Capitalismo/Fraser

Nancy Fraser – Capitalismo cannibale. Come il sistema sta divorando la democrazia, il nostro senso di comunita’ e il pianeta – Laterza (2023)

La produzione capitalista non e’ autosufficiente.
La sua esistenza dipende da un libero utilizzo della riproduzione sociale, della natura, del potere politico e dell’espropriazione.
Allo stesso tempo, il suo tendere a un’accumulazione illimitata minaccia di destabilizzare le sue stesse condizioni di possibilita’.
Nel caso delle sue condizioni ecologiche, cio’ che e’ a rischio sono i processi naturali che sostengono la vita, fornendo gli input materiali per l’approvvigionamento sociale.
Nel caso delle sue condizioni socio-riproduttive, a essere messi in pericolo sono i processi socioculturali che, nutrendo le relazioni solidali, le disposizioni affettive e gli orizzonti valoriali, sostengono la cooperazione sociale e producono degli esseri umani adeguatamente socializzati e qualificati per diventare «forza lavoro».
Nel caso delle sue condizioni politiche, a essere compromessi sono i poteri pubblici, sia nazionali che transnazionali, che garantiscono i diritti di proprieta’, fanno onorare i contratti, dirimono le controversie, soffocano le ribellioni anticapitalistiche e mantengono l’offerta monetaria.
Nel caso della dipendenza del capitale dalla ricchezza espropriata, messi a rischio sono l’universalismo professato dal sistema – e quindi la sua stessa legittimita’ – e la capacita’ delle classi dominanti di governare egemonicamente attraverso un mix di consenso e di forza.
In ciascuno di questi casi, il sistema ha una tendenza intrinseca all’auto-destabilizzazione.
Non riuscendo a reintegrare o a riparare le proprie sedi nascoste, il capitale continua a divorare gli stessi supporti da cui dipende. Come un serpente che si mangia la coda, cannibalizza le proprie condizioni di possibilita’.

Info:
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/recensioni/fraser_rep.pdf
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/recensioni/fraser_lalettura.pdf
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/recensioni/fraser_corsera.pdf
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Europa/Undiemi

Lidia Undiemi – La lotta di classe nel XXI secolo. La nuova offensiva del capitale contro i lavoratori: il quadro mondiale del conflitto e la possibile reazione democratica – Ponte alle Grazie (2021)

Guardando all’Europa e’ ormai difficile, anche per i moderati piu’ accaniti e politicamente corretti, negare che il capitale, nelle sue forme piu’ aggressive, abbia ripreso il sopravvento, mostrando la stessa natura e gli stessi obiettivi dei secoli passati: ricerca del profitto e dell’accumulazione della ricchezza sopra ogni cosa.
Il piu’ grosso ostacolo al raggiungimento di questo fine e’ anch’esso rimasto immutato: le rivendicazioni salariali e sociali dei lavoratori.
Con l’affermazione delle costituzioni democratiche, si e’ aggiunto un altro impedimento al profitto, che e’ lo Stato sociale, divenuto il nemico numero due del capitale poiche’ ha creato attorno al giocatore piu’ debole – il lavoratore appunto – uno scudo di protezione che, almeno sino a qualche anno fa, era scalfibile ma non valicabile.

Info:
https://www.lidiaundiemi.it/libri/la-lotta-di-classe-nel-xxi-secolo
https://www.lacittafutura.it/recensioni/la-lotta-di-classe-nel-xxi-secolo
https://www.sinistrainrete.info/politica/23735-lidia-undiemi-reagire-e-non-aspettare-il-manifesto-della-lotta-di-classe-nel-xxi-secolo.html
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-lidia_undiemi__reagire_e_non_aspettare_il_manifesto_della_lotta_di_classe_nel_xxi_secolo/39130_47187/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/03/05/undiemi-la-pace-sociale-e-una-trappola-per-i-lavoratori-serve-una-ripresa-della-conflittualita-dal-governo-mi-attendo-nuova-riforma-lavoro/6120731/

Economia di mercato/Sciavone

Aldo Schiavone – Sinistra! Un manifesto – Einaudi (2023)

E’ stato il salto tecnologico a determinare il superamento dell’eta’ industriale; la dissoluzione dei grandi sistemi di fabbrica intorno ai quali si aggregavano masse altrettanto imponenti di operai […]
Al suo posto si e’ costruita quella che abbiamo definito, in una prima approssimazione, la forma tecno-finanziaria del capitale […] caratterizzata dalla produzione, a sempre maggiore intensita’ tecnologica, di servizi, di informazione e di altre merci in buona parte immateriali.
Un modello […] tendenzialmente delocalizzato, quanto invece il precedente era radicato nel territorio; con la conseguente crisi, almeno dal punto di vista economico, delle tradizionali sovranita’ degli Stati […] e’ stato il salto tecnologico a trasformare […] la relazione tra capitale e lavoro vivo, penetrando in quest’ultimo fino a mutarne la qualita’.
Si e’ creato cosi’ un tipo di rapporto centrato non piu’ – come una volta – sull’allargamento progressivo e illimitato della base produttiva (piu’ produzione, piu’ lavoro, piu’ ricchezza), e dunque sul modello quantitativo e di massa del lavoro, bensi’ sull’incremento delle specificita’ qualitative delle singole prestazioni. Ciascuna misurata sulla densita’ tecnologica che e’ capace di integrare al suo interno per poi trasformarla in merci di diverse tipologie.
In questa nuova configurazione lo sfruttamento classico – quello che una volta si chiamava l’estrazione del plusvalore attraverso il pluslavoro, il lavoro cioe’ erogato ma non retribuito – e’ riservato solo alle forme di lavoro a piu’ bassa densita’ tecnologica, dove continua a prevalere l’aspetto puramente quantitativo dell’attivita’ umana. Esso e’ lavoro ormai senza difesa; diventato economicamente e socialmente marginale, perche’ attraverso di esso non passa nulla di decisivo per il capitale, e nemmeno per la societa’ nel suo insieme […]
Il valore delle merci dipende ormai dalla tecnologia in esse incorporata, e non piu’ dalla quantita’ di lavoro vivo necessario a produrle, percio’ diminuisce il bisogno di nuovo sfruttamento da parte del capitale […]
Questa frattura segna un autentico passaggio d’epoca, che ha cambiato radicalmente il nostro mondo […]
Ne sappiamo gia’ tuttavia abbastanza per capire che si e’ aperta un’epoca di neoframmentazione corporativa del lavoro, anch’essa non ancora valutata a fondo nella sua portata e nei suoi esiti culturali e sociali di lungo periodo. Il suo sviluppo non determina – vi abbiamo gia’ fatto cenno – ne’ eguaglianza, ne’ legami sociali di massa, ne’ tantomeno stabili vincoli di classe: proprio come accadeva per il vecchio lavoro precapitalistico – un ritorno per alcuni versi paradossale.
Nel nuovo modo di produzione diventano dominanti tipologie di lavoro molto piu’ personalizzate rispetto al passato industriale, che richiederanno probabilmente per il loro espletamento quantita’ di tempo via via minori, mentre aumentera’ la parte di vita da utilizzare per lo studio, la formazione, l’aggiornamento.
Lavori impossibili da unificare sindacalmente: piu’ separati, in concorrenza e in competizione tra loro, ma che saranno in grado sempre meglio di proteggersi contrattualmente da soli, grazie alla forza sul mercato degli specialismi che essi contengono.

Info:
https://www.genteeterritorio.it/una-sinistra-nuova-riflessioni-sul-libro-di-aldo-schiavone/
https://www.infinitimondi.eu/2023/03/08/tre-libri-recenti-3-sinistra-un-manifesto-di-aldo-schiavone-einaudi-2023-una-bolognina-trentanni-dopo-recensione-di-gianfranco-nappi/
https://www.huffingtonpost.it/blog/2023/02/14/news/schiavone_la_sinistra_il_passato_e_il_presente-11341021/
https://www.repubblica.it/cultura/2023/02/07/news/aldo_schiavone_politologo_nuovo_libro_sinistra_ordine_mondiale_progressisti-386900578/

Economia di mercato/Brancaccio

Emiliano Brancaccio, Raffaele Giammetti, Stefano Lucarelli – La guerra capitalista. Competizione, centralizzazione, nuovo conflitto imperialista – Mimesis (2022)

Nella intricata catena logica che conduce alla centralizzazione dei capitali in sempre meno mani, la solvibilita’ occupa un ruolo cruciale […]
La lotta tra capitali sui mercati genera continuamente vincitori e vinti, con questi ultimi a rischio di insolvenza e proprio per questo soggetti a liquidazioni, fusioni, acquisizioni a opera dei primi.
Il risultato, tra i piu’ paradossali del movimento capitalistico, e’ che la competizione fra tanti sfocia nel suo opposto, vale a dire la centralizzazione e la tendenziale monopolizzazione dei mercati a opera di pochi.
Con effetti potenzialmente dirompenti per l’ordine generale del sistema, economico e politico […]
Tutto questo significa, nella sostanza, che nell’ambito del paradigma alternativo la solvibilita’ incarna un inesorabile conflitto interno alla classe capitalista, tra capitali deboli a rischio di insolvenza e acquisizioni, che lottano per la sopravvivenza e contro la forza distruttiva della centralizzazione, e capitali forti e solvibili che dalla centralizzazione traggono sempre maggiore forza e potere.
Un conflitto, come abbiamo accennato, tanto più violento quanto maggiore sia la varianza tra le posizioni reddituali e finanziarie dei capitali in posizione di credito e dei capitali in posizione di debito.
A seconda dei diversi possibili esiti di questo conflitto interno al capitalismo, la solvibilita’ risultera’ piu’ o meno stringente e la centralizzazione sara’ piu’ o meno potente.
In tutti i casi, la classe lavoratrice avvertira’ le ripercussioni del conflitto inter-capitalistico, che a seconda delle mutevoli decisioni delle imprese, delle banche e del sistema finanziario, vedra’ continuamente modificarsi il ritmo degli investimenti, la dinamica dei prezzi e delle quantita’, e sfocera’ di volta in volta in diverse combinazioni di inflazione e disoccupazione.
Con una reazione del lavoro, in termini di lotta di classe, che potra’ verificarsi in misura piu’ o meno accentuata o potra’ anche non verificarsi affatto, in base ai diversi possibili stati dei rapporti sociali di produzione.
Stando alla teoria alternativa, dunque, la solvibilita’ capitalistica e’ condizione non semplicemente tecnica ma anche inesorabilmente politica, di lotta intestina alla classe capitalista, con continui riverberi sulla classe lavoratrice.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/la-guerra-capitalista-di-emiliano-brancaccio-raffaele-giammetti-e-stefano-lucarelli/
https://www.lacittafutura.it/recensioni/la-guerra-capitalista
https://www.micromega.net/la-guerra-capitalista-spiegata-nel-nuovo-libro-di-brancaccio-giammetti-e-lucarelli/
https://contropiano.org/news/cultura-news/2023/01/25/un-commento-su-la-guerra-capitalista-0156524

Stato/Fraser

Nancy Fraser – Capitalismo cannibale. Come il sistema sta divorando la democrazia, il nostro senso di comunita’ e il pianeta – Laterza (2023)

Il capitalismo finanziarizzato ha rivisto ancora una volta il rapporto tra economia e politica.
In questo regime, le banche centrali e le istituzioni finanziarie internazionali hanno sostituito gli Stati come arbitri di un’economia sempre piu’ globalizzata.
Attualmente sono loro, e non gli Stati, a stabilire molte delle regole piu’ importanti che governano le relazioni essenziali della societa’ capitalista: tra lavoro e capitale, tra cittadini e Stati, tra centro e periferia e tra debitori e creditori. Nel capitalismo finanziarizzato, quest’ultima relazione e’ cruciale e influenza tutte le altre.
E’ soprattutto attraverso il debito che il capitale cannibalizza il lavoro, disciplina gli Stati, trasferisce valore dalla periferia al centro e spilla ricchezza dalla societa’ e dalla natura. Il fluire del debito attraverso Stati, regioni, comunita’, famiglie e imprese ha determinato un drammatico cambiamento nel rapporto tra economia e sistema politico.
Il regime precedente aveva autorizzato gli Stati a subordinare gli interessi a breve termine delle imprese private all’obiettivo a lungo termine di un’accumulazione sostenuta. Al contrario, l’attuale consente al capitale finanziario di disciplinare gli Stati e le popolazioni nell’interesse immediato degli investitori privati.
L’effetto e’ un peculiare uno-due. Da un lato, le istituzioni statali che prima rispondevano (in qualche modo) ai cittadini sono sempre piu’ incapaci di risolvere i problemi di questi ultimi o di rispondere alle loro esigenze. Dall’altro, le banche centrali e le istituzioni finanziarie internazionali che hanno indebolito le capacita’ degli Stati sono diventate «politicamente indipendenti». Non dovendo rispondere ai cittadini, sono libere di agire per conto di investitori e creditori.
Nel frattempo, la portata dei problemi piu’ urgenti, come il riscaldamento globale, supera il raggio d’azione e la capacita’ di intervento dei poteri pubblici. Questi ultimi, in ogni caso, non hanno la forza di opporsi alle imprese transnazionali e ai flussi finanziari globali, che sfuggono al controllo di enti politici legati a territori delimitati. Il risultato generale e’ la crescente incapacita’ dei poteri pubblici di tenere a freno i poteri privati.

Info:
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/recensioni/fraser_rep.pdf
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/recensioni/fraser_lalettura.pdf
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/recensioni/fraser_corsera.pdf
https://jacobinitalia.it/#facebook

Capitalismo/Schiavone

Aldo Schiavone – Sinistra! Un manifesto – Einaudi (2023)

Il capitale ha dovuto trasformarsi completamente (ricordiamo la vecchia lezione: esso non puo’ esistere se non rivoluzionando continuamente se’ stesso), e trasformandosi – con una specie di straordinario gioco di prestigio – ha letteralmente dissolto il suo antagonista storico.
Ha immesso cioe’ nei suoi processi produttivi tanta nuova tecnica (e innovazione scientifica), e si e’ orientato verso la produzione di merci cosi’ nuove – quasi tutte immateriali – da non aver piu’ bisogno, come prima, per sostenere l’economia di mercato e quindi per realizzare profitti, di grandi quantita’ di lavoro manuale.
Ha fatto scomparire cioe’ la classe operaia – o l’ha ridotta al minimo – dal cuore delle produzioni piu’ importanti, grazie sempre alla nuova tecnica, e ha costruito un diverso rapporto con i nuovi lavori, nello stesso modo in cui l’avvento del capitale industriale aveva fatto sparire i contadini dalla scena della grande storia.

Info:
https://www.huffingtonpost.it/blog/2023/02/14/news/schiavone_la_sinistra_il_passato_e_il_presente-11341021/
https://www.infinitimondi.eu/2023/03/08/tre-libri-recenti-3-sinistra-un-manifesto-di-aldo-schiavone-einaudi-2023-una-bolognina-trentanni-dopo-recensione-di-gianfranco-nappi/
https://www.marx21.it/cultura/un-manifesto-per-la-sinistra-una-lettura-critica-dellultimo-libro-di-aldo-schiavone/

Lavoro/Schiavone

Aldo Schiavone – Sinistra! Un manifesto – Einaudi (2023)

Fra conquiste tecnologiche ed emancipazione dell’umano e’ esistito sempre […] un nesso strettissimo.
Senza macchine e senza tecnologia la divisione sociale del lavoro aveva assunto nel passato caratteri cosi’ oppressivi – per garantire la formazione e la sopravvivenza di civilta’ piu’ complesse ed evolute – da rendere indispensabile ricorrere largamente a masse di donne e di uomini ridotti a meri strumenti animati, esseri senza storia e senza futuro […]
Ed e’ per questo che la schiavitu’ e la piu’ completa subalternita’ femminile si presentavano in quei mondi come necessita’ sociali inderogabili, e venivano scambiate percio’ per leggi naturali.
Al contrario, il lavoro delle fabbriche inglesi e poi europee e americane gia’ piene di macchine dal tempo della rivoluzione industriale non aveva piu’ bisogno di schiavi […] Aveva bisogno piuttosto di operai liberi, in grado di vendere sul mercato la propria forza-lavoro, e insieme di partecipare ai consumi dell’intera societa’, per quanto schiacciati dallo sfruttamento capitalistico dell’epoca.
La tecnologia allora messa per la prima volta in campo spalancava la strada all’incontro storico fra capitale e lavoro: il motore dell’emancipazione delle classi popolari dell’Occidente, e poi delle prime conquiste verso la parita’ di genere

Info:
https://www.huffingtonpost.it/blog/2023/02/14/news/schiavone_la_sinistra_il_passato_e_il_presente-11341021/
https://www.infinitimondi.eu/2023/03/08/tre-libri-recenti-3-sinistra-un-manifesto-di-aldo-schiavone-einaudi-2023-una-bolognina-trentanni-dopo-recensione-di-gianfranco-nappi/
https://www.marx21.it/cultura/un-manifesto-per-la-sinistra-una-lettura-critica-dellultimo-libro-di-aldo-schiavone/

Economia di mercato/Kurz

Robert Kurz – Il capitale mondo. Globalizzazione e limiti interni del moderno sisitema produttore di merce – Meltemi (2022)

Nel suo sviluppo l’esportazione di capitale tradizionale rispettava qualcosa come un principio di costruzione modulare.
Ad esempio, quando Volkswagen, negli anni Settanta, esportava i suoi capitali negli USA o in Brasile, lo faceva costituendo in questi paesi una struttura aziendale per la produzione di automobili pressoche’ identica a quella originaria. Si trattava di investimenti per l’espansione aziendale nel contesto di un’espansione globale del capitale […]
L’esportazione di capitale si traduceva quindi nell’espansione meccanica di questa o quella compagnia […]
Il nuovo processo della globalizzazione, a partire dagli anni Ottanta, ha superato questa forma primordiale […] l’esportazione di capitale si è trasformata in una funzione della razionalizzazione aziendale.
Non si tratta piu’ di investimenti finalizzati all’espansione dell’impresa bensi’ di investimenti per la razionalizzazione, collegati alla chiusura di attivita’ aziendali e ai licenziamenti di massa.
E’ una differenza decisiva rispetto alla vecchia esportazione di capitale secondo il principio dell’architettura modulare che poteva ancora avere luogo nel contesto di un’espansione globale del capitale. Ed e’ proprio in questa fondamentale funzione razionalizzatrice che consiste la sua nuova qualita’

Info:
https://sinistrainrete.info/marxismo/22910-massimo-maggini-introduzione-a-il-capitale-mondo.html
https://anatradivaucanson.it/introduzioni/introduzione-a-il-capitale-mondo
https://www.ambienteweb.org/2022/05/21/sinistrainrete-joe-galaxy-il-capitale-mondo-sguardo-su-globalizzazione-complottismi-e-dintorni/
https://ilmanifesto.it/se-la-critica-di-valore-e-denaro-conta-piu-della-lotta-di-classe

Capitalismo/Pistor

Katharina Pistor – Il codice del capitale. Come il diritto crea ricchezza e disuguaglianza – Luiss (2021)

Gli economisti hanno finalmente capito che il capitale non e’ una cosa ma una qualita’, anche se molti ancora non lo sanno.
In un recente libro intitolato Capitalismo senza capitale, Haskel e Westlake sostengono che oggi il valore di mercato delle principali corporation non e’ determinato dalle risorse fisiche che possiedono per produrre merci, ma da risorse intangibili – copyright, brevetti e marchi di fabbrica di loro proprieta’ – e dal branding e dai processi di business che hanno sviluppato. […]
Misurare e valutare le risorse intangibili e’ diventato piu’ importante da quando il canonico capitale “reale” fatto di terra, fabbriche, macchinari e altre risorse tangibili ha cominciato a declinare.
Le prove a disposizione ci suggeriscono che tra il 1995 e il 2003 solo l’8 per cento della crescita economica degli Stati Uniti e’ stata dovuta agli investimenti sul capitale tradizionale, mentre gli investimenti sulle risorse intangibili sono passati dal solo 4 per cento di fine anni Settanta a piu’ del 10 per cento nel 2006.
Negli Usa e in Gran Bretagna, anche se in misura inferiore rispetto alle altre economie leader, gli investimenti nei beni intangibili oggi superano quelli in beni tangibili.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/il-codice-del-capitale-di-katharina-pistor/
https://www.laciviltacattolica.it/recensione/il-codice-del-capitale/
https://www.affaritaliani.it/milano/il-codice-del-capitale-come-il-diritto-crea-ricchezza-disuguaglianze-730254.html
https://www.economiaepolitica.it/in-punta-di-teoria/il-diritto-al-servizio-del-capitale-note-a-margine-di-un-libro-di-katharina-pistor/

Capitalismo/Chomsky

Noam Chomsky – Così va il mondo – Piemme (2017)

Nel 1970 circa il 90% del capitale internazionale era destinato al commercio e a investimenti a lungo termine, mentre il restante 10% veniva investito in speculazioni.
Entro il 1990 questi dati si erano completamente invertiti: il 90% era destinato alla speculazione e il 10% al commercio e agli investimenti a lungo termine.
Non solo questo cambiamento radicale ha influenzato la natura del capitale finanziario, privo di ogni controllo, ma anche il volume di questo tipo di transazioni si e’ accresciuto a dismisura.
Secondo una recente stima della Banca Mondiale, circa 14 trilioni di dollari vengono spostati nel mondo, e di questi un trilione si muove ogni giorno. Questo enorme volume di capitali di natura principalmente speculativa crea pressioni che si traducono in politiche economiche deflazionistiche, perche’ quel che il capitale speculativo vuole e’ una crescita bassa e una bassa inflazione.
Questo sta spingendo gran parte del mondo verso un nuovo equilibrio economico fatto di bassa crescita e bassi salari.
Cio’ rappresenta un attacco micidiale agli sforzi dei governi di stimolare l’economia.

Info:
https://www.lapoesiaelospirito.it/2017/09/15/noam-chomsky-cosi-va-il-mondo/
https://www.ibs.it/cosi-va-mondo-libro-vari/e/9788856626674