Europa/Marsili

Lorenzo Marsili, Yanis Varoufakis – Il terzo spazio. Oltre establishment e populismo – Laterza (2017)

Nel 1998 i capi di Stato e di governo dell’Eurozona si incontrano ad Amsterdam per definire lo Statuto e la composizione della Banca centrale europea […]
Viene deciso che l’azione principale della BCE deve essere diretta esclusivamente alla lotta all’inflazione, mentre la sua capacita’ di intervento a sostegno dell’economia e dei bilanci nazionali viene fortemente limitata.
Anzi, viene esplicitamente vietata, perche’ bisogna lasciare gli Stati in balia dei mercati e dei loro umori: perche’ i mercati la sanno piu’ lunga, mentre dell’intervento pubblico non ci si puo’ fidare […]
Alla Banca centrale europea viene chiesto di tenere a bada l’inflazione, senza curarsi delle ricadute che le sue politiche potrebbero avere sull’occupazione.
Tutte scelte, queste, perfettamente in linea con un fondamentalismo di mercato che vede nell’inflazione il nemico da combattere (perche’ l’inflazione svaluta il valore del capitale) e nell’occupazione una variabile destinata ad aggiustarsi da se’ attraverso l’abbassamento del costo del lavoro.

Info:
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858128282
https://www.sns.it/it/evento/terzo-spazio
https://www.estetica-mente.com/recensioni/libri/lorenzo-marsili-yanis-varoufakis-terzo-spazio-oltre-establishment-populismo/73210/
http://www.mangialibri.com/libri/il-terzo-spazio

Europa/Arlacchi

Pino Arlacchi – I padroni della finanza mondiale. Lo strapotere che ci minaccia e i contromovimenti che lo combattono – Chiarelettere (2018)

La Banca centrale europea, come l’euro, e’ difettosa sin dalla sua nascita, nel 1988, perche’ ha come esclusivo compito la lotta all’inflazione.
Questo mandato e’ stato mantenuto invariato anche quando e’ diventato palese, subito dopo la creazione della Bce, che il problema principale per l’economia europea non era l’inflazione, ma la sindrome stagnazione, disoccupazione e deflazione.
«Le banche centrali […] sono state create nei secoli per svolgere soprattutto una funzione: creare il denaro necessario per coprire i disavanzi del bilancio statale, ripagare i debiti pubblici giunti a scadenza, finanziare la spesa sociale, promuovere l’occupazione.
Alla Bce, caso unico al mondo, tale funzione e’ preclusa.»
Infatti, il trattato istitutivo dell’Unione fa divieto alla Bce di prestare denaro ai governi, ma le consente di prestarne quantita’ illimitate alle banche commerciali, «per cui di fronte alla Bce le banche hanno maggiori diritti degli Stati.
Se questi hanno bisogno di denaro, debbono rivolgersi ai mercati, ossia alle banche, pagando sui titoli che emettono tassi di interesse.»

Info:
https://www.interris.it/news/esteri/chi-sono-i-padroni-della-finanza-mondiale/
https://www.edizionipolis.it/magazine/2019/03/29/economia-e-finanza-mondiale-arlacchi-il-neoliberalismo-oggi-vive-una-profonda-crisi/

Europa/Fazi

Thomas Fazi, Guido Iodice . La battaglia contro l’Europa. Come un’elite ha preso in ostaggio un continente. E come possiamo riprendercelo – Fazi (2016)

Piu’ Europa? […] Un’unione fiscale degna di questo nome richiederebbe un bilancio federale pari almeno al 10 per cento del PIL dell’eurozona; trasferimenti fiscali dai paesi piu’ ricchi verso quelli piu’ poveri; un’autorita’ federale capace di effettuare spesa in deficit con il sostegno attivo della BCE; un effettivo trasferimento di rappresentativita’ democratica dal livello nazionale a quello sovranazionale (no taxation without representation).
Purtroppo, l’unione fiscale proposta da Schäuble non soddisfa nessuna di queste condizioni. Al contrario, essa ruota attorno alla creazione di un organo indipendente col potere di veto sui bilanci nazionali […]
Si tratta, in sostanza, di un piano finalizzato a privare gli Stati nazionali di quel minimo di potere discrezionale che gli e’ rimasto, mettendo definitivamente il pilota automatico alla politica fiscale (in linea col dogma ordoliberale): il passo finale nella trasformazione definitiva dell’eurozona in una gabbia ordoliberale basata su un sistema di regole ferree e inflessibili […] Allo stesso tempo va anche rigettata con forza l’argomentazione, cara ai tedeschi, secondo cui, in assenza di un’unione fiscale, e’ necessario limitare ulteriormente l’autonomia fiscale degli Stati membri.
Questo rappresenta un ribaltamento totale di quello che insegna la teoria economica, nonche’ la storia, in materia di federazioni.
E’ vero l’esatto contrario, infatti: solo laddove esiste uno
“Stato centrale” in grado di compensare le fluttuazioni asimmetriche nei vari Stati membri e di redistribuire le risorse all’interno dell’unione monetaria ha senso limitare l’autonomia fiscale dei singoli Stati; in caso contrario, porre vincoli dibilancio molto stringenti ai singoli paesi li priva semplicemente della capacita’ di rispondere alle recessioni in modo adeguato, come dimostra bene la perdurante crisi dell’eurozona.
Insistere su questa strada – rafforzare i vincoli di bilancio finche’ non si arriva all’unione fiscale – vuol dire continuare a mettere il carro prima dei buoi, con conseguenze che non potranno che essere devastanti.

Info:
https://fazieditore.it/catalogo-libri/la-battaglia-contro-leuropa/
https://keynesblog.com/2016/07/08/michele-salvati-recensisce-la-battaglia-contro-leuropa-di-thomas-fazi-e-guido-iodice/

Europa/Boitani

Andrea Boitani – Sette luoghi comuni sull’economia – Laterza (2017)

Se non si vogliono accettare una revisione delle regole europee di finanza pubblica e, con tale revisione, tetti piu’ alti al deficit e un piu’ graduale, ma piu’ sicuro, sentiero di rientro del debito pubblico (soprattutto nei famigerati PIIGS), e se non si ritiene possibile rivedere il Trattato quanto al finanziamento monetario degli investimenti pubblici, rimangono solo tre alternative.
La prima e’ che tutti, Commissione europea, BCE e governi dell’Eurozona non facciano nulla, credendo di aver gia’ fatto tutto col piano Junker, secondo il «principio del Pappataci», enunciato nell’Italiana in Algeri di Rossini: «lascia pur che gli altri facciano: tu qui mangia, bevi e taci».
La seconda, piu’ attivistica e stimolante, e’ che la BCE faccia ricorso alla forma pura dell’helicopter money proposta da Milton Friedman quarant’anni fa, cioe’ si risolva a inviare un assegno a ciascuna famiglia dell’Eurozona, sperando che venga effettivamente speso. Gli effetti saranno meno espansivi di quelli ottenibili con il finanziamento di investimenti pubblici, ma certamente piu’ espansivi di quelli che si potrebbero ottenere riducendo contemporaneamente le tasse e la spesa pubblica. […]
La terza strada consiste nell’accrescere significativamente la spesa per investimenti pubblici almeno in Germania, l’unico paese europeo grande che abbia un ampio spazio fiscale, avendo un debito pubblico relativamente basso (in rapporto al PIL), un enorme surplus di bilancia commerciale e, ora, anche un surplus di bilancio pubblico.
Ai primi di settembre 2016, pure il presidente della BCE Mario Draghi ha sollecitato il governo tedesco in questo senso.
La dimensione della Germania in Europa garantisce che una forte spinta alla sua domanda interna abbia una ricaduta positiva sugli altri paesi dell’Eurozona […].
Un paese, di fatto, leader in Europa, come la Germania, dovrebbe offrire qualche beneficio (economico) della sua leadership a tutti gli altri, per consolidare la sua egemonia con il consenso (cioe’ essere veramente «egemone» e non
«dominante»).
Vista la difficolta’ di convincere i politici tedeschi a mollare l’ormeggio delle regole «stupide» e a spendere in proprio per costruire un’egemonia consensuale, la terza alternativa non appare oggi molto piu’ probabile della seconda e della via maestra di un (vero) grande piano europeo di investimenti pubblici.
Accidenti: una volta che un luogo comune ha senso…

Info:
https://www.anobii.com/books/Sette_luoghi_comuni_sull%27economia/9788858124581/012e4b7607f103e80f
https://www.lavoce.info/archives/tag/i-sette-luoghi-comuni-sulleconomia/
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858124581

Capitalismo/Fazi

Thomas Fazi, Guido Iodice – La battaglia contro l’Europa. Come un’elite ha preso in ostaggio un continente. E come possiamo riprendercelo – Fazi (2016)

Dopo la fine del regime di Bretton Woods nel 1971,  i paesi occidentali hanno progressivamente adottato i dettami di quello che viene chiamato neoliberismo.
Seguono la liberalizzazione dei commerci, l’eliminazione di limiti ai movimenti di capitali, l’indipendenza delle banche centrali dai governi e cosi’ via. La fine dell’aggancio con l’oro e con il dollaro, lungi dal dare ai governi maggiore liberta’ nel gestire le politiche monetarie e fiscali, costringe a trovare una nuova “ancora” per il valore della moneta […]
Il target inflazionistico, stabilito al 2 per cento, diviene il dogma di ogni banchiere centrale […]
Cosi’, per combattere l’inflazione le banche centrali aumentano i tassi di interesse. La disoccupazione che ne consegue e’ il primo tassello di un processo che negli anni Ottanta porta alla drastica riduzione del potere dei sindacati in tutto il mondo occidentale.
La conseguenza e’ che si’, l’inflazione si riduce, ma con essa anche la capacita’ dei lavoratori di conquistare salari piu’ alti per godere anch’essi dei benefici dell’accresciuta produttivita’.
Mentre quest’ultima continua a crescere, il potere d’acquisto dei lavoratori rimane indietro. Si puo’ produrre sempre di piu’, ma non si ha il denaro per comprare.
Cosa tiene quindi in piedi questo sistema? Perché semplicemente non si innesca quella che gli economisti chiamano “crisi da sottoconsumo”?
La risposta e’ che i liberisti sono sempre pronti a scendere a compromessi […]
Se i redditi da lavoro non bastano, ecco che il credito e la finanza divengono la nuova fonte di domanda autonoma.
La “new economy” e’ la nuova corsa all’oro […]
Quando la bolla delle dot.com scoppia, ecco pronto il suo sostituto, stavolta molto più tradizionale: la bolla immobiliare. Il debito privato diviene via via sempre piu’ gigantesco, anche da questa parte dell’oceano, per non parlare delle cosiddette “tigri asiatiche” e del Giappone.
Anche qui, il ruolo dello Stato e’ tutt’altro che marginale […]
Se il lavoro non e’ un diritto, se il salario non permette di accrescere il benessere familiare, allora il nuovo diritto diventa l’accesso al credito.

Info:
https://fazieditore.it/catalogo-libri/la-battaglia-contro-leuropa/
https://keynesblog.com/2016/07/08/michele-salvati-recensisce-la-battaglia-contro-leuropa-di-thomas-fazi-e-guido-iodice/

Europa/Formenti

Carlo Formenti – La variante populista – Derive Approdi (2016)

Che l’Unione europea non sia un’istituzione democratica e’ ormai un’idea condivisa non solo dagli ambienti «euroscettici» ma anche da molti convinti europeisti.
Del resto e’ difficile negare una serie di evidenze:
1) la Commissione europea e’ un comitato di funzionari politici non eletti che rispondono ai «mercati», cioe’ alle lobby finanziarie e industriali, piuttosto che ai cittadini europei;
2) il Parlamento europeo e’ l’unico organo eletto, ma e’ dotato di limitati poteri decisionali;
3) le decisioni della Banca centrale europea in materia di politica monetaria ed economica tengono conto dei suggerimenti della Banca mondiale, del Fondo monetario internazionale (e della banca centrale tedesca, l’unica banca nazionale ad avere voce in capitolo) piuttosto che delle esigenze degli Stati membri, e l’elenco potrebbe proseguire.

Info:
https://sinistrainrete.info/teoria/9639-alessandro-visalli-la-variante-populista-di-formenti.html
https://www.lacittafutura.it/cultura/la-variante-populista-secondo-formenti

Stato/Gila

Paolo Gila – Capitalesimo. Il ritorno del feudalesimo nell’economia mondiale – Bollati Boringhieri (2013)

Le cariche di potere non vengono assegnate su base popolare: non c’e’ alcuna elezione democratica che stabilisca chi debba presiedere l’Onu, la Banca Centrale Europea, il Fondo Monetario Internazionale, la Nato, il Wto: tutte queste istituzioni – come del resto molte altre – cooptano al loro interno i funzionari, i dirigenti o i ricercatori, sulla base di qualita’ professionali, ma soprattutto di fedelta’ alla visione del modello emergente.
Il criterio di selezione e di adozione dei nuovi conti e baroni e’ la loro presunta capacita’ «tecnica»; il vero merito e’ di essere funzionali al sistema.

Info:
http://www.spazioterzomondo.com/2013/04/recensione-paolo-gila-capitalesimo-bollati-boringhieri/
https://www.sololibri.net/Capitalesimo-Paolo-Gila.html

Europa/Gila

Paolo Gila – Capitalesimo. Il ritorno del feudalesimo nell’economia mondiale – Bollati Boringhieri (2013)

Come nel passato feudale – dove gli incarichi, i titoli e i ruoli venivano assegnati a livello locale dal governante ai sottoposti attraverso il criterio della cooptazione e l’investitura era la forma rituale che suggellava e fortificava questo sistema – nell’epoca contemporanea avviene la stessa procedura, ma su scala mondiale e con sfumature piu’ sottili.
L’era del Capitalesimo punta sullo sviluppo di una serie di istituzioni sovranazionali (Nazioni Unite, Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale, ecc.) in relazione con la forza delle aree economiche e monetarie (Nafta, Unione Europea, ma anche Opec, ecc.) sotto la guida tecnica di realtà come la Federal Reserve, la Banca Centrale Europea, e con l’aiuto di associazioni internazionali non-governative, per affermare un cambiamento dei rapporti di forza, dove gli stati, le comunita’ locali, i club territoriali e professionali vengono stemperati e indeboliti.

Info:
http://www.spazioterzomondo.com/2013/04/recensione-paolo-gila-capitalesimo-bollati-boringhieri/
https://www.sololibri.net/Capitalesimo-Paolo-Gila.html

Europa/Stiglitz

Joseph E. Stiglitz – L’euro. Come una moneta comune minaccia il futuro dell’Europa – Einaudi (2017)

Il mandato della Bce e’ controllare l’inflazione, e non la disoccupazione.
Fintanto che c’e’ inflazione in Europa in generale e in Germania in particolare, non solo la Bce presta scarsa attenzione alla sofferenza dei paesi afflitti da alti livelli di disoccupazione, ma non si preoccupa neppure del tasso medio di disoccupazione […]
Il risultato di una Bce concentrata unicamente sull’inflazione e’ che la crescita e la stabilita’ sono inferiori rispetto alle potenzialita’ della regione, e questo fa sorridere, visto e considerato che il presunto obiettivo del quadro economico dell’eurozona era quello di promuovere la crescita e la stabilita’ […] I principi in voga ai tempi della fondazione dell’eurozona – come per esempio che l’unica cosa di cui una banca centrale dovesse occuparsi era l’inflazione, e che cioì sarebbe bastato a garantire crescita e stabilita’ – sono stati oggi ampiamente sconfessati sia dagli economisti accademici sia dai politici, anche negli ambienti dell’Fmi. Eppure alla Bce queste idee sono scolpite nella pietra e tuttora condivise in molti potentati dell’eurozona.

Info:
http://temi.repubblica.it/micromega-online/stiglitz-e-possibile-salvare-l-euro/
https://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2018-07-06/stiglitz-italexit-e-l-ultima-spiaggia-l-italia-e-meglio-restare-ma-l-euro-va-riformato-154718.shtml?uuid=AEpvLEIF&refresh_ce=1
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/stiglitz-39-39-39-italia-sufficientemente-grande-ha-176313.htm

 

Europa/Cesaratto

Sergio Cesaratto – Chi non rispetta le regole. Itaslia e Germania, le doppie morali dell’euro – Imprimatur (2018)

E’ a mio avviso segno di un grave estremismo ideologico assegnare alla Bce il precipuo obiettivo della stabilita’ dei prezzi.
Invece, la Federal Reserve americana ha anche l’obiettivo della piena occupazione, come si conviene a una vera democrazia in cui i cittadini votano per la politica  economica che preferiscono sulla base di quale dei due obiettivi, inflazione o piena occupazione, reputano piu’ importante.
In Europa l’obiettivo della piena occupazione viene delegato alle misure nazionali di flessibilita’ del mercato del lavoro: la deflazione competitiva e’ assurta a pilastro europeo, sul modello del dumping salariale di cui la Germania diede il buon esempio con le riforme Hartz.
Credo che ogni persona colta minimamente avvezza al pensiero keynesiano e alla democrazia sociale non possa che rimanere indignata.

Info:
https://sinistrainrete.info/europa/12212-sergio-cesaratto-chi-non-rispetta-le-regole.html
https://www.anobii.com/books/Chi_non_rispetta_le_regole/9788868307042/01cbbe8b20591e9949