Green New Deal/Formenti

Carlo Formenti- Il socialismo è morto, viva il socialismo! Dalla disfatta della sinistra al momento populista – Meltemi (2019)

Un libro di Marco D’Eramo snocciola dati impressionanti sulle dimensioni raggiunte dall’industria turistica contemporanea: 277 milioni di posti di lavoro, pari al 9% del totale mondiale; 9,4% del Pil europeo (15,5 in Spagna e 10,2 in Italia, Paesi in cui pesa, rispettivamente, il 15,5% e l’11,6% dell’occupazione).
Dopodiche’ spiega che e’ sbagliato considerare come “postindustriale”, “postmoderna”, “immateriale” un’attivita’ che e’ invece caratterizzata da una materialita’ fatta di acciaio, automobili, aerei e navi, cioe’ da una “pesantezza” decisamente moderna che causa enormi devastazioni ambientali e ne fa una delle industrie piu’ inquinanti attraverso l’impatto dei trasporti e l’introduzione di rifiuti nell’ecosistema.
Ne’ si tratta solo di degrado ambientale, ma anche e soprattutto di degrado culturale: le citta’ europee (si pensi a Venezia, Roma e Firenze in Italia) si trasformano in altrettanti Luna Park per turisti americani e giapponesi (cui si aggiungono sempre piu’ russi e cinesi) in cui i cittadini “recitano” se stessi, mettendo in scena culture e tradizioni private delle loro radici storiche, per cui i fornitori di servizi divengono parte integrante del prodotto consumato.

Info:
https://www.mangialibri.com/il-socialismo-e-morto
https://www.fondazionecriticasociale.org/2019/03/18/a-proposito-di-carlo-formenti-il-socialismo-e-morto-viva-il-socialismo/
https://tempofertile.blogspot.com/2019/08/carlo-formenti-il-socialismo-e-morto.html

Green New Deal/Fraser

Nancy Fraser – Capitalismo cannibale. Come il sistema sta divorando la democrazia, il nostro senso di comunita’ e il pianeta – Laterza (2023)

La politica climatica si e’ spostata al centro della scena.
Anche se persistono sacche di negazionismo, attori politici di diversi colori si stanno dando sempre piu’ al verde.
Una nuova generazione di giovani attivisti ricorda con insistenza la necessita’ di affrontare la minaccia mortale rappresentata dal riscaldamento globale. Mentre rimproverano ai piu’ vecchi di rubare loro il futuro, questi militanti rivendicano il diritto e la responsabilita’ di prendere tutte le misure necessarie per salvare il pianeta.
Allo stesso tempo stanno guadagnando forza i movimenti per la decrescita, che mirano a una trasformazione degli stili di vita nella convinzione che gli attuali ci stiano trascinando verso l’abisso. Analogamente, le comunita’ indigene, nel Nord come nel Sud, stanno ottenendo un sostegno sempre maggiore per lotte che solo di recente sono state riconosciute come ecologiche. Da tempo impegnate nella difesa dei propri habitat, dei propri mezzi di sussistenza e delle proprie tradizioni dall’invasione coloniale e dalle aziende estrattive, oggi trovano nuovi alleati tra coloro che cercano modi non strumentali di rapportarsi alla natura […]
Per non essere tagliati fuori, anche gli esponenti del populismo di destra stanno diventando piu’ verdi. Abbracciando uno sciovinismo eco-nazionale, questi gruppi propongono di preservare «i propri» spazi verdi e «le proprie» risorse naturali escludendo «gli altri» (razzializzati) […]
Altri ancora, indossando il mantello dell’ecologismo, utilizzano schemi neoliberisti di compensazione per l’emissione di carbonio per recingere terreni, espropriare chi vive dei loro prodotti e acquisire nuove forme di rendita monopolistica. Da ultimi, anche gli interessi aziendali e finanziari sono coinvolti nel gioco.
Traendo considerevoli profitti dal boom della speculazione sui prodotti ecocompatibili, imprenditori e professionisti della finanza investono economicamente e politicamente per far si’ che il regime climatico globale rimanga incentrato sul mercato e favorevole al capitale.

Info:
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/recensioni/fraser_rep.pdf
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/recensioni/fraser_lalettura.pdf
https://www.laterza.it/wp-content/uploads/recensioni/fraser_corsera.pdf
https://jacobinitalia.it/#facebook
https://jacobinitalia.it/il-capitalismo-cannibale/

Green New Deal/ Chang

Ha-Joon Chang – Economia commestibile. Comprendere la teoria economica attraverso il cibo – il Saggiatore (2023)

E’ necessario riflettere sulla crescente richiesta alimentare di insetti, quale fonte proteica molto meno dannosa per l’ambiente rispetto alla carne.
Gli insetti non generano praticamente alcun gas serra e richiedono appena 1,7 chilogrammi di mangime per 1 chilogrammo di peso vivo, contro i 2,9 chilogrammi di gas a effetto serra e i 10 chilogrammi di mangime nel caso della carne di manzo […]
Inoltre gli insetti richiedono molta meno acqua e terra per grammo di proteine prodotte rispetto alla carne.
Tuttavia, la domanda di insetti non decolla, mentre si diffondono il vegetarianismo e il veganismo.
La diffusione del consumo di insetti, soprattutto in Europa e in Nord America, e’ minata dal «fattore disgusto». Molte persone trovano disgustosa l’idea di mangiare insetti. Ma, curiosamente, gran parte di coloro che trovano ripugnante il consumo di insetti divorano volentieri gamberi, gamberetti e affini come aragoste e scampi. Questa e’ la piu’ strana delle avversioni alimentari, almeno per me. I crostacei e gli insetti sono entrambi artropodi (per me e per voi, striscianti), con tentacoli, esoscheletri, corpi segmentati e zampe multiple. Perche’ mangiare i primi e non i secondi?
Ci saranno piu’ persone che mangeranno insetti se li rinominiamo? Credo che dovremmo chiamare i grilli «gamberi di bosco» e le cavallette «scampi di campagna» (langoustines de champs li renderebbe ancora piu’ popolari?) […]
Gli insetti richiedono 23 litri d’acqua e 18 m2 di terreno per ogni grammo di proteina prodotta, contro i 112 litri e i 254 m2 della carne bovina. Per la carne di maiale le cifre corrispondenti sono 57 litri e 63 m2, mentre quelle per il pollo sono 34 litri e 51 m2.

Info:
https://www.criticaletteraria.org/2023/02/economia-commestibile-ha-joon-chang.html
https://saggiatore.s3.eu-south-1.amazonaws.com/media/rassegne/2023/2023-02-A/2023_02_04-Tuttolibri-Chang-1.pdf
https://ilfattoalimentare.it/economia-commestibile-dalla-storia-dellalimentazione-per-spiegare-leconomia.html

Europa/Schiavone

Aldo Schiavone – Sinistra! Un manifesto – Einaudi (2023)

Non c’e’ un solo grande problema nel mondo contemporaneo – ambiente, energia, salute, emigrazioni, diseguaglianze – che possa essere risolto dalla volonta’ di un solo Stato, che non richieda un approccio e una soluzione almeno continentali.
Se e’ cosi’, se non vogliamo, come gia’ adesso sta accadendo, che siano altri poteri, diversi da quello politico, a dare sempre risposte che poi ci vengono imposte, l’unica possibilita’ e’ di costruire, passo dopo passo, una capacita’ di intervento, di discussione e di governo altrettanto globali, che riescano a porsi sullo stesso piano delle forze che dovrebbero regolare. Qualcosa e’ stato fatto nella giusta direzione negli ultimi anni: per esempio sui problemi della tutela dell’ambiente, o su quello di una comune imposizione fiscale per le grandi multinazionali. Ma e’ ancora poco, sebbene promettente.
Dobbiamo insistere, allargare, migliorare, organizzare, alzare il livello delle proposte e delle finalita’. Cominciando proprio dall’Europa […]
Privi di un’Europa forte e integrata siamo tutti piu’ a rischio, ancor meno padroni del nostro destino, meno in grado di costruire quell’Occidente plurale senza il quale ognuna delle forme attraverso cui si sta definendo la mondializzazione del pianeta potrebbe seguire un percorso piu’ sbilanciato, meno sicuro e produttivo […]
La sinistra dovrebbe far diventare senso comune una simile valutazione. Fare della vocazione europea la sua bandiera. Ma non per difendere – come troppe volte ha fatto – l’Europa com’e’: una costruzione incompiuta. Bensi’ perche’ essa possa riprendere subito la strada della sua unificazione; perche’ la forza costituente dell’Unione riprenda il suo slancio, e questo obiettivo diventi la prima missione dell’Italia.

Info:
https://www.huffingtonpost.it/blog/2023/02/14/news/schiavone_la_sinistra_il_passato_e_il_presente-11341021/
https://www.infinitimondi.eu/2023/03/08/tre-libri-recenti-3-sinistra-un-manifesto-di-aldo-schiavone-einaudi-2023-una-bolognina-trentanni-dopo-recensione-di-gianfranco-nappi/
https://www.marx21.it/cultura/un-manifesto-per-la-sinistra-una-lettura-critica-dellultimo-libro-di-aldo-schiavone/

Green New Deal/Hickel

Jason Hickel – Siamo ancora in tempo! Come una nuova economia puo’ salvare il pianeta – il Saggiatore (2021)

I ricchi hanno un’impronta ecologica molto piu’ pesante di qualsiasi altra persona.
Il 10% piu’ ricco della popolazione mondiale e’ responsabile di quasi la meta’ delle emissioni complessive globali di anidride carbonica dovute allo stile di vita. Detto in altri termini, la crisi climatica mondiale e’ in gran parte alimentata dai ricchi del mondo.
La situazione risulta ancora piu’ sbilanciata se si salgono i gradini della scala del reddito. Le emissioni dell’1% piu’ ricco sono trenta volte superiori a quelle del 50% piu’ povero della popolazione umana. Perche’? Perche’, oltre a consumare piu’ di chiunque altro, i loro consumi sono a piu’ alta intensita’ di energia: case enormi, auto di grossa cilindrata, jet privati, voli frequenti, vacanze in luoghi remoti, importazione di prodotti di lusso e via dicendo.
E se i ricchi hanno piu’ soldi di quanti ne possano spendere, il che e’ praticamente sempre vero, investono il denaro in esubero in settori espansionistici che sono molto spesso rovinosi dal punto di vista ecologico.
Questo ci porta a una conclusione semplice ma radicale: qualsiasi politica che riduca i redditi dei molto ricchi produrra’ benefici ecologici concreti. Dato che il reddito in eccesso non offre ai ricchi alcun vantaggio in termini di benessere, e’ una scelta che si puo’ fare senza temere di compromettere i risultati sociali.

Info:
https://oggiscienza.it/2021/05/08/siamo-ancora-in-tempo-jason-hickel/
https://www.ilsaggiatore.com/wp-content/uploads/2021/04/2021_04_20-Manifesto-Hickel.pdf
https://www.linkiesta.it/2021/03/salvare-il-pianeta-rapporto-natura/

Green new deal/Hickel

Jason Hickel – Siamo ancora in tempo! Come una nuova economia puo’ salvare il pianeta – il Saggiatore (2021)

Immaginiamo di riuscire a realizzare una rapida transizione alle energie pulite continuando a far crescere l’economia mondiale, e che sia possibile continuare a far crescere la domanda di energia all’infinito senza preoccuparci dell’estrazione di materiali che questa crescita comporta, o della pressione che esercita su aree del mondo gia’ sfruttate […]
Uno scenario del genere soddisfa i requisiti della crescita verde, giusto?
Il problema di questa visione e’ che non coglie un punto fondamentale, ineludibile: le emissioni sono solo una parte della crisi […]
Il problema non e’ solo il tipo di energia che usiamo, e’ anche quello che ci facciamo con quest’energia. Anche se avessimo un sistema di energia pulita al 100%, che cosa ci faremmo? La stessa identica cosa che facciamo con i combustibili fossili: radere al suolo ancora piu’ foreste, pescare ancora piu’ pesci, scavare ancora piu’ montagne, costruire ancora piu’ strade, espandere le coltivazioni industriali e riversare ancora piu’ rifiuti nelle discariche: tutte cose che hanno conseguenze ecologiche che il nostro pianeta non e’ piu in grado di sostenere.
Faremo queste cose perche’ il nostro sistema economico esige una crescita esponenziale della produzione e dei consumi […]
Passare all’energia pulita non fara’ nulla per rallentare queste altre forme di dissesto ambientale. Scampare alla padella del disastro climatico non ci sara’ di molto aiuto se finiremo per saltare nella brace del collasso ecologico […]
Il problema che abbiamo di fronte non e’ legato alla tecnologia. E’ legato alla crescita.
Ogni volta, immancabilmente, vediamo che l’imperativo della crescita spazza via tutti i guadagni offerti dalle nostre tecnologie migliori.
Tendiamo a immaginare il capitalismo come un sistema che incentiva l’innovazione. Ed e’ vero. Ma, paradossalmente, i potenziali benefici ambientali dell’innovazione sono limitati dalla logica stessa del capitale. Non dev’essere necessariamente cosi’.
Se vivessimo in un altro tipo di economia, un’economia non organizzata intorno alla crescita, le nostre innovazioni tecnologiche avrebbero l’opportunita’ di funzionare come ci aspettiamo che funzionino. In un’economia post-crescita, i miglioramenti di efficienza ridurrebbero effettivamente il nostro impatto sul pianeta. E una volta liberati dall’imperativo della crescita, saremmo liberi di focalizzarci su tipi di innovazioni differenti, innovazioni pensate per migliorare il benessere umano ed ecologico invece che per accelerare il ritmo dell’estrazione e della produzione

Info:
https://oggiscienza.it/2021/05/08/siamo-ancora-in-tempo-jason-hickel/
https://www.ilsaggiatore.com/wp-content/uploads/2021/04/2021_04_20-Manifesto-Hickel.pdf
https://www.linkiesta.it/2021/03/salvare-il-pianeta-rapporto-natura/

Green New Deal/Shafik

Minouche Shafik – Quello che ci unisce. Un nuovo contratto sociale per il XXI secolo – Mondadori (2021)

Allo stato attuale, in tutto il mondo gli Stati erogano sovvenzioni che incoraggiano attivamente lo sfruttamento dell’ambiente per l’agricoltura, l’uso dell’acqua, la pesca e i combustibili fossili, sovvenzioni che ammontano a 4000-6000 miliardi di dollari l’anno […]
L’attuale spesa pubblica e privata per la conservazione dell’ambiente si aggira sui 91 miliardi di dollari, meno dello 0,02 per cento di quanto viene speso in sovvenzioni per danneggiarlo.
Se aumentassimo 50 volte la spesa per la conservazione, resterebbe comunque a disposizione il 99 per cento dei risparmi realizzabili abolendo le sovvenzioni e potremmo destinarlo ad altri usi […]
Per valutare le cose correttamente, bisogna anche tenere conto di tutti i servizi forniti dalla natura. Consideriamo il contributo delle balene. Sono animali fantastici e chiaramente svolgono un ruolo importante nell’ecosistema marino, ma catturano anche un’enorme quantità di anidride carbonica. Esaminando la questione sotto questo profilo, il Fondo monetario internazionale stima che ogni balena vivente fornisca servizi ecosistemici per un valore di 2 milioni di dollari (e l’attivita’ di un elefante nella foresta vale 1,76 milioni di dollari). Il ripristino della popolazione globale di questi cetacei permetterebbe di assorbire lo stesso quantitativo di anidride carbonica catturato da 2 miliardi di alberi.
La natura e’ la migliore tecnologia di assorbimento di CO2 al mondo e, se includeremo nei nostri calcoli i servizi che fornisce, effettueremo investimenti migliori

Info:
https://www.avvenire.it/economiacivile/pagine/shafik-diseguaglianze-e-parita-di-genere
https://www.libreriavolare.it/recensioni-libri/saggistica/quello-che-ci-unisce-e-il-mercato-non-basta/

Green New Deal/Hickel

Jason Hickel – Siamo ancora in tempo! Come una nuova economia puo’ salvare il pianeta – il Saggiatore (2021)

I media tendono a concentrarsi sulle emissioni territoriali attuali di ciascun paese.
In base a questo parametro, la Cina e’ di gran lunga il maggiore trasgressore: emette 10,3 gigatonnellate di anidride carbonica l’anno, quasi il doppio degli Stati Uniti, che figurano al secondo posto tra i principali paesi incriminati. L’Unione europea si colloca al terzo posto, ma l’India non e’ molto piu’ indietro e produce piu’ emissioni di importanti nazioni industriali come la Russia e il Giappone.
Esaminando i dati da questo punto di vista, potremmo essere tentati di concludere che la responsabilita’ della crisi climatica sia condivisa da tutte le nazioni.
Questo metodo pero’ presenta vari problemi.
Innanzitutto, non tiene conto della dimensione della popolazione.
Se esaminiamo la situazione a livello pro capite, la storia che emerge e’ completamente diversa. L’India emette soltanto 1,9 tonnellate di CO2 a persona, la Cina 8. Gli americani invece emettono piu’ di 16 tonnellate a persona, il doppio dei cinesi e otto volte piu’ degli indiani. Inoltre, dobbiamo anche tenere in considerazione il fatto che, a partire dagli anni ottanta del secolo scorso, le nazioni ad alto reddito hanno trasferito gran parte della loro produzione industriale nei paesi poveri del Sud del mondo, spostando cosi’ una grossa fetta delle loro emissioni al di fuori della contabilità nazionale […]
Ma il difetto maggiore della storia abitualmente raccontata dai media e’ che, per quanto riguarda il dissesto climatico, a contare sono gli stock di CO2 accumulata nell’atmosfera, non i flussi annuali.
Dobbiamo quindi esaminare le emissioni storiche di ciascun paese. Se affrontiamo la questione in questi termini, diventa chiaro che la responsabilita’ del problema ricade in larghissima parte sulle nazioni altamente industrializzate del Nord del mondo (in particolare, gli Stati Uniti e l’Europa occidentale) […]
Gli Stati Uniti sono responsabili da soli del 40% dello sforamento globale. L’Unione Europea e’ responsabile del 29%. Insieme al resto dell’Europa, piu’ il Canada, il Giappone e l’Australia, le nazioni del Nord del mondo (che rappresentano soltanto il 19% della popolazione mondiale) hanno prodotto il 92% delle emissioni al di sopra del limite di sicurezza. Cio’ significa che sono responsabili del 92% dei danni provocati dal dissesto climatico. Viceversa, l’intero continente dell’America Latina, l’Africa e il Medio Oriente sono responsabili soltanto dell’8% dello sforamento, che va peraltro attribuito a un numero esiguo di paesi in quelle regioni.

Info:
https://oggiscienza.it/2021/05/08/siamo-ancora-in-tempo-jason-hickel/
https://www.ilsaggiatore.com/wp-content/uploads/2021/04/2021_04_20-Manifesto-Hickel.pdf
https://www.linkiesta.it/2021/03/salvare-il-pianeta-rapporto-natura/

 

Green New Deal/Piketty

Thomas Piketty – Una breve storia dell’uguaglianza – La nave di Teseo (2021)

“Non sara’ inutile ricordare che i paesi del Nord del mondo, malgrado la percentuale limitata di popolazione (circa il 15% della popolazione mondiale, per l’insieme di Stati Uniti, Canada, Europa, Russia, Giappone), sono responsabili di quasi l’80% delle emissioni di CO2 accumulate dall’inizio dell’epoca industriale.
Un 80% spiegabile con il fatto che le emissioni annue pro capite hanno raggiunto nei paesi occidentali, tra il 1950 e il 2000, livelli estremamente elevati: tra 25 e 30 tonnellate pro capite negli Stati Uniti, attorno alle 15 in Europa.
Sono livelli che attualmente, a inizio anni venti del Duemila, hanno comunque iniziato a ridursi, a circa 20 tonnellate negli Stati Uniti e a 10 in Europa.
Il punto, invece, e’ che la Cina fino al 2000 era al di sotto delle 5 tonnellate, mentre tra il 2000 e il 2020 ha emesso tra 5 e 10 tonnellate annue pro capite.
Considerata la traiettoria osservata fin qui, arrivera’ a raggiungere i livelli di vita occidentale senza essere mai passata attraverso emissione pro capite elevate come quelle dell’Occidente.

Info:
http://www.lanavediteseo.eu/item/una-breve-storia-delluguaglianza/
https://www.criticaletteraria.org/2021/11/thomas-piketty-una-breve-storia-dell-uguaglianza.html
https://www.doppiozero.com/materiali/thomas-piketty-la-storia-maestra-di-uguaglianza
https://www.repubblica.it/cultura/2021/11/17/news/l_anticipazione_cosi_il_clima_cambiera_la_nostra_vita-326752782/

 

Economia di mercato/Hickel

Jason Hickel – The divide. Guida per risolvere la disuguaglianza globale – il Saggiatore (2018)

La tendenza recente piu’ inquietante e’ probabilmente il fatto che il land grabbing oggi viene fatto anche in nome della causa piu’ progressista del secolo: la mitigazione dei cambiamenti climatici.
Nel 2005 le Nazioni Unite e la Banca mondiale iniziarono a elaborare una nuova strategia volta a ridurre le emissioni di gas a effetto serra, nota con l’acronimo Redd (che sta per Reducing Emissions from Deforestation and Forest Degradation, Riduzione delle emissioni da deforestazione e degrado delle foreste).
La strategia Redd permette alle imprese dei paesi ricchi di acquistare crediti di emissioni per aggirare i limiti da cui sono gravati, e utilizza il ricavato per proteggere le foreste nei paesi in via di sviluppo ed evitare che vengano abbattute a fini commerciali.
In sostanza, l’innovazione di questa strategia sta nel riconoscere che il nostro attuale modello economico attribuisce valore alle foreste soltanto quando gli alberi vengono abbattuti e trasformati in merce; […] ma quando vengono distrutte rilasciano nell’atmosfera enormi quantita’ di questo gas: la deforestazione e’ responsabile del 20 per cento delle emissioni mondiali di gas serra.
La strategia Redd tenta di rimediare a questo segnale di prezzo errato consentendo ai proprietari delle foreste di realizzare profitti non abbattendo gli alberi, riconoscendo che la foresta fornisce un importante «servizio ambientale» a tutta l’umanita’ e che di conseguenza bisogna attribuirle un valore economico […]
La strategia Redd sta anche incoraggiando una nuova ondata di accaparramenti di terre: multinazionali e stati si precipitano ad acquistare foreste nei paesi in via di sviluppo al fine di incassare compensazioni, una pratica ormai nota come carbon colonialism.
Alcuni sfruttano le lacune presenti nella strategia Redd, che in pratica consentono l’abbattimento delle foreste originarie purche’ ne vengano piantate di nuove altrove, anche se le nuove foreste sono in realta’ piantagioni […]
l’intera idea alla base dei crediti di emissioni e’ quella di consentire a chi inquina di evitare di ridurre le proprie emissioni pagando.

Info:
https://www.ibs.it/the-divide-guida-per-risolvere-libro-jason-hickel/e/9788842824961/recensioni
https://www.culturamente.it/libri/politica-economica-jason-hickel/
https://www.ilsaggiatore.com/libro/the-divide/