Populismo/Zielonka

Jan Zielonka – Contro-rivoluzione. La disfatta dell’Europa liberale – Laterza (2018)

Da Washington a Varsavia, Atene e Berlino, i politici anti-establishment continuano ad avanzare a spese dei politici di centro-sinistra e di centro-destra.
Questa e’ la nuova normalita’, e l’Italia, con le votazioni del 4 marzo 2018, non ha fatto che confermare in maniera abbastanza spettacolare una tendenza generale. Ancora una volta gli italiani si sono dimostrati maestri del melodramma e del teatro politico.
Ma versioni diverse di questo melodramma vengono rappresentate nei teatri dell’intera Europa […]
Il credo antiliberale si e’ rivelato la piu’ potente arma elettorale, e sicuramente sara’ messo in campo anche in futuro. Probabilmente la sola cosa che il Movimento 5 Stelle e la Lega hanno in comune e’ la loro determinazione a cancellare l’eredita’ liberale. Per tutto il resto, praticamente, sono diversi.
I politici liberali italiani si trovano ora a lottare per
la sopravvivenza; i politici antiliberali, invece, combattono per contendersi i posti di governo.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/contro-rivoluzione-jan-zielonka/
https://ilmiolibro.kataweb.it/recensione/catalogo/440518/chi-ha-lasciato-senza-difese-la-democrazia/
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858129937
http://www.atlanticoquotidiano.it/recensioni/rivoluzione-la-disfatta-delleuropa-liberale-jan-zielonka/
https://ilmiolibro.kataweb.it/recensione/catalogo/440518/chi-ha-lasciato-senza-difese-la-democrazia/

Stato/Montanari

Tomaso Montanari – Privati del patrimonio – Einaudi (2015)

Il mecenatismo va verso la filantropia, mentre la sponsorizzazione va verso la gestione. E «la sponsorizzazione e’ un’azione commerciale, mentre il mecenatismo rientra nelle pratiche della generosita’ » […]
Al contrario della Francia noi abbiamo deciso di puntare – culturalmente, politicamente, legislativamente – sulle azioni commerciali, non sulla generosita’.
Questa scelta sta provocando una crescente mercificazione del patrimonio culturale: un processo che […] ha anche il secondario svantaggio di inibire lo sviluppo di un vero mecenatismo culturale. […]
Ma la conseguenza piu’ seria della scelta italiana e’ stata trasformare la sponsorizzazione nel cavallo di Troia della privatizzazione del patrimonio: una conseguenza attentamente premeditata.
Si e’ scritto «filantropia dei privati» in modo che si leggesse «gestione ai privati»: e il risultato e’ che «la forma attualmente piu’ utilizzata di partecipazione dei soggetti privati nel settore dei beni culturali e’ costituita dai contratti di sponsorizzazione» […]
E’ dunque importante distinguere: un conto e’ chi vuol donare qualcosa alla collettivita’, un conto chi vuole guadagnare associando al proprio marchio un valore immateriale che appartiene alla collettivita’. E invece in Italia facciamo di tutto per confondere le acque. Non solo abbiamo scelto la sponsorizzazione, e non il mecenatismo, ma vorremmo anche piegare quest’ultimo verso il mercato, svuotandolo del suo senso di gratuita generosita’.

Info:
https://www.anobii.com/books/Privati_del_patrimonio/9788806218973/01fa4cfd80281b9647
https://www.huffingtonpost.it/antonella-tarpino/privati-cio-gia-nostro-business-patrimonio-tomaso-montanari_b_6829304.html

Europa/Crouch

Colin Crouch – Identita’ perdute Globalizzazione e nazionalismo – Laterza (2019)

A oggi l’unico parlamento transnazionale che il mondo ha sviluppato e’ il Parlamento dell’Unione Europea.
E’ consuetudine ridicolizzare il Parlamento e il resto della democrazia europea per due ragioni principali: queste istituzioni sono deboli e si sono comportate in modo altamente anti-democratico durante l’eurocrisi.
E’ vero che il Parlamento non si e’ radicato tra i cittadini europei, che la partecipazione alle elezioni e’ bassa e in calo, e che la sua autorita’ e’ limitata.
Eppure possiede poteri reali, che sono aumentati nel corso degli anni, e catalizza l’attenzione dell’opinione pubblica sui principali problemi che riguardano l’Europa.
La sua debolezza non e’ tanto in relazione alla Commissione quanto ai governi nazionali, che affrontano la potenziale sfida alla loro stessa legittimita’ democratica cercando di limitarne la portata.
Mettere in ridicolo i risultati del Parlamento europeo e’ un gesto di sensatezza pari a quello di un adulto che ridicolizza gli sforzi di un bambino che comincia a camminare […]
L’Europa e’ anche l’unica regione del mondo a sviluppare la democrazia in un senso piu’ ampio.
La Corte di giustizia e la CEDU consentono ai cittadini europei di fare qualcosa che non e’ possibile praticamente in nessun’altra parte del mondo: procedere contro i loro governi in tribunali sovranazionali.
La Commissione europea mantiene legami con associazioni di imprese, sindacati, autorita’ regionali e altre istituzioni della societa’ civile, contatti spesso superiori a quelli che alcuni di questi gruppi hanno con i loro governi nazionali.

Info:
https://www.sinistrainrete.info/politica/14268-alessandro-visalli-colin-crouch-identita-perdute-globalizzazione-e-nazionalismo.html
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858134061

Populismo/Formenti

Carlo Formenti – La variante populista. Lotta di classe nel neoliberismo – Derive Approdi (2016)

Questa superstruttura [l’Unione europea] e’ sovrana nella misura in cui e’ in grado di imporre lo stato di eccezione: lo si e’ visto chiaramente nel caso della sospensione della democrazia in Grecia e della conseguente riduzione di quel paese allo stato di semicolonia.
Nessuna «regressione», dunque, ma continuazione in forme nuove e con altri mezzi della vecchia logica imperialista, sovra- nista e guerrafondaia.
L’Europa promuove e partecipa alle guerre, dichiara lo stato di eccezione, espropria i propri membri «indisciplinati» della loro sovranita’ democratica per imporre la sua sovranita’ postdemocratica, opprime e sfrutta le periferie interne, marginalizza le minoranze, espelle ed esclude le masse che vengono da fuori: che senso ha dire che si e’ dentro/contro questa Europa?
Chi accetta di stare dentro, di agire rispettando le regole del sistema, non può essere contro”

Info:
https://sinistrainrete.info/teoria/9639-alessandro-visalli-la-variante-populista-di-formenti.html
https://www.lacittafutura.it/cultura/la-variante-populista-secondo-formenti

Capitalismo/Fazi

Thomas Fazi, Guido Iodice – La battaglia contro l’Europa. Come un’elite ha preso in ostaggio un continente. E come possiamo riprendercelo. – Fazi (2016)

In Europa l’impatto delle politiche neoliberiste (e in particolare della liberalizzazione dei flussi di capitale) sui livelli di disuguaglianza e sui bilanci pubblici e’ stato per certi versi piu’ deleterio che altrove per due motivi: la pratica del dumping fiscale e il proliferare di numerosi paradisi fiscali nel cuore del continente.
Il dumping fiscale e’ una forma di concorrenza fiscale in cui gli Stati europei competono tra di loro nell’abbassare le aliquote sulle imprese e sui redditi alti nel tentativo di attrarre investimenti e capitali, in una folle corsa al ribasso.
E’ uno dei motivi per cui oggi l’UE presenta in media uno dei livelli di tassazione d’impresa piu’ bassi al mondo. Questa pratica permette ad alcune delle piu’ grandi imprese transnazionali del mondo che operano in Europa di pagare ancora meno dell’aliquota media europea, gia’ bassa di suo, attraverso il fenomeno del transfer pricing, una forma di elusione fiscale del tutto legale che permette alle aziende di spostare i profitti verso i paesi a fiscalita’ agevolata – tra cui spiccano l’Irlanda, la Svizzera, l’Olanda e il Lussemburgo –, a prescindere dal paese in cui vendono i loro prodotti […]
Un fenomeno che ha ricadute ancora piu’ pesanti sui conti pubblici: l’evasione fiscale, che e’ a sua volta collegata al problema dei paradisi fiscali.
Secondo la “lista nera” stilata dall’organizzazione britannica Tax Justice Network, esistono settantatre paradisi fiscali al mondo (secondo l’OCSE, gli unici due paradisi fiscali rimasti al mondo sarebbero le due isole-nazioni di Nauru e di Niue). Incredibilmente, tra i venti maggiori paradisi fiscali al mondo, otto di questi – Svizzera, Lussemburgo, Jersey, Germania («destinataria di grossi volumi di flussi illeciti da varie parti del mondo»), Regno Unito, Belgio, Austria e Cipro – si trovano in Europa (e con l’eccezione della Svizzera e di Jersey fanno parte dell’Unione Europea).
Nella lista sono inclusi anche molti altri paesi europei, tra cui l’Irlanda, i Paesi Bassi, l’Italia, la Danimarca, il Portogallo, la Spagna e l’Ungheria […]
Il denaro che i governi europei perdono a causa dell’evasione fiscale e’ superiore a quello che spendono ogni anno per la salute dei loro cittadini.
Ancora piu’ scioccante e’ il fatto che in 16 paesi dell’UE – e nell’UE nel suo complesso – il buco di bilancio imputabile all’economia sommersa e’ superiore al disavanzo pubblico annuale; questo vuol dire che risolvere il problema dell’evasione fiscale sarebbe sufficiente, in teoria, ad azzerare tutti i deficit pubblici dell’Unione […]
Detto in parole semplici, negli ultimi decenni gli Stati hanno rinunciato a tassare i grandi patrimoni – attivamente per mezzo di politiche fiscali antiredistributive o passivamente, tollerando il fenomeno dell’evasione fiscale – e hanno iniziato a chiedere loro in prestito, con il dovuto interesse, i soldi che hanno smesso di chiedere loro sotto forma di imposizione fiscale.
In pratica, il debito pubblico, da strumento di politica economica nell’interesse pubblico, si è trasformato progressivamente in un meccanismo di “welfare al contrario”.

Info:
https://fazieditore.it/catalogo-libri/la-battaglia-contro-leuropa/
https://keynesblog.com/2016/07/08/michele-salvati-recensisce-la-battaglia-contro-leuropa-di-thomas-fazi-e-guido-iodice/

Stato/Zielonka

Jan Zielonka – Contro-rivoluzione. La disfatta dell’Europa liberale – Laterza (2018)

I partiti sono tutt’altro che morti. Possono avere pochi iscritti, e per lo piu’ relativamente anziani, ma dispongono di piu’ potere e risorse che mai.
Il problema e’ che oggi in Europa i fondi per la vita dei partiti arrivano principalmente dallo Stato anziche’ dalle tessere degli iscritti, da donatori privati e da organizzazioni affiliate.
Anche il potere dei partiti deriva piu’ dai regolamenti statali che dal solido radicamento nei propri elettorati.
I partiti non funzionano piu’ da ponte fra lo Stato e la societa’; sono diventati parte della macchina statale, staccati dall’elettorato.
I partiti poggiano in sostanza su canali di comunicazione regolati dallo Stato; utilizzano strutture dello Stato per rimpolpare i ranghi del personale e tenere in piedi la propria organizzazione a corto di uomini; e premiano i loro sostenitori con privilegi e risorse dello Stato.
Cosi’ si spiega perche’ i partiti continuino ad essere ancora vivi e operativi, ma cio’ non li rende rappresentativi.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/contro-rivoluzione-jan-zielonka/
https://ilmiolibro.kataweb.it/recensione/catalogo/440518/chi-ha-lasciato-senza-difese-la-democrazia/
https://www.pandorarivista.it/articoli/contro-rivoluzione-jan-zielonka/3/
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858129937
http://www.atlanticoquotidiano.it/recensioni/rivoluzione-la-disfatta-delleuropa-liberale-jan-zielonka/

 

Europa/Balibar

Etienne Balibar – Crisi e fine dell’Europa? – Bollati Boringhieri (2016)

A che cosa serve, comunque, riflettere e dibattere sul futuro dell’Europa o della sua moneta (da cui diversi grandi Paesi si tengono fuori: la Gran Bretagna, la Polonia, la Svezia), se non si tiene conto delle tendenze reali della globalizzazione?
La crisi finanziaria, se la sua gestione politica rimane fuori della portata dei popoli e dei governi, e’ destinata a produrre una formidabile accelerazione delle tendenze in atto.
Di che cosa si tratta?
In primo luogo, del passaggio da una forma di concorrenza a un’altra: da quella tra capitalismi produttivi a quella tra territori nazionali, nella quale ciascun protagonista, a colpi di esenzioni fiscali e di abbassamento del valore del lavoro, tenta di attirare maggiori capitali liquidi del proprio vicino.
E’ evidente che l’avvenire politico, sociale e culturale dell’Europa, e dei Paesi che la compongono, dipende da questo: sapere se l’Europa costituisce un meccanismo di solidarieta’ e di difesa collettiva dei suoi popoli contro il rischio sistemico oppure, al contrario (sotto l’impulso di alcuni Stati, momentaneamente dominanti, e della loro opinione pubblica), un quadro giuridico per intensificare la concorrenza tra i suoi membri e tra i suoi cittadini.

Info:
https://www.illibraio.it/libri/etienne-balibar-crisi-e-fine-delleuropa-9788833928449/
https://www.lindiceonline.com/osservatorio/economia-e-politica/balibar-crisi-europa-ordoliberale/
https://www.sinistrainrete.info/politica/9646-etienne-balibar-populismo-e-contro-populismo-nello-specchio-americano.html

Economia di mercato/Reich

Robert B. Reich – Come salvare il capitalismo – Fazi (2015)

Amministratori delegati, gestori di hedge fund, banchieri d’investimento, trader “ad alta frequenza”, lobbisti e avvocati commerciali di alto livello […] il lavoro che svolgono in gran parte si riduce a prendere del denaro da una serie di tasche per metterlo in altre, in una crescente attivita’ a somma zero. Per esempio, i trader ad alta frequenza approfittano delle informazioni che ricevono una frazione di secondo prima di altri operatori e cio’ significa investimenti sempre piu’ cospicui in sistemi elettronici che gli diano questo esile vantaggio.
Allo stesso modo, squadre di avvocati commerciali vengono pagate somme ingenti dai clienti perche’ squadre di altri avvocati commerciali dell’altra parte sono pagate per attaccarli e difendere i propri clienti.
Questi professionisti non producono scoperte capaci di trasformare la societa’ né creano opere d’arte che arricchiscano e migliorino la coscienza umana.
Le loro innovazioni sono finanziarie e tattiche: trovare nuovi modi per spremere piu’ soldi da una determinata serie di attivita’, compresi i dipendenti, o per espropriare gli asset e i redditi di altre persone.

Info:
https://www.artapartofculture.net/2015/09/24/come-salvare-il-capitalismo-robert-reich-racconta-le-difficili-dinamiche-delleconomia/
https://www.criticaletteraria.org/2015/12/reich-come-salvare-il-capitalismo-fazi.html

Populismo/De Benoist

Alain De Benoist – Populismo. La fine della destra e della sinistra – Arianna (2017)

Miseria, indigenza, sensazione di abbandono. Tutto cio’ spiega anche l’ampiezza della crisi.
Come all’epoca dei Cahiers de doleance, il popolo ha la sensazione di non essere piu’ rappresentato da delle elite che, senza distinzioni, formano una casta «dagli interessi separati e contraddittori con quelli della popolazione» […]
Ha la sensazione che la sua situazione sociale continui a deteriorarsi, che l’epoca del pieno impiego sia definitivamente passata e che l’avvenire sara’ ancora peggiore.
Ha la sensazione che i valori cui aderisce siano oggi derisi o disprezzati.
Ha la sensazione che il suo stile di vita sia minacciato dalla presenza, sul suolo nazionale, di una popolazione dai costumi differenti che percepisce come estranea, se non ostile.
Ha la sensazione che i poteri pubblici abbiano abdicato ad ogni sovranita’ e che l’Unione europea, lungi dal proteggerlo contro gli effetti della globalizzazione, costituisca un progetto antisociale che contribuisce anch’esso ad aggravare l’insicurezza economica e culturale.
Settori sempre piu’ grandi del popolo si sentono esclusi, incompresi, disprezzati, dimenticati. Hanno l’impressione di essere divenuti inesistenti, di essere superflui, di essere “di troppo”. Non sopportano piu’ le formule rituali e i mantra del “politicamente corretto”, strumento delle leghe neopuritane e dello Stato interventista, igienico e punitivo. Non sopportano piu’ di sentirsi dire che i loro timori sono vani e le minacce illusorie, che stiamo vivendo una “globalizzazione felice”, che l’immigrazione e’ una “risorsa”.

Info:
https://www.anobii.com/books/Populismo/9788865881897/01e2818c0646349dc7
http://www.opinione.it/cultura/2017/09/13/teodoro-klitsche-de-la-grande_de-benoist-populismo/

Capitalismo/Crouch

Colin Crouch – Idetita’ perdute. Globalizzazione e nazionalismo – Laterza (2019)

Sebbene l’opposizione alla globalizzazione provenga  da ogni angolo dello spettro politico, la sua leadership e’ fermamente nelle mani della destra tradizionalista e nazionalista.
Questo e’ interessante. La globalizzazione economica e’ principalmente un progetto del neoliberismo, che per diversi decenni e’ stata l’ideologia dominante della destra moderna. Significa questo che la politica e’ diventata uno scontro tra fazioni interne alla destra e che la sinistra non ha più nulla da dire? O che le differenze tra sinistra e destra perdono di valore nella lotta sulla globalizzazione? […]
Le tesi della sinistra contro la globalizzazione sono abbastanza comprensibili nei loro termini. Sono, a grandi linee, le seguenti: 1. La globalizzazione permette al capitalismo di distruggere i meccanismi di governo capaci di contenere quegli eccessi che causano poverta’ e disuguaglianza e portano a trascurare i bisogni collettivi.
2. Il livello piu’ alto di governance sul quale la democrazia ha potuto insediarsi e’ lo Stato-nazione. Dunque, non appena un fenomeno supera quel livello, esce dal raggio d’azione della democrazia e cade sotto il solo controllo delle elites capitaliste che dominano lo spazio transnazionale.
3. Lo Stato-nazione non e’ solo un livello della democrazia in senso formale, ma e’ anche un’entita’ con cui la maggior parte dei lavoratori si identificano e alla quale sono disposti ad affidarsi […]
4. Il welfare state, in particolare, e’ stato una costruzione nazionale che attingeva alla solidarieta’ che unisce fra loro i membri di una nazione, membri cioe’ di una comunita’ condivisa […]
5. E’ interessante, in effetti, notare che le forme piu’ forti di welfare state si sono sviluppate nei paesi nordici in una fase in cui erano fortemente omogenei sul piano etnico e culturale, e che la loro disgregazione negli ultimi anni e’ stata associata all’arrivo di un largo numero di immigranti e richiedenti asilo, per lo piu’ da culture islamiche […] Sembra esserci una relazione inversa tra un forte Stato sociale e un multiculturalismo liberale; e se cosi’ e’, la sinistra farebbe bene ad abbandonare quest’ultimo il più rapidamente possibile […] Dato che la globalizzazione e il multiculturalismo sono nocivi per un progetto socialdemocratico, e’ necessaria una svolta che preveda tutela economica e controlli sui movimenti di capitale, nonche’ severe restrizioni all’immigrazione. Per i paesi europei cio’ rappresenta un grosso freno, se non la rinuncia completa, al processo d’integrazione europea – che soprattutto in anni recenti ha significato integrazione in termini neoliberali.

Info:
https://www.sinistrainrete.info/politica/14268-alessandro-visalli-colin-crouch-identita-perdute-globalizzazione-e-nazionalismo.html
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858134061