Stato/Marsili

Lorenzo Marsili, Yanis Varoufakis – Il terzo spazio. Oltre establishment e populismo – Laterza (2017)

Le privatizzazioni sono un simbolo chiave della perdita di sovranita’ popolare e della resa dello Stato a governare l’economia a favore di una maggioranza.
In alcuni casi, poi, diventano una forma di rendita garantita per azionisti: succede quando si tratta di aziende che operano in settori regolati e naturalmente monopolistici.
Privatizzazioni, queste, che hanno creato una nuova categoria di imprenditori rentier che estraggono valore da aziende ex pubbliche protette senza fare nessun investimento.
E’ ovvio che le privatizzazioni vadano immediatamente fermate e, dove possibile, invertite.
Ma si deve fare di piu’. Perche’ il punto non e’ nazionalizzare ma democratizzare il sistema economico.
Negli ultimi trent’anni si e’ esteso a dismisura quello shareholder capitalism, il capitalismo dell’azionista, che ha fatto dell’aumento dei dividendi l’unico fine aziendale, anche e soprattutto a scapito dei lavoratori, dell’impatto sociale e ambientale.
Molto spesso questo avviene attraverso un aumento fittizio del valore azionario con processi quali il buyback, l’utilizzo dei profitti aziendali per l’acquisto di azioni proprie invece che per investimenti.

Info:
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858128282
http://www.minimaetmoralia.it/wp/terzo-spazio-intervista-yanis-varoufakis/

Capitalismo/Harvey

David Harvey – L’enigma del capitale e il prezzo della sua sopravvivenza – Feltrinelli (2011)

L’importanza dell’illimitatezza del potere del denaro non potra’ mai essere sottolineata abbastanza.
I gestori dei maggiori hedge fund di New York nel 2005 hanno rastrellato 250 milioni di dollari a testa in compensi individuali; nel 2006 il principale gestore ha guadagnato 1,7 miliardi di dollari, e nel 2007, un anno disastroso per la finanza globale, cinque di loro (incluso George Soros) hanno realizzato circa 3 miliardi di dollari ciascuno.
Ecco cosa intendo quando affermo che il denaro e’ una forma di potere sociale illimitato […]
Non c’e’ un limite intrinseco ai miliardi di dollari che il singolo individuo puo’ accumulare.
L’illimitatezza del denaro, e l’inevitabile desiderio di impossessarsi del potere sociale che questo conferisce, creano una vasta gamma di incentivi sociali e politici ad accumularne quantita’ sempre maggiori; e una maniera essenziale di ottenere sempre piu’ denaro e’ quella di reinvestire parte dell’eccedenza di fondi guadagnati ieri per generare altra eccedenza domani […]
Il denaro e’ una forma di potere sociale di cui ci si puo’ appropriare e che, per di piu’, non presenta un limite intrinseco, a differenza della quantita’ di terreni che si possono possedere o alla quantita’ di risorse fisiche che si possono controllare.

Info:
http://www.spazioterzomondo.com/2012/05/recensione-david-harvey-l%E2%80%99enigma-del-capitale-e-il-prezzo-della-sua-sopravvivenza-feltrinelli/
http://contropiano.org/contropianoorg/aerosol/vetrina-pubblicazioni/2011/07/05/l-enigma-del-capitale-e-il-prezzo-della-sua-sopravvivenza-02315
http://www.millepiani.org/recensioni/l-enigma-del-capitale-e-il-prezzo-della-sua-sopravvivenza

Europa/Sassoon

Donald Sassoon – Sintomi morbosi. Nella nostra storia di ieri i segnali della crisi di oggi – Garzanti (2019)

L’idea di un codice unico di principi e valori da potersi definire «europei» e’ esistita solo nell’immaginazione di certi intellettuali come programma per il futuro, ma non e’ una realta’.
Non sono esistiti valori comuni ne’ in Francia ne’ in Gran Bretagna ne’ in Italia, nemmeno durante il rinascimento o l’illuminismo. Eppure in molti invocano gli antichi «valori» della tradizione.
L’idea dei «valori comuni europei» e’ invece molto recente, nasce nel XVIII secolo.
L’idea di «unita’ europea» e’ ancora piu’ recente. Poco piu’ di centocinquant’anni fa l’Italia era in via di unificazione, come anche la Germania. Nessuno parlava di un’Europa unita, nemmeno Giuseppe Mazzini, fondatore della Giovine Europa, che immaginava un’Europa unita solo quando si fosse costituito ciascuno stato nazionale […]
L’Europa era talmente divisa che quando gli europei pensavano alle guerre pensavano a guerre da combattere contro altri europei.
Alla fine del XIX secolo i britannici e i francesi erano preoccupati dei tedeschi, gli italiani degli austriaci, i polacchi dei tedeschi, i popoli balcanici gli uni degli altri, gli ottomani dell’Europa, e i russi… i russi erano preoccupati piu’ o meno di tutti, come lo sono adesso.
Lungi dall’unirsi, gli europei si preparavano alla peggiore guerra intestina della loro storia, peggio della guerra dei Cent’anni, peggio di quella dei Trent’anni, peggio di quelle napoleoniche. Poco piu’ di un secolo fa la prima guerra mondiale(chiamata mondiale, ma combattuta prevalentemente in Europa) distrusse la possibilita’ di una supremazia globale europea. Alla fine della guerra i piu’ sa- gaci tra gli europei compresero che il loro continente non era piu’ il centro dell’universo. Ma molti europei continuarono a coltivare le loro illusioni per tutti gli anni Venti e Trenta. Ci sono ancora francesi e inglesi che continuano a comportarsi come se avessero degli imperi. […]
La seconda guerra mondiale ha aggiunto altri cinquanta milioni di morti ai venti della prima e completo’ il compito di portare l’Europa dal centro del mondo alla sua periferia. Nei vent’anni successivi alla fine della seconda guerra mondiale
i francesi e i britannici hanno perduto i loro imperi.
L’Europa stessa fu divisa fra Est e Ovest. La Germania fu affettata in due e tale e’ rimasta fino al 1990.

Info:
https://www.ilpost.it/2019/03/05/sintomi-di-crisi-donald-sassoon-circolo-dei-lettori/
https://left.it/2019/08/30/donald-sassoon-quei-sintomi-morbosi-che-salvini-alimenta/

Populismo/Salmon

Christian Salmon – Fake. Come la politica mondiale ha divorato se stessa – Laterza (2020)

Steve Bannon […] che gioca a fare il “Thomas Cromwell alla corte dei Tudor” quando non si autoproclama “leninista”. Dopo la sua estromissione dalla Casa Bianca, nell’agosto 2017, ha deciso di esportare la sua rivoluzione nazionalista in Europa, a cominciare dall’Italia […]
Con Bannon e Trump si ha il trionfo di Twitter, dell’estetica della “telerealta’” e della strategia dei big data […]
Non si tratta solo di una deregulation dell’informazione, ma anche della disintegrazione di ogni spazio deliberativo inerente a ogni democrazia.
Nello spazio postdemocratico cosi’ come e’ venuto realizzandosi, l’agora’ si e’ svuotata, e le fake news risplendono grazie al web e allo spegnimento delle stelle della democrazia.
Poco tempo prima l’agora’ era costituita da istituzioni come il Parlamento o la stampa, era il luogo delle mediazioni che organizzavano il dibattito, la discussione democratica: luoghi astratti o in muratura, con le loro sedi pubbliche dove si ascoltava, in un determinato ordine, quello che gli uni e gli altri avevano da dire.
L’agora’ istituita, tradizionale, forniva lo spazio dove la discussione potesse svolgersi perche’ emergessero chiaramente un consenso e un dissenso, e in modo che cio’ fosse noto a tutti: delle news condivise.
L’irradiazione delle fake news e’ il segno paradossale dell’estinzione di quelle mediazioni che organizzano la discussione democratica.
Lo splendore postumo del sistema democratico […]
All’accumulazione primitiva del capitalismo industriale si e’ sostituita l’agitazione primitiva del capitalismo finanziario.
Lo stesso e’ avvenuto nell’economia del discorso, dove la volatilita’ degli enunciati prevale sulla loro validita’.
La produzione degli enunciati non intende produrre o condividere nuove conoscenze, ma accelerare la velocita’
degli scambi, intensificare la loro circolazione. Si tratta di creare l’impulso primitivo che inneschera’ una reazione a catena, mettera’ in movimento un’accumulazione di likes o di retweets poi notati e ripresi dalle macchine di Google, creando allora un autentico vortice mediatico simile a un fenomenale aspiratore capace di attirare e inghiottire istantaneamente l’attenzione di migliaia di internauti…
Da qui il successo dei discorsi improntati all’odio, per i quali ci si allarma in nome di non si sa quale morale, ma che hanno a che fare con la razionalita’ dei mercati finanziari e quella delle reti sociali. Queste due razionalita’ sono funzionali alla trasgressione in una sorta di spirale, provocano non empatia ma antipatia, non appartenenza ma divisione, non continuita’ ma rottura…

Info:
https://www.laterza.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2371:christian-salmon-fake-come-la-politica-mondiale-ha-divorato-se-stessa&catid=40:primopiano
https://www.pandorarivista.it/pandora-piu/fake-di-christian-salmon/
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858139653

Lavoro/Bauman

Zygmunt Bauman – Lavoro, consumismo e nuove poverta’ – Citta’ Aperta (2004)

La flessibilita’ e’ diventata la nuova parola d’ordine, che sta a significare vivere nell’incertezza con poche regole, che possono per giunta essere cambiate unilateralmente durante il gioco.
Su queste sabbie mobili non si puo’ certo costruire nulla di duraturo. E la prospettiva di fondare sul lavoro un’identita’ permanente e’ semplicemente esclusa per la stragrande maggioranza delle persone (salvo forse, almeno per il momento, nel caso di quei pochi che svolgono attivita’ altamente qualificate e privilegiate).
Cio’ non di meno, questo grande cambiamento non e’ stato vissuto come uno sconquasso o una minaccia proprio perche’ comporta una ridefinizione dell’identita’ individuale sganciata ormai da ogni ancoraggio alle vecchie attivita’ professionali[…]
Le tendenze oggi in atto in tutto il mondo spingono le economie verso la produzione di beni e servizi effimeri, destinati a breve vita, in un quadro generale di precarieta’ dove prevale il lavoro interinale, flessibile e a tempo parziale.
Al pari dell’attuale mercato del lavoro, qualunque modello di vita prescelto non deve essere duraturo, bensi’ variabile in breve tempo o senza preavviso e aperto a tutte le opzioni o quasi.
Il futuro e’ destinato a riservarci molte sorprese.

Info:
http://www.inattuale.paolocalabro.info/2009/04/z-bauman-lavoro-consumismo-nuove.html

Geoeconomia/Castagnoli

Adriana Castagnoli – Il lungo addio. La fine dell’alleanza tra Europa e Stati Uniti – Laterza (2019)

Il 2018 sara’ ricordato nei libri di storia per una lacerazione difficilmente sanabile fra Washington e i suoi alleati malgrado alcuni tentativi di ricucirla.
La guerra dei dazi voluta da Trump dapprima contro la Cina ma ben presto allargata a colpire l’UE (con tariffe al 25% sull’import di acciaio, al 15% sull’alluminio e quelli – al momento – annunciati al 25% sull’auto), nonche’ le sanzioni contro le imprese e le banche europee che continuano a fare affari con l’Iran dopo l’uscita degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare sono decisioni che rivelano un esercizio unilaterale e arrogante del potere, innanzitutto nei confronti degli alleati. Sia nella decisione di trasferire l’ambasciata americana in Israele a Gerusalemme sia nel ritiro dall’accordo sul nucleare con Teheran, l’America ha agito senza i partner europei […]
L’aggressivo unilateralismo di Trump, a meno di improvvisi ripensamenti, sta scavando un solco incolmabile fra Washington e l’Europa, sospinta cosi’ anche a rafforzare i rapporti d’interesse con la Russia di Putin che, giocando sul tavolo occidentale e su quello asiatico, cerca di non farsi schiacciare dalla potenza cinese.
I costi di questa divisione, seppure non nell’immediato, saranno altresi’ elevati per gli USA perche’ l’allentamento dei legami con gli alleati, accelerando la frammentazione dell’Occidente, finira’ con indebolire le stesse basi del potere americano.
La riproposizione del progetto di un esercito europeo, che langue da decenni, rilanciata con forza da Macron e sostenuta da Merkel in novembre, e’ anche una presa d’atto della distanza che ormai separa Washington da Bruxelles.

Info:
https://www.letture.org/il-lungo-addio-la-fine-dell-alleanza-tra europa-e-stati-uniti-adriana-castagnoli
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858135204

Finanziarizzazione/Canfora

Luciano Canfora, Gustavo Zagrebelsky – La maschera democratica dell’oligarchia – Laterza (2015)

Vorrei richiamare l’attenzione su questo punto, che secondo me e’ il segno piu’ caratteristico dell’epoca in cui viviamo.
In altri tempi, si poteva dire che potere e denaro fossero mezzi, non fini.
La politica serviva ad altre cose, per esempio a rovesciare i rapporti di classe o a equilibrarli, a promuovere la cultura, ad alleanze e guerre di espansione, alla conquista di altri paesi e alla «civilizzazione» del proprio o di altri popoli.
Il denaro, a sua volta, veniva considerato uno strumento, per cose buone o per cose cattive, ma in ogni caso era finalizzato a qualcos’altro; gli Stati drenavano denaro con il prelievo tributario per fare guerre, per espandere i confini, per la gloria delle case regnanti, per alimentare lo splendore delle corti regie, e cosi’ via.
Il denaro che produce denaro, come accade tipicamente nell’usura, e’ stato nei secoli oggetto di condanna o, almeno, di sospetto.
Ma con la finanziarizzazione dell’economia, per di piu’ in dimensione mondiale, il meccanismo del denaro che produce se stesso, il denaro investito al fine di produrre altro denaro, come nell’albero degli zecchini di Collodi, ha finito d’essere un mezzo ed e’ diventato un fine […]
C’e’ da osservare che – rispetto a tutte le altre possibili materie dell’esperienza umana – denaro e potere hanno questa caratteristica, in qualche modo diabolica: che non bastano mai. La tendenza e’ accumulare all’infinito: accumulare denaro, accumulare potere, finche’ ce n’e’. E quando non ce n’e’ piu’, produrlo per accumularlo.

Info:
http://www.nuovomille.it/cultura-e-societa/la-maschera-democratica-delloligarchia
https://www.gruppolaico.it/2015/09/16/la-maschera-democratica-delloligarchia/
http://tempofertile.blogspot.com/2015/03/luciano-canfora-gustavo-zagrebelsky-la.html

Capitalismo/Fazi

Thomas Fazi, Guido Iodice – La battaglia contro l’Europa. Come un’elite ha preso in ostaggio un continente. E come possiamo riprendercelo – Fazi (2016)

Il movimento Occupy Wall Street, insomma, ha visto giusto: gli stessi processi che hanno portato la ricchezza a concentrarsi nelle mani dell’1 per cento piu’ ricco della societa’ sono alla base della crisi.
Un fenomeno non nuovo e che ha un precedente evidente anche nella crisi del 1929.
Cosa vuol dire cio’? Che se e’ vero che la crisi e’ stata originata dallo scoppio della bolla subprime negli Stati Uniti, le cause strutturali sono pero’ da individuare negli enormi squilibri economici causati da trent’anni di politiche neoliberiste, non certo negli eccessi del settore pubblico.
I dati mostrati fin qui dimostrano chiaramente che il problema in Europa non e’ certo il fatto che “mancano i soldi” – il PIL complessivo dell’UE e’ superiore a quello degli Stati Uniti, e l’Europa e’ da anni la regione con la maggiore quantita’ di ricchezza privata al mondo, insieme agli USA – quanto il fatto che il grosso di quella ricchezza e’ concentrato nelle mani di una frazione della popolazione.
L’Europa e’ infatti la regione con il maggiore rapporto ricchezza privata netta – PIL – al mondo in cima alla classifica dei paesi europei figura l’Italia, ed e’ la seconda regione al mondo, dopo gli USA, per numero di milionari, la maggior parte dei quali e’ concentrata in Francia, Regno Unito, Germania, Italia e Svizzera.

Info:
https://fazieditore.it/catalogo-libri/la-battaglia-contro-leuropa/
https://keynesblog.com/2016/07/08/michele-salvati-recensisce-la-battaglia-contro-leuropa-di-thomas-fazi-e-guido-iodice/

Europa/Salmon

Christian Salmon – Fake. Come la politica mondiale ha divorato se stessa – Laterza (2020)

La Grecia era alla bancarotta.
Il deficit di bilancio era esplosivo, cosi’ come il debito. Non era al 6% del PIL, ma all’8,3% (e sarebbe salito fino al 9%).
Di chi era la colpa?
Dei banchieri insensibili che avevano innaffiato la Grecia di liquidita’ per finanziare le esportazioni tedesche o francesi?
Dei beneficiari greci delle elargizioni europee che avevano organizzato la (loro) evasione fiscale?
Della banca Goldman Sachs che aveva truccato i conti pubblici greci per permettere al paese di entrare nella moneta unica?
O della popolazione greca, accusata di tutti i mali e spinta a riformarsi per espiare le sue colpe? […] 
La Grecia fu dichiarata colpevole, e unica colpevole, dei suoi debiti, il cui pagamento divenne un obbligo che non era piu’ una questione d’onore: il creditore doveva ottenere dal debitore tutto, assolutamente tutto cio’ che gli era dovuto, indiscriminatamente […]
Che cosa deve fare una famiglia sovraindebitata?
Negozia dilazioni di pagamento e stringe la cinghia per poter assolvere agli obblighi.
Questo dicono i sostenitori dell’austerita’.
Di qui a pensare che le nazioni sovraindebitate nel sistema degli scambi internazionali debbano fare la stessa cosa, il passo e’ breve. I fautori della “regola aurea”, sulla scia dei tedeschi, non la pensano diversamente […]
La metafora della famiglia indebitata fu una mistificazione che funzionava, aveva il colore dell’evidenza, rivolgendosi a tutti indiscriminatamente, chiamando in causa la gestione domestica.
Ma e’ falsa, perche’ in una famiglia le entrate sono indipendenti dalle spese, e quindi e’ possibile ridurre le spese mantenendo le entrate allo stesso livello, e pagare cosi’ i debiti scaglionando i termini di pagamento.
A livello di una nazione le cose non vanno affatto cosi’, poiche’ le spese degli uni sono le entrate degli altri. Se per far uscire un paese dall’indebitamento ci si limita a comprimere le spese, le entrate di alcuni diminuiscono perche’ altri spenderanno meno, e viceversa. Cosi’ la diminuzione degli introiti aggrava il problema del debito.
«Il momento buono per l’austerita’ sono i periodi di boom, non le fasi di crisi», affermava gia’ Keynes. E allora, perche’ continuare a predicare l’austerita’? […]
L’episodio greco non si limito’ quindi alle problematiche di una rinegoziazione del debito costellata di incidenti ben poco diplomatici, di umiliazioni e di minacce. Fu al tempo stesso un terremoto politico nel cuore dell’Europa, una crisi finanziaria dell’Eurozona, un fallimento morale dell’Unione Europea, incapace di adempiere la sua missione di solidarieta’ nei confronti di uno dei suoi Stati membri, e un colpo di Stato finanziario fomentato dalla troika, nella circostanza unico vero governo dell’Eurozona […]
La costruzione europea che si ammantava da anni delle sue intenzioni pacifiche, del suo “umanesimo” da secondo dopoguerra, dei suoi valori di liberta’ e di democrazia, era dunque stata, nella gestione della crisi greca, un mostro cieco, liberticida, animato da una volonta’ di potenza irrazionale e autodistruttiva.
Da non democratiche, le istituzioni dell’Unione Europea erano passate ad essere “dittatoriali”. Da impotente e approssimativa, l’Unione Europea si era trasformata in un’entita’ aggressiva ed egemonica. Non era solo la Grecia ad essere umiliata, era l’Europa solidale e democratica che si dimostrava pura fantasia. Nessuno avrebbe piu’ potuto ignorare che l’Unione Europea si comportava come un impero nei confronti dei suoi membri indeboliti, ridotti al rango di Stati vassalli.
Il momento greco dell’Europa fu storico […]
Veniva svelata la natura dell’Unione Europea, una camicia di forza per le nazioni del Sud dell’Europa.

Info:
https://www.laterza.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2371:christian-salmon-fake-come-la-politica-mondiale-ha-divorato-se-stessa&catid=40:primopiano
https://www.pandorarivista.it/pandora-piu/fake-di-christian-salmon/

https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858139653

Populismo/Crouch

Colin Crouch – Identita’ perdute. Globalizzazione e nazionalismo – Laterza (2019)

La partecipazione democratica richiede un equilibrio tra ragione ed emozione.
Quando l’ambito emotivo e’ messo troppo da parte, la politica diventa un esercizio asciutto e tecnocratico, accessibile solo a chi e’ sufficientemente beninformato e interessato a dettagli noiosi.
Quando le emozioni – e soprattutto paura, rabbia e odio – dominano senza alcuna opposizione da parte della ragione, la politica diventa pericolosa, anche sul piano fisico. Il dibattito come scambio significativo di opinioni nel corso del quale le persone potrebbero modificare le proprie posizioni iniziali, o almeno comprendere le idee degli avversari, diventa impossibile.
I sentimenti, senza l’ausilio della ragione, non tollerano alcuna discussione: li si accetta o li si rifiuta.
Cio’ non puo’ essere d’aiuto alla democrazia.
Se in un mondo governato dalla sola ragione sono i tecnocrati a dettar legge, in un mondo guidato dalle emozioni regna chi sa manipolare sentimenti potenti.
Oggi questo puo’ esser fatto con facilita’ maggiore, per via negativa con la xenofobia e per via positiva con il nazionalismo.

Info:
https://www.sinistrainrete.info/politica/14268-alessandro-visalli-colin-crouch-identita-perdute-globalizzazione-e-nazionalismo.html
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858134061