Economia di mercato/Hickel

Jason Hickel – The divide. Guida per risolvere la disuguaglianza globale – il Saggiatore (2018)

L’esigenza delle grandi aziende [e’] di massimizzare il rendimento per l’azionista.
Come il Pil, anche questo imperativo non esiste da sempre. Le sue origini si possono far risalire al 1919, con la storica sentenza della Corte suprema degli Stati Uniti «Dodge contro Ford Motor Company».
All’epoca, la Ford Motor Company aveva una notevole eccedenza di capitale e Henry Ford aveva deciso di utilizzarne una parte per aumentare i salari ai suoi operai, che erano gia’ considerati piuttosto alti.
I fratelli Dodge, due dei maggiori azionisti della casa automobilistica, intentarono causa alla Ford per questa decisione, sostenendo che il capitale della compagnia apparteneva agli azionisti e che aumentare i salari senza necessita’ equivaleva di fatto a un furto ai loro danni.
La Corte suprema delibero’ in loro favore, stabilendo un precedente. Le decisioni delle aziende andavano prese anzitutto nell’interesse degli azionisti. Se gli amministratori delegati vogliono spendere del denaro per aumentare i salari o per proteggere l’ambiente in un modo che si traduce in rendimenti piu’ bassi per gli azionisti, non possono farlo, perche’ e’ sostanzialmente illegale.
Oggi le grandi aziende sono governate da questo imperativo, e cio’ forse le rende molto piu’ avide di quanto sarebbero altrimenti.
Abolirlo e’ un passo importante per metterle nelle condizioni di prendere in considerazione altre priorita’

Info:
https://www.ibs.it/the-divide-guida-per-risolvere-libro-jason-hickel/e/9788842824961/recensioni
https://www.culturamente.it/libri/politica-economica-jason-hickel/
https://www.ilsaggiatore.com/libro/the-divide/

 

Economia di mercato/Hickel

Jason Hickel – The divide. Guida per risolvere la disuguaglianza globale – il Saggiatore (2018)

Le multinazionali citano in giudizio uno stato a causa delle leggi nazionali che limitano i loro «profitti futuri attesi», anche quando tali leggi hanno lo scopo di tutelare i diritti umani, la salute pubblica o l’ambiente.
Vale la pena di fermarci a riflettere sulle implicazioni di questo sistema.
Di norma, gli stati godono dell’«immunita’ sovrana», cioe’ non possono essere citati in giudizio. Ma questo principio viene sospeso nel caso di controversie tra investitori e stati.
Il concetto di «protezione degli investitori» conferisce di fatto alle grandi aziende il potere di eludere il normale ordinamento giudiziario e di neutralizzare le leggi di nazioni sovrane. In altre parole, sono le grandi aziende che possono regolamentare gli stati democratici, anziche’ il contrario. E’ un assalto frontale alle nozioni di sovranita’ e democrazia, condotto ancora una volta, paradossalmente, in nome della libertà […]
L’aspetto forse piu’ inquietante di questi nuovi meccanismi di risoluzione delle controversie tra investitore e stato, tuttavia, e’ che sono intrinsecamente asimmetrici. Gli investitori possono citare in giudizio uno stato, ma agli stati non e’ riconosciuto il diritto corrispondente di citare in giudizio gli investitori esteri.
Il massimo che uno stato puo’ sperare di ottenere in sede di composizione e’ l’annullamento della causa: non puo’ richiedere il risarcimento dei danni da parte delle multinazionali straniere.
In sostanza, il sistema conferisce a grandi aziende private non democratiche nuovi poteri e liberta’ speciali, mentre erode quelli degli stati sovrani democratici […]
Come se non bastasse, gli stessi procedimenti di risoluzione delle controversie sono antidemocratici. Si svolgono in tribunali segreti, privi della trasparenza e delle garanzie costituzionali che caratterizzano i normali tribunali di diritto pubblico. In questi procedimenti i giudici sono legali di imprese private esperti in diritto societario, non funzionari nominati dallo Stato.

Info:
https://www.ibs.it/the-divide-guida-per-risolvere-libro-jason-hickel/e/9788842824961/recensioni
https://www.culturamente.it/libri/politica-economica-jason-hickel/
https://www.ilsaggiatore.com/libro/the-divide/

Lavoro/Lind

Michael Lind – La nuova lotta di classe. Elite dominanti, popolo dominato e il futuro della democrazia – Luiss (2021)

Da una ricerca risulta che in sedici democrazie occidentali la produttivita’ del lavoro e’ cresciuta di gran lunga piu’ rapidamente rispetto ai salari medi reali e ai fringe benefit, ma la maggior parte dell’aumento delle entrate e’ andata a vantaggio di proprietari e azionisti.
Un altro studio realizzato in tredici Paesi capitalisti avanzati ha riscontrato che l’aumento dei salari reali, che negli anni Settanta era stato del 4 per cento, tra il 1980 e il 2005 e’ stato inferiore all’1 per cento, mentre la quota salariale del reddito scendeva dal 78 al 63 per cento, e il resto era salario derivante da guadagni, interessi, dividendi e locazioni.
Le grandi quantita’ di denaro non stanno nel “capitale umano”, ma nel semplice capitale di vecchio stampo.
La new economy, quindi, in verita’ e’ solo una nuova versione della vecchia economia – l’economia capitalista manageriale – e non una leggendaria e immateriale “economia della conoscenza”

Info:
https://open.luiss.it/2021/05/20/un-nuovo-compromesso-sociale-salvera-la-democrazia/
https://legrandcontinent.eu/it/2021/04/04/competenti-contro-deplorevoli-la-nuova-lotta-di-classe/
https://www.rivistailmulino.it/a/la-nuova-lotta-di-classe
https://www.centromachiavelli.com/2020/04/06/scalea-lind-guerra-di-classe/
https://www.ilfoglio.it/un-foglio-internazionale/2020/03/16/news/i-cittadini-dimenticati-contro-le-elite-metropolitane-la-nuova-lotta-di-classe-306549/

Capitalismo/Brancaccio

Emiliano Brancaccio – Democrazia sotto assedio. La politica economica del nuovo capitalismo oligarchico – Piemme 2022

La centralizzazione capitalistica e’ dunque alla base dell’attuale regresso democratico e in prospettiva potrebbe minacciare la sopravvivenza stessa delle istituzioni della liberaldemocrazia.
Il capitalismo tende cosi’ a precipitare in una crisi ancor piu’ minacciosa, non solo economica ma anche democratica […]
Studi recenti segnalano, a questo riguardo, che oltre l’80 per cento del capitale quotato nelle Borse mondiali e’ controllato da meno del 2 per cento degli azionisti, un ristretto manipolo di grandi capitalisti che oltretutto tende a restringersi ancora di piu’ a cavallo delle crisi economiche.
Questa centralizzazione del controllo capitalistico si manifesta un po’ in tutti i settori, dai trasporti alla farmacia, dalla grande distribuzione fino ai media e all’editoria. Il fenomeno si verifica indipendentemente dall’alternarsi delle decisioni di conglomerare o di fare “spezzatini” dei comparti del business.
Ed e’ una tendenza che si manifesta un po’ ovunque, negli Stati Uniti, in Europa e persino in Cina, al di la’ dei confini delle singole nazioni. Inoltre, e’ interessante notare che questo ristretto club di detentori delle quote di controllo del capitale mondiale risulta per molti versi stabile: una volta raggiunto l’olimpo, questa nuova oligarchia del capitale difficilmente viene scalzata.

Info:
https://www.emilianobrancaccio.it/2022/01/03/democrazia-sotto-assedio/
https://www.ilponterivista.com/blog/2021/06/24/democrazia-sotto-assedio/
https://www.micromega.net/brancaccio-capitalismo/
https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/22123-sandor-kopacsi-su-democrazia-sotto-assedio-di-brancaccio.html
https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/democrazia-sotto-assedio-29606

Finanziarizzazione/Chomsky

Noam Chomsky – Precipizio. Il capitale all’attacco della democrazia e il dovere di cambiare rotta – Ponte alle Grazie (2021)

Esistono altri focolai del male che affligge la popolazione.
La finanziarizzazione estrema dell’economia e la priorita’ data al valore per gli azionisti negli anni neoliberisti, accelerate dai «Chicago Boys» di Reagan, hanno determinato l’allontanamento del mondo aziendale dal modello di risparmio e investimento degli anni di grande crescita del capitalismo regolamentato.
William Lazonick ha analizzato molto bene l’«economia del riacquisto di azioni proprie (buyback)» tipica della reazione neoliberista. Secondo Lazonick, «bilioni di dollari che si sarebbero potuti spendere in investimenti produttivi sono stati invece usati per riacquistare azioni proprie in modo da aumentare il prezzo delle azioni», arricchendo i ricchi ma senza garantire un’attivita’ significativa o costante ne’ beni utili.
La Apple, la maggiore societa’ del mondo per valore di mercato, in passato produceva innovazione e sviluppo. Con il suo nuovo amministratore delegato Tim Cook e’ diventata la «regina del riacquisto», arricchendo gli azionisti (e il management).
Anche altre aziende si comportano allo stesso modo.
L’imbroglio fiscale repubblicano del 2018 sta sortendo gli stessi effetti, a tutto svantaggio dei lavoratori e dei cittadini in generale. Il rapido incremento delle speculazioni ha avuto conseguenze simili. E lo stesso vale per le ripetute crisi finanziarie seguite alla deregolamentazione, che penalizzano fortemente i poveri e i lavoratori ma non i veri colpevoli del settore finanziario, che vengono anzi salvati con i danari pubblici e ne escono piu’ ricchi di prima.

Capitalismo/Marsili

Lorenzo Marsili, Yanis Varoufakis – Il terzo spazio. Oltre establishment e populismo – Laterza (2017)

Le privatizzazioni sono un simbolo chiave della perdita di sovranita’ popolare e della resa dello Stato a governare l’economia a favore di una maggioranza.
In alcuni casi, poi, diventano una forma di rendita garantita per azionisti: succede quando si tratta di aziende che operano in settori regolati e naturalmente monopolistici.
Privatizzazioni, queste, che hanno creato una nuova categoria di imprenditori rentier che estraggono valore da aziende ex pubbliche protette senza fare nessun investimento.
E’ ovvio che le privatizzazioni vadano immediatamente fermate e, dove possibile, invertite.
Ma si deve fare di piu’. Perche’ il punto non e’ nazionalizzare ma democratizzare il sistema economico.
Negli ultimi trent’anni si e’ esteso a dismisura quello shareholder capitalism, il capitalismo dell’azionista, che ha fatto dell’aumento dei dividendi l’unico fine aziendale, anche e soprattutto a scapito dei lavoratori, dell’impatto sociale e ambientale. Molto spesso questo avviene attraverso un aumento fittizio del valore azionario con processi 
quali il buy-back, l’utilizzo dei profitti aziendali per l’acquisto di azioni proprie invece che per investimenti.

Info:
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858128282
https://www.minimaetmoralia.it/wp/terzo-spazio-intervista-yanis-varoufakis/

Lavoro/Piketty

Thomas Piketty – Capitale e ideologia. Ogni comunita’ ha bisogno di giustificare le proprie disuguaglianze- La Nave di Teseo (2020)

Il caso della Germania e’ particolarmente interessante data l’importanza del suo modello sociale e industriale nella socialdemocrazia europea […]
Il dibattito parlamentare condusse all’approvazione dell’importante legge sulla cogestione del 1976 – rimasta fino a oggi sostanzialmente invariata –, che ha esteso a tutte le aziende con oltre 2000 dipendenti l’obbligo di riservare ai rappresentanti dei lavoratori meta’ dei seggi e dei diritti di voto (o un terzo, nelle aziende che contano tra 500 e 2000 dipendenti).
Seggi e diritti di voto sono assegnati ai rappresentanti dei lavoratori in quanto tali, indipendentemente dal fatto che detengano o meno quote societarie. Se vi e’ partecipazione azionaria dei dipendenti (a titolo individuale, o come delegati di un fondo pensione o di un’altra struttura collettiva), questa puo’ comportare il loro diritto a ulteriori seggi nei consigli di amministrazione, e al limite condizionare la stessa maggioranza. Lo stesso vale in caso di azionariato pubblico di minoranza(*) […]
La Legge fondamentale tedesca del 1949 adottera’ disposizioni simili, specificando che il diritto di proprieta’ e’ legittimo solo nella misura in cui contribuisce al benessere generale della comunita’.
Il testo menziona esplicitamente la socializzazione dei mezzi di produzione, in termini che estendono le opzioni possibili a misure come la cogestione.

(*) Nel caso della Svezia, la legge del 1974 (prorogata nel 1980 e nel 1987) prevede che un terzo dei seggi nei consigli di amministrazione di tutte le imprese con piu’ di 25 dipendenti sia riservato ai rappresentanti del personale.

Info:
https://www.internazionale.it/opinione/annamaria-testa/2020/06/24/thomas-piketty-capitale-ideologia
https://www.aggiornamentisociali.it/articoli/capitale-e-ideologia-intervista-a-thomas-piketty/
https://www.ilmessaggero.it/libri/capitale_e_ideologia_il_nuovo_saggio_di_piketty_star_dell_economia_pop-5299153.html
http://temi.repubblica.it/micromega-online/piketty-il-capitalismo-non-e-piu-in-grado-di-giustificare-le-sue-disuguaglianze/
https://www.huffingtonpost.it/2018/09/08/lincubo-social-nativista-italiano-potrebbe-molto-rapidamente-riguardarci-da-vicino-piketty-avverte-le-democrazie-europee_a_23520935/

Europa/Stiglitz

Joseph E. Stiglitz – Riscrivere l’economia europea. Le regole per il futuro dell’Unione – il Saggiatore (2020)

Da decenni l’Europa discute delle migliori prassi per il governo d’impresa.
Le aziende europee devono semplicemente massimizzare il valore dell’azienda per i loro azionisti o devono tenere conto degli interessi (spesso divergenti) di altri stakeholders?
Anche all’interno dello shareholder capitalism, il capitalismo dell’azionista (come viene spesso chiamato il primo approccio), c’e’ un dibattito: bisogna preoccuparsi del valore del mercato azionario odierno o del valore a piu’ lungo termine?
Nella pratica, il capitalismo dell’azionista negli Stati Uniti ha portato all’ossessione per il breve termine (short-termism). Ci si focalizza sul qui e ora, o per dirla in altri termini si cercano modi per far salire il prezzo delle azioni oggi senza curarsi della fattibilita’ a lungo termine dell’impresa.
Adottando questo approccio, le 
aziende spesso si caricano di debiti, tanto che finiscono per andare in bancarotta.
Gli stakeholders, invece, i portatori di interesse, sono un gruppo piu’ ampio che include i dipendenti, i clienti, le comunita’ locali e la societa’ in generale. Lo stakeholder capitalism, per sua stessa natura, deve tenere in considerazione il lungo termine.
Per buona parte degli ultimi due decenni, questi due gruppi hanno simboleggiato approcci opposti.
La Germania e’ il prototipo dello stakeholder capitalism, che caratterizza soprattutto le medie imprese tedesche (le Mittelstand), ma non solo.

Info:
https://www.linkiesta.it/2020/05/nobel-stigliz-come-riscrivere-economia-europea/
http://temi.repubblica.it/micromega-online/al-capezzale-dell-europa/
https://www.ilsaggiatore.com/libro/riscrivere-leconomia-europea/

Finanziarizzazione/Mazzucato

Mariana Mazzucato – Il valore di tutto – Laterza (2018)

L’acquisto di azioni proprie e’ un modo di trasferire denaro dalla societa’ agli azionisti.
La societa’ acquista parte delle azioni dagli azionisti esistenti.
In termini di finanza e di economia, queste operazioni sono come dividendi: gli azionisti ricevono, e la societa’ paga, un medesimo importo.
La sola differenza e’ che i dividendi sono pagati a tutti gli azionisti in pari misura, mentre gli acquisti di azioni vengono pagati solo a quelli che vogliono vendere: e per di piu’, gli acquisti di azioni evitano qualsiasi tassazione sui dividendi imposta dai governi che desiderano un maggior reinvestimento degli utili.

Info:
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858127841
https://www.anobii.com/books/Il_valore_di_tutto/9788858127841/01dd6d24ba48fe41d4
https://www.pandorarivista.it/articoli/valore-di-tutto-mariana-mazzucato/

Finanziarizzazione/Formenti

Carlo Formenti – Utopie letali – Jaca Book (2013)

Le ricostruzioni storiche del processo di finanziarizzazione negli ultimi decenni del XX secolo distinguono due fasi: una prima finanziarizzazione, che coincide con il progressivo mutamento della concezione dell’impresa capitalistica, da dispositivo produttivo a portafoglio di attività, e una seconda finanziarizzazione, nel corso della quale l’interesse degli azionisti e’ venuto gradualmente occupando una posizione preminente nella determinazione degli obiettivi dell’impresa, i quali hanno finito per coincidere quasi esclusivamente con la massimizzazione del valore azionario della stessa […]
A conclusione delle due fasi appena descritte, ci si
e’ trovati di fronte a un’impresa che ha cessato di strutturare la propria organizzazione in relazione a considerazioni di tipo produttivo e/o commerciale, per adottare modelli funzionali alla valorizzazione specificamente finanziaria degli investimenti.

Info:
http://temi.repubblica.it/micromega-online/la-prefazione-a-utopie-letali-di-carlo-formenti/
http://www.inchiestaonline.it/libri-e-librerie/valerio-romitelli-le-utopie-letali-che-si-aggirano-per-il-mondo-secondo-carlo-formenti/
http://www.inchiestaonline.it/libri-e-librerie/valerio-romitelli-le-utopie-letali-che-si-aggirano-per-il-mondo-secondo-carlo-formenti/