Europa/Balibar

Etienne Balibar – Crisi e fine dell’Europa? – Bollati Boringhieri (2016)

Schematizzando, si possono individuare quattro dimensioni della crisi, intrecciate tra loro:
– La prima e’ l’ingovernabilita’ crescente dei sistemi politici europei, che si autodefiniscono «rappresentativi»[…] l’affermazione di diversi populismi (la Lega Nord, il Movimento 5 Stelle), sono state viste come un sintomo di questa ingovernabilita’, ma l’Italia non e’ un caso isolato […]
– Il secondo aspetto e’ lo smantellamento in Europa della cittadinanza sociale cosi’ come si era andata costruendo nel corso del XX secolo nel quadro di un Stato nazionalsociale […] che si fondava sulla possibilita’ di regolare la lotta diclasse attraverso rivendicazioni e negoziati organizzati (che sostituivano a loro volta forme di partecipazione civile), e dunque su compromessi legittimi (alle volte con valore costituzionale), riducendo al tempo stesso l’insicurezza dell’esistenza della maggioranza della popolazione.
Oggi assistiamo non soltanto a una precarizzazione, ma anche a una riproletarizzazione della popolazione europea, o di alcuni dei suoi strati costitutivi – penso alla disoccupazione di massa dei giovani in alcuni Paesi –, che si accompagna a fenomeni molto violenti di disaffezione e di individualismo negativo. […]
– Terzo elemento, l’approfondimento delle diseguaglianze all’interno dell’Europa […]
-Infine, il quarto elemento e’ lo scarto tra le procedure di decisione e quelle di discussione e di controllo: ne deriva il blocco della rappresentanza in Europa.

Info:
https://www.lindiceonline.com/osservatorio/economia-e-politica/balibar-crisi-europa-ordoliberale/
https://www.illibraio.it/libri/etienne-balibar-crisi-e-fine-delleuropa-9788833928449/
https://left.it/2019/04/13/balibar-leuropa-va-rifondata-aprendo-i-confini/

Economia di mercato/Reich

Robert B. Reich – Come salvare il capitalismo – Fazi (2015)

Il mercato e’ una creazione umana: si basa su regole concepite da esseri umani.
La domanda chiave e’ chi plasma queste regole e perche’.
Negli ultimi trent’anni la regole sono state dettate dalle grandi corporation, da Wall Street e dai superricchi per incanalare verso di se’ un’ampia fetta del reddito e della ricchezza totali del paese.
Se costoro continueranno ad avere un’influenza spropositata su tali regole, finendo per acquisire il controllo delle attivita’ al cuore della nuova ondata di innovazioni, si impadroniranno di quasi tutta la ricchezza, quasi tutto il reddito e quasi tutto il potere politico.
Il risultato non e’ nel loro interesse, almeno quanto non e’ nell’interesse del resto della popolazione, perche’ in queste condizioni un’economia e una societa’ non possono durare[…]
Il punto non e’ quanto togliere ai ricchi tramite le tasse per ridistribuirlo a chi ricco non e’, ma come concepire le regole del mercato affinche’ l’economia generi cio’ che la maggior parte delle persone consideri di per se’ un’equa distribuzione, senza la necessita’ di ampie ridistribuzioni a posteriori.

Info:
https://www.artapartofculture.net/2015/09/24/come-salvare-il-capitalismo-robert-reich-racconta-le-difficili-dinamiche-delleconomia/
https://www.criticaletteraria.org/2015/12/reich-come-salvare-il-capitalismo-fazi.html

Capitalismo/Formenti

Carlo Formenti – La variante populista. Lotta di classe nel liberismo – Derive Approdi (2016)

Avanza […] la tesi secondo cui «uno scarto apparentemente limitato fra il tasso di rendimento del capitale e il tasso di crescita puo’ produrre nel lungo periodo effetti estremamente potenti e destabilizzanti sulla struttura e sulla dinamica delle disuguaglianze in una determinata societa’.
Detto con altre parole: se il tasso di rendimento del capitale e’ nettamente superiore al tasso di crescita, ne discende che «i morti mangiano i vivi», cioe’ che i capitali accumulati in passato aumentano piu’ in fretta di quelli generati dalla crescita economica nel presente.
Secondo tale tesi, il processo di accumulazione del capitale, in certe condizioni, dipenderebbe meno dal tasso di profitto che dalle rendite: il capitale «tende sempre a trasformarsi in rendita dal momento che si accumula illimitatamente».
Ma cio’ significa che la causa primaria della disuguaglianza e del suo costante aumento coincide con la possibilita’ di trasmettere ai propri discendenti la ricchezza accumulata: l’ineguaglianza generata dal capitale e’ sempre piu’ forte di quella generata dal lavoro.

Info:
https://sinistrainrete.info/teoria/9639-alessandro-visalli-la-variante-populista-di-formenti.html
https://www.lacittafutura.it/cultura/la-variante-populista-secondo-formenti

Capitalismo/Zielonka

Jan Zielonka – Contro-rivoluzione. La disfatta dell’Europa liberale – Laterza (2018)

A differenza dell’Italia o della Grecia, la Spagna e l’Irlanda avevano livelli modesti di debito prima della crisi e quindi non possono essere accusate di aver vissuto al di sopra dei loro mezzi; il loro problema e’ nato da una bolla immobiliare, che segnala deficienze del mercato o l’avidita’ dei promotori delle proprieta’ immobiliari.
La disuguaglianza e’ causata da molti fattori diversi; e’ semplicistico pensare che sia solo il frutto del fatto che alcune persone sono impregnate di un’etica protestante del lavoro mentre altre indulgono al divertimento.
Puo’ darsi che l’euro sia stato costruito male, ma ha funzionato bene prima della tempesta finanziaria, che nacque a New York, non a Francoforte o a Bruxelles.
Puo’ darsi che le banche greche siano state guidate male, ma non sono responsabili del fatto che il debito sovrano della Grecia sia diventato insostenibile e obiettivo allettante per gli speculatori.
La generosa spesa sociale non ha impedito alla Svezia o alla Finlandia di essere campioni della produttivita’ del lavoro.
La bassa spesa sociale della Romania chiaramente non ha accresciuto la produttività del paese.
Gli economisti cercano di spiegare diverse tessere del puzzle, ma se mi chiedi qual e’ il fattore primario che sta dietro la serie di crisi nelle quali si dibatte attualmente l’Europa, ce n’e’ uno che emerge sopra tutti.
Il suo nome è neoliberismo.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/contro-rivoluzione-jan-zielonka/
https://ilmiolibro.kataweb.it/recensione/catalogo/440518/chi-ha-lasciato-senza-difese-la-democrazia/
https://www.pandorarivista.it/articoli/contro-rivoluzione-jan-zielonka/3/
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858129937
http://www.atlanticoquotidiano.it/recensioni/rivoluzione-la-disfatta-delleuropa-liberale-jan-zielonka/
https://ilmiolibro.kataweb.it/recensione/catalogo/440518/chi-ha-lasciato-senza-difese-la-democrazia/

Capitalismo/Fazi

Thomas Fazi, Guido Iodice – La battaglia contro l’Europa. Come un’elite ha preso in ostaggio un continente. E come possiamo riprendercelo. – Fazi (2016)

In Europa l’impatto delle politiche neoliberiste (e in particolare della liberalizzazione dei flussi di capitale) sui livelli di disuguaglianza e sui bilanci pubblici e’ stato per certi versi piu’ deleterio che altrove per due motivi: la pratica del dumping fiscale e il proliferare di numerosi paradisi fiscali nel cuore del continente.
Il dumping fiscale e’ una forma di concorrenza fiscale in cui gli Stati europei competono tra di loro nell’abbassare le aliquote sulle imprese e sui redditi alti nel tentativo di attrarre investimenti e capitali, in una folle corsa al ribasso.
E’ uno dei motivi per cui oggi l’UE presenta in media uno dei livelli di tassazione d’impresa piu’ bassi al mondo. Questa pratica permette ad alcune delle piu’ grandi imprese transnazionali del mondo che operano in Europa di pagare ancora meno dell’aliquota media europea, gia’ bassa di suo, attraverso il fenomeno del transfer pricing, una forma di elusione fiscale del tutto legale che permette alle aziende di spostare i profitti verso i paesi a fiscalita’ agevolata – tra cui spiccano l’Irlanda, la Svizzera, l’Olanda e il Lussemburgo –, a prescindere dal paese in cui vendono i loro prodotti […]
Un fenomeno che ha ricadute ancora piu’ pesanti sui conti pubblici: l’evasione fiscale, che e’ a sua volta collegata al problema dei paradisi fiscali.
Secondo la “lista nera” stilata dall’organizzazione britannica Tax Justice Network, esistono settantatre paradisi fiscali al mondo (secondo l’OCSE, gli unici due paradisi fiscali rimasti al mondo sarebbero le due isole-nazioni di Nauru e di Niue). Incredibilmente, tra i venti maggiori paradisi fiscali al mondo, otto di questi – Svizzera, Lussemburgo, Jersey, Germania («destinataria di grossi volumi di flussi illeciti da varie parti del mondo»), Regno Unito, Belgio, Austria e Cipro – si trovano in Europa (e con l’eccezione della Svizzera e di Jersey fanno parte dell’Unione Europea).
Nella lista sono inclusi anche molti altri paesi europei, tra cui l’Irlanda, i Paesi Bassi, l’Italia, la Danimarca, il Portogallo, la Spagna e l’Ungheria […]
Il denaro che i governi europei perdono a causa dell’evasione fiscale e’ superiore a quello che spendono ogni anno per la salute dei loro cittadini.
Ancora piu’ scioccante e’ il fatto che in 16 paesi dell’UE – e nell’UE nel suo complesso – il buco di bilancio imputabile all’economia sommersa e’ superiore al disavanzo pubblico annuale; questo vuol dire che risolvere il problema dell’evasione fiscale sarebbe sufficiente, in teoria, ad azzerare tutti i deficit pubblici dell’Unione […]
Detto in parole semplici, negli ultimi decenni gli Stati hanno rinunciato a tassare i grandi patrimoni – attivamente per mezzo di politiche fiscali antiredistributive o passivamente, tollerando il fenomeno dell’evasione fiscale – e hanno iniziato a chiedere loro in prestito, con il dovuto interesse, i soldi che hanno smesso di chiedere loro sotto forma di imposizione fiscale.
In pratica, il debito pubblico, da strumento di politica economica nell’interesse pubblico, si è trasformato progressivamente in un meccanismo di “welfare al contrario”.

Info:
https://fazieditore.it/catalogo-libri/la-battaglia-contro-leuropa/
https://keynesblog.com/2016/07/08/michele-salvati-recensisce-la-battaglia-contro-leuropa-di-thomas-fazi-e-guido-iodice/

Capitalismo/Stiglitz

Joseph E. Stiglitz – La grande frattura. La disuguaglianza e i modi per sconfiggerla – Einaudi (2016)

Volevo mettere in luce non solo le conseguenze economiche della disuguaglianza, ma anche quelle di piu’ vasta portata in ambito politico e sociale.
Un aspetto della disuguaglianza su cui richiamiamo l’attenzione e’ quello delle disparita’ fra gruppi etnici. Nei paesi in via di sviluppo, questo genere di disuguaglianza viene sistematicamente messo in relazione con il conflitto civile.
Gli Usa, naturalmente, presentano enormi discrepanze di questa natura e le differenze tra afroamericani, ispanici e altri gruppi sono macroscopiche.
Mentre da una parte si sono riscontrati progressi ai livelli piu’ elevati, e’ inquietante notare come le disparita’ fra cittadini medi siano diminuite solo di poco. In verita’, la Grande recessione ha aggravato la disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza.

Info:
https://www.anobii.com/books/La_grande_frattura/9788806226855/01612546eb4c023d52
https://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2015-05-30/la-disuguaglianza-divide-mondo-103340.shtml?uuid=ABnHMRpD
https://palomarblog.wordpress.com/2016/03/06/stiglitz-la-grande-frattura/

 

Finanziarizzazione/Stiglitz

Joseph E, Stiglitz – La grande frattura. La disuguaglianza e i modi per sconfiggerla – Einaudi (2016)

La disuguaglianza che affligge la nostra societa’ – i livelli estremi che ha raggiunto, le forme in cui si manifesta – non e’ inevitabile; non e’ il risultato di leggi inesorabili dell’economia o della fisica; e’ una questione di scelte le quali, a loro volta, dipendono dalla politica.
Abbiamo pagato questa disuguaglianza a caro prezzo, soprattutto nel decennio scorso, con la crisi e le sue conseguenze. Ma e’ un prezzo che continueremo a pagare in futuro – e sara’ sempre piu’ alto – se non riusciremo a modificare le politiche che ci hanno portati fin qui. […]
Tra gli eventi scatenanti che hanno portato a una maggiore disuguaglianza possiamo citare l’inizio della deregulation del settore finanziario e la sempre minore progressivita’ del sistema fiscale.
La deregulation ha portato all’eccessiva finanziarizzazione dell’economia.

Info:
https://www.anobii.com/books/La_grande_frattura/9788806226855/01612546eb4c023d52
https://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2015-05-30/la-disuguaglianza-divide-mondo-103340.shtml?uuid=ABnHMRpD
https://palomarblog.wordpress.com/2016/03/06/stiglitz-la-grande-frattura/

Stato/Bauman

Zigmunt Bauman – Retrotopia – Laterza (2017)

A differenza, anzi in netto contrasto con la filosofia che e’ alla base dell’attuale versione del Welfare State, la filosofia su cui si fonda il reddito universale di base promette e promuove non l’esclusione ma l’inclusione, non la frammentazione dei legami di solidarieta’ e la divisione sociale ma la solidarieta’ sociale e l’integrazione della societa’.
Sulla base di queste considerazioni e’ giustificato vedere nel reddito di base uno straordinario progresso sociale e morale che nessun’altra ricetta contro la disuguaglianza sembra in grado di offrire.

Info:
https://www.lindiceonline.com/focus/storia/zygmunt-bauman-retrotopia/
http://www.spazioterzomondo.com/2018/04/recensione-zygmunt-bauman-retrotopia-laterza/
https://www.anobii.com/books/Retrotopia/9788858127346/01451cd8783f930df2
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858127346

Lavoro/Tirole

Jean Tirole – Economia del bene comune – Mondadori (2017)

Per tornare alla questione della disuguaglianza, il modo giusto di porre il problema non e’ quello di chiedersi se ci saranno ancora posti di lavoro.
Il problema vero e’ sapere se ci saranno abbastanza posti retribuiti da compensi che la societa’ considerera’ dignitosi. Difficile fare previsioni. Da un lato, le disuguaglianze salariali potrebbero suggerire una risposta negativa alla domanda. Dall’altro, le persone, in larga maggioranza, intendono essere utili alla societa’, e il lavoro, retribuito o meno (come quello nel settore del volontariato), e’ un modo per raggiungere l’obiettivo.
Non solo, […] “noi cerchiamo il legame con gli altri”.
E l’impiego e’ per noi un modo per costruire un tessuto sociale.

Info:
https://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2017-05-27/incentivi-bene-comune—193337.shtml?uuid=AEhxGePB&refresh_ce=1
https://www.linkiesta.it/it/article/2017/06/03/jean-tirole-trump-ha-ucciso-laccordo-sul-clima-e-la-prova-che-non-funz/34473/

Capitalismo/Jacobs

Michael Jacobs, Mariana Mazzucato – Ripensare il capitalismo – Laterza (2017)

A meta’ del XX secolo si affermo’ la convinzione che «l’alta marea solleva tutte le barche», cioe’ che la crescita economica avrebbe portato maggiore ricchezza e un tenore di vita piu’ alto per tutte le classi sociali.
All’epoca questa opinione era supportata dai dati: nei paesi industrializzati degli anni Cinquanta e Sessanta tutti i gruppi sociali progredivano, e quelli con i redditi piu’ bassi progredivano piu’ in fretta.
Nel dibattito politico ed economico che ne segui’, questa «teoria dell’alta marea» si sviluppo’ in un’idea molto piu’ specifica, che sosteneva che una politica economica regressiva (a favore delle classi piu’ ricche) alla fine avrebbe favorito tutti: le risorse date ai ricchi sarebbero inevitabilmente «filtrate» (trickle down) al resto della popolazione.
E’ importante chiarire che questa versione della vecchia «teoria del trickle down» non derivava dall’esperienza concreta del dopoguerra […] Diversamente da quello che ipotizzava la teoria, l’alta marea ha fatto salire solo i grandi yacht, lasciando molte delle barche piu’ piccole a infrangersi contro gli scogli, in parte perche’ la straordinaria crescita dei redditi piu’ alti ha coinciso con un rallentamento dell’economia.
Il concetto del trickle down (insieme alla sua giustificazione economica, la teoria della produttivita’ marginale) va ripensato al più presto.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/ripensare-capitalismo-mazzucato-jacobs/
https://www.sinistrainrete.info/neoliberismo/12017-lorenzo-cattani-note-su-ripensare-il-capitalismo-di-m-mazzucato-e-m-jacobs.html
https://www.anobii.com/books/Ripensare_il_capitalismo/9788858127445/0151bee1e81a684e52
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858127445