati chiamati di nuovo alle urne, la riserva di speranza era ridotta al lumicino.
E cosi’ si sono comportati esattamente come hanno fatto negli ultimi anni gli elettori di tanti altri paesi che avevano perso le speranze: hanno dato fiducia a una variegata combriccola di populisti.

Info:
https://www.linkiesta.it/it/article/2018/05/12/yascha-mounk-il-populismo-fa-paura-ma-nel-lungo-periodo-la-democrazia-/38075/

Capitalismo/Crouch

Colin Crouch – Il potere dei giganti. Perche’ la crisi non ha sconfitto il neoliberismo – Lsterza (2014)

[Il] neoliberismo ha conquistato il predominio trionfando su quella che era stata – in alcuni, ma non in tutti i paesi del mondo sviluppato – una stagione trentennale di riduzione delle disparita’ sociali ed economiche e di crescente attenzione a bisogni sociali e obiettivi collettivi basate soprattutto sull’intervento dello Stato nazionale democratico.
A livello politico, la vittoria del neoliberismo si tradusse nella sconfitta storica del centrosinistra sul piano sia delle idee che della forza organizzativa, e nella vittoria della destra e della sua preferenza per le individualita’ forti, ricche e potenti, contro qualsiasi idea di interesse collettivo che andasse al di la’ del semplice mantenimento dell’ordine […]
Che cosa rimaneva di quella che si era abituati a chiamare “sinistra? […]
[La] recente debacle bancaria e finanziaria ha messo a sua volta in crisi il modello neoliberista.
Come tutti i modelli, anche il neoliberismo si sta esaurendo […] La crisi finanziaria ha effettivamente frenato il restringimento del ruolo dello Stato promosso dal neoliberismo, diffondendo la convinzione che la deregolamentazione del settore finanziario fosse andata troppo in la’ […]
Comincia ad aver senso chiedersi: “Che cosa rimane della destra?

Finanziarizzazione/Gila

Paolo Gila – Capitalesimo. Il ritorno del feudalesimo nell’economia mondiale – Bollati Boringhieri (2013)

L’idea della microfinanza non ha in se’ alcuna colpa. Anzi. Piuttosto e’ l’uso distorto e irresponsabile che alcuni operatori hanno fatto di questo strumento a gettare un’ombra sulla sua diffusione e sull’aumento della poverta’ e dell’indebitamento tra le famiglie nullatenenti delle aree più povere del pianeta. […] A battere le mani all’idea di Yunus, in prima fila, c’erano soprattutto i neoliberisti della comunita’ di sviluppo internazionale, perche’, […] celebrando l’auto-aiuto e l’imprenditoria individuale […] si vengono a screditare implicitamente tutte le forme di iniziativa collettiva come i sindacati, le associazioni di categoria, i movimenti sociali, le cooperative, la spesa sociale, le visioni politiche di sviluppo a favore dei poveri e, soprattutto, i movimenti collettivi tesi ad assicurare una piu’ equa redistribuzione della ricchezza e del potere. […] La microfinanza sarebbe cosi’ diventata il business per gli utenti di basso profilo.
Potremmo dire il modello low cost dei prestiti. […]
[Ma] la vera ricchezza si crea dalla terra, dal lavoro e dalla produzione. La pretesa che possa essere ancora una volta la finanza, pur sotto la veste del microprestito, a creare la ricchezza e’ un mito da sfatare.

Info:
http://www.spazioterzomondo.com/2013/04/recensione-paolo-gila-capitalesimo-bollati-boringhieri/
https://www.sololibri.net/Capitalesimo-Paolo-Gila.html

Capitalismo/Srniceck

Nick Srniceck, Alex Williams – Inventare il futuro – Produzioni Nero (2018)

Gli imperativi del neoliberismo spingono [tutti] verso un continuo processo di automiglioramento in ogni aspetto della propria esistenza: la formazione permanente, l’onnipresente necessita’ di essere costantemente pronti a qualsivoglia impiego e il perenne bisogno di sapersi reinventare, sono tutti elementi che delineano la nuova soggettivita’ neoliberale.
Il soggetto competitivo cammina inoltre sulla linea che separa il pubblico dal privato, dal momento che la nostra vita personale e’ schiava delle logiche della competizione tanto quanto la nostra vita professionale: in una condizione del genere, sorprende poco il proliferare di una tensione diffusa a tutti gli strati della societa’.
La societa’ neoliberale ha in effetti esacerbato la diffusione di una lunga serie di psicopatologie: stress, ansia, depressione e disturbi dell’attenzione sono le sempre piu’ comuni reazioni psicologiche al mondo che ci circonda.

Info:
https://www.anobii.com/books/Inventare_il_futuro/9788880560098/01b82e055beaceae9c
http://www.exasilofilangieri.it/presentazione-del-libro-inventare-futuro-un-mondo-senza-lavoro-n-srnicek-williams/

Capitalismo/Harvey

David Harvey – Diciassette contraddizioni e la fine del capitalismo – Feltrinelli (2014)

La filantropia sta diventando un business enorme (con 9,4 milioni di occupati che distribuiscono 316 miliardi di dollari nei soli Stati Uniti), ma le disuguaglianze globali continuano a crescere a spirale, fuori controllo “e altre vite e comunita’ vengono distrutte dal sistema che crea immense quantita’ di ricchezza per i pochi”.
La filantropia diventa una forma di “lavaggio della coscienza” che semplicemente “consente ai ricchi di dormire meglio la notte, mentre altri ricevono quel tanto che basta a impedire alla pentola di traboccare. Quasi ogni volta che qualcuno si sente meglio facendo del bene, dall’altra parte del mondo (o della strada) qualcun altro e’ ulteriormente incatenato a un sistema che non permettera’ il vero sviluppo della sua natura o la possibilita’ di vivere una vita felice e realizzata”

Info:
https://www.anobii.com/books/Diciassette_contraddizioni_e_la_fine_del_capitalismo/9788807105098/01fd0894dd446aabd4
https://www.sinistrainrete.info/crisi-mondiale/3569-david-harvey-qdiciassette-contraddizioni-e-la-fine-del-capitalismoq.html

Stato/Harvey

David Harvey – Breve storia del neoliberismo – il Saggiatore (2007)

Secondo la teoria, lo stato neoliberista dovrebbe favorire in modo precipuo il diritto individuale alla proprieta’ privata, il primato della legalita’, l’istituzione di mercati in grado di funzionare liberamente e il libero scambio […]
Il rispetto dei contratti e i diritti individuali alla liberta’ d’azione, di espressione e di scelta devono essere protetti.
Lo stato deve dunque utilizzare il suo monopolio degli strumenti di coercizione violenta per tutelare queste liberta’ a tutti i costi. Per estensione, la liberta’ delle imprese commerciali e delle grandi aziende (che dal punto di vista legale sono considerate come individui) di operare all’interno della struttura istituzionale di liberi mercati e libero scambio e’ considerata un bene fondamentale.
L’impresa privata e l’iniziativa imprenditoriale sono ritenute fondamentali per l’innovazione e la creazione di ricchezza.
I diritti di proprieta’ intellettuale sono tutelati (per esempio tramite brevetti) in modo da incoraggiare i cambiamenti tecnologici.
Il continuo aumento della produttivita’ dovrebbe dunque garantire a tutti un livello di vita più alto […]
Ma non tutto va per il meglio nello stato neoliberista, ed e’ per questo che esso appare come una forma politica transitoria o instabile. Al cuore del problema c’e’ una disparita’ rapidamente crescente tra gli scopi pubblici dichiarati del neoliberismo (il benessere di tutti) e i suoi risultati effettivi (la restaurazione del potere di classe).
Ma al di la’ di questo c’e’ un’intera serie di contraddizioni piu’ specifiche che e’ opportuno evidenziare.
1. Da una parte ci si aspetta che lo stato neoliberista rimanga in disparte, limitandosi a predisporre l’ambiente piu’ idoneo per le funzioni del mercato, ma dall’altra si vuole che sia interventista per creare un clima favorevole all’attivita’ economica e che si comporti come un’entita’ competitiva nelle politiche globali.
In quest’ultimo ruolo deve funzionare come un’azienda collettiva, e cio’ pone il problema di come garantirsi la fedelta’ dei cittadini. Il nazionalismo e’ una risposta ovvia, ma e’ profondamente antagonistico rispetto al programma neoliberista
2.L’autoritarismo nell’imposizione del mercato mal s’accorda con gli ideali di liberta’ individuali. Piu’ il neoliberismo volge il timone verso il primo, piu’ gli diventa difficile mantenere la sua legittimita’ rispetto ai secondi e piu’ e’ costretto a rivelare i propri toni antidemocratici.
A questa contraddizione si accompagna una crescente mancanza di simmetria nella relazione di potere tra grandi aziende e individui comuni
3. Anche se puo’ risultare cruciale per preservare l’integrita’ del sistema finanziario, l’individualismo irresponsabile e autocelebrativo di coloro che operano al suo interno produce volatilita’ speculativa, scandali finanziari e instabilita’ cronica
4. Si mettono al primo posto le virtu’ della competizione, ma la realta’ e’ il crescente consolidamento del potere oligopolistico, monopolistico e transnazionale all’interno di poche, grandi aziende multinazionali.
A livello popolare, la spinta verso la liberta’ di mercato e la trasformazione di ogni cosa in merce puo’ facilmente impazzire e produrre incoerenza sociale. La distruzione delle forme di solidarieta’ sociale e, come ha suggerito la Thatcher, anche dell’idea stessa di societa’ in quanto tale, lascia un vuoto crescente nell’ordine sociale. Diventa allora particolarmente difficile combattere l’anomia e controllare i comportamenti antisociali che ne conseguono, come criminalita’, pornografia o virtuale riduzione in schiavitu’ di altri.

Info:
https://www.anobii.com/books/Breve_storia_del_neoliberismo/9788842813767/018355f59cc01714a4
https://www.sinistrainrete.info/neoliberismo/12763-jason-hickel-breve-storia-del-neoliberismo-con-alcuni-antidoti.html