Geoeconomia/Zizek

La nuova lotta di classe. Rifugiati, terrorismo e altri problemi coi vicini – Slavoj Žižek – Ponte alle Grazie (2016).

Esiste un’economia complessa del trasporto dei rifugiati (un industria che vale miliardi di dollari): dunque chi e’ che la finanzia? Chi la ottimizza? Che aspettano ad esplorare questi oscuri bassifondi i servizi segreti europei?
Il fatto che i rifugiati versino in condizioni disperate non esclude affatto la possibilita’ che il loro flusso faccia parte di un piano ben concertato.
Non si puo’ fare a meno di notare come alcuni paesi meno abbienti del Vicino Oriente (Turchia, Egitto, Iran ecc.) siano molto piu’ aperti ai profughi di quelli davvero ricchi (Arabia Saudita, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Qatar ecc.). L’Arabia Saudita e gli Emirati quasi non ne hanno accolti, anche se confinano con l’area di crisi, e sono altrettanto ricchi e culturalmente molto piu’ vicini ai rifugiati, per lo piu’ musulmani, di quanto lo sia l’Europa [..]
Bisogna anche tenere a mente che la stessa Arabia Saudita, dal punto di vista economico, e’ del tutto integrata nell’Occidente: economicamente parlando, Arabia e Emirati sono o no puri avamposti del capitale occidentale, Stati che dipendono in tutto e per tutto dai loro ricavi petroliferi tanto per la loro ricchezza quanto per la loro reputazione mondiale?
La comunita’ internazionale dovrebbe esercitare un’ingente pressione sull’Arabia Saudita (e su Kuwait, Qatar ecc.) perche’ facciano il loro dovere e accolgano ampi contingenti di profughi.

 

Europa/Streeck

Globalismo e democrazia – Wolfgang Streeck – Feltrinelli (2024)

La riconversione sentimentale dell’“Europa” in una terra dei desideri con proprieta’ riadattabili a piacimento permette alla politica in senso pratico di poter pretendere, cinicamente, una “soluzione europea” a tutto cio’ che essa, non volendosene o non potendosene piu’ occupare, ha trasferito verso l’alto, al governo tecno- e mercatocratico europeo; le permette cioe’ di usare l’“Europa” come un’arma politica atta a risolvere problemi di ogni tipo, dalla crescita economica alle finanze dello stato, dai flussi migratori a questioni di sicurezza interna ed esterna, dalla crisi bancaria alla crisi climatica e pandemica.
I politici piu’ accorti possono allora scegliere come muoversi nella struttura multilivello di quest’Europa solidamente neoliberale, nell’intercapedine tra politica nazionale e il sottobosco di istituzioni europee tanto opache come mai nessun’altra, e decidere cosi’ se derogare al proprio impegno a livello nazionale in nome dell’“Europa”, se additare quest’ultima come responsabile dei fallimenti della politica nazionale, se lasciare all’“Europa” l’onere di dettare loro la linea da preferire e sgravarsi cosi’ di qualunque responsabilita’ democratica, riparando se stessi e le proprie scelte a priori da qualunque forma di resistenza politica interna.
Uno spettacolo, questo, che si consuma davanti a un pubblico di persone cui manca qualunque forma di comprensione intuitiva del significato, delle regole e degli eventi comunitari europei […]
Quando si tratta di Bruxelles e del suo nuovissimo sistema istituzionale, tanto sintetico come privo di tradizioni, essi possono al massimo fare professione di fede identitaria ed esprimere devote speranze, mentre solo a quanti, con un duro sforzo conformista, si sono guadagnati lo status di specialisti e’ dato sapere quel che realmente accade o non accade nelle segrete stanze delle sedute europee o capire quel che gli esperti di comunicazioni incaricati lasciano trapelare da quegli incontri.

Info:
https://www.fondazionedivittorio.it/lezione-streeck-limiti-potenzialita-della-ue-egemonie-planetarie-popoli-crisi
https://www.doppiozero.com/wolfgang-streeck-neoliberalismo-e-poi

https://www.corriere.it/la-lettura/24_giugno_21/come-sonnambuli-la-guerra-la-lettura-anteprima-nell-app-1af31e72-2fe1-11ef-8a97-996e27b017a2.shtml
https://ilmanifesto.it/uneuropa-svizzera

Geoeconomia/Sanders

Sfidare il capitalismo – Bernie Sanders – Fazi (2024)

L’oligarchia controlla la nostra economia.
Tre società – BlackRock, Vanguard e State Street – controllano asset per oltre 20.000 miliardi di dollari, l’equivalente del prodotto intero lordo degli Stati Uniti.
Sono le maggiori azioniste delle principali banche del paese e hanno grosse quote azionarie in oltre il 96 per cento delle societa’ dell’indice S&P 500.
In altre parole esercitano un’influenza significativa su molte centinaia di aziende che danno lavoro a milioni di americani; influenzano, di fatto, l’intera economia.
E parliamo di banche […]: queste tre societa’ d’investimento di Wall Street sono le maggiori azioniste di alcune delle piu’ grandi banche americane: JP Morgan Chase, Wells Fargo e Citibank.
Parliamo quindi di trasporti. BlackRock, Vanguard e State Street sono tra i principali proprietari di tutte e quattro le maggiori compagnie aeree: American, Southwest, Delta e United.
E la sanita’? Insieme possiedono una media del 20 per cento delle maggiori case farmaceutiche.
Quanto ai media? Sono tra i maggiori azionisti diComcast, Disney e Warner Bros.Controllando così tanta parte della nostra politica e dei media, i miliardari sono liberi di accrescere la loro ricchezza e il loro potere a ritmi esponenziali […]
Il punto non e’ demonizzare gli oligarchi. Ne’ si tratta di invidiarli. Tipi come Musk, Bezos, Zuckerberg, Gates, Buffett, i Walton, i Koch e via dicendo sono di solito intelligenti. Tendono a lavorare sodo e rischiare; sono spesso innovativi.
Quando ci fissiamo su un personaggio in vista inficiamo il discorso, creando la falsa impressione che il problema siano un paio di mele marce.
La lotta contro l’oligarchia americana – e il sistema plutocratico che la favorisce – non ha niente a che vedere con dei singoli personaggi.
La diseguaglianza non e’ un fatto di individui: e’ una crisi sistemica.
E’ ora di farla finita con una cultura che non solo accetta ma in realta’ crea il grado osceno di diseguaglianza, ingiustizia e avidita’ incontrollabile che tanto sta danneggiando il nostro paese e il mondo intero. Dobbiamo prenderne atto, come cittadini e come attivisti e leader politici.

Info:
https://maremosso.lafeltrinelli.it/recensioni/sfidare-il-capitalismo-bernie-sanders-libro
https://cultura.tiscali.it/libri/articoli/sfidare-capitalismo-sanders-manifesto-sinistra/

https://othersouls.it/sfidare-il-capitalismo-un-viaggio-verso-lequita-sociale/
https://www.marx21.it/cultura/sfidare-il-capitalismo-bernie-sanders/

Europa/ Streeck

Globalismo e democrazia – Wolfgang Streeck – Feltrinelli (2024)

L’Unione europea degli ultimi tre decenni puo’ essere intesa come un microcosmo locale di quella che Rodrik (2011) ha definito “iperglobalizzazione”: il prototipo continentale di un capitalismo integrato a livello mondiale, che ha la propria matrice nel Washington consensus.
La Ue degli anni novanta era sinonimo di un mercato unico senza frontiere di beni e servizi, della manodopera e dei capitali; di una politica economica vincolata a regole, fatte valere da un tribunale internazionale, la Corte di giustizia dell’Unione europea, competente su tutto il territorio; di tassi di cambio piu’ che fissi sotto forma di una moneta comune, l’euro, gestiti da un istituto sovranazionale, la Banca centrale europea, con altrettante competenze […]
Questa economia svuotata di dimensione politica, e privata degli strumenti della politica stessa, era ed e’ governata da una miscela di tecnocrazia – la Bce, lo pseudo organo esecutivo della Ue e della Commissione europea – e di quella che potremmo definire nomocrazia, attraverso la Corte di giustizia dell’Unione europea; il tutto e’ retto da una costituzione composta da due accordi tra i ventotto paesi, incomprensibili al cittadino comune: una costituzione tanto concreta, quanto concretamente immodificabile, dal momento che i trattati riconoscono a ciascun contraente il diritto di veto a qualsiasi cambiamento.
Vietando controlli di qualunque tipo sui capitali, tanto all’interno come all’esterno dell’Unione, gli accordi permettono al cosiddetto “progetto europeo” di integrarsi perfettamente al sistema finanziario globale guidato dagli Stati Uniti.
Che questa costruzione patisse un “deficit di democrazia”, come si disse allora con un eufemismo, non era un mistero.

Info:
https://www.fondazionedivittorio.it/lezione-streeck-limiti-potenzialita-della-ue-egemonie-planetarie-popoli-crisi
https://www.doppiozero.com/wolfgang-streeck-neoliberalismo-e-poi

https://www.corriere.it/la-lettura/24_giugno_21/come-sonnambuli-la-guerra-la-lettura-anteprima-nell-app-1af31e72-2fe1-11ef-8a97-996e27b017a2.shtml
https://ilmanifesto.it/uneuropa-svizzera

Geoeconomia/Parsi

Titanic. Naufragio o cambio di rotta per l’ordine liberale – Vittorio Emanuele Parsi – il Mulino (2022)

E’ stata spesso evocata l’ipotesi di una «nuova Guerra Fredda», un’immagine che potrebbe catturare anche una possibile prospettiva dell’involuzione dei rapporti sino-americani.
Fermo restando che ogni analogia storica e’ sempre forzatamente ingannevole, dobbiamo aggiungere che la divaricazione tra la politica americana e quella di Russia e Cina apre uno scenario diverso da quello della Guerra Fredda.
Fino al 1989, infatti, il confronto tra USA e URSS concentrava al suo interno tanto la dimensione politico-ideologica quanto quella strategico-militare. L’intesa o la non intesa tra Washington e Mosca determinavano lo stato di maggiore o minore tensione dell’intero sistema internazionale. Per contro, la dimensione economica ne era in gran parte esclusa, perche’ i sistemi economici capitalista e collettivista avevano pochi punti di contatto e interscambio, per lo piu’ concentrati nei settori cerealicolo ed energetico.
Oggi la partita vede impegnati tre giocatori di cui uno considerato e «atteso» in costante crescita – la Cina – e gli altri due declinanti, sia pure con modalita’ e forme differenti e comunque in grado di produrre sussulti in controtendenza anche molto significativi: ovvero l’egemone in ripiegamento strategico, gli Stati Uniti, e la seconda superpotenza nucleare del sistema, la Russia, della quale sembra di stare assistendo al canto del cigno, perche’ al di la’ degli indubbi successi conseguiti sul piano politicomilitare in questi anni, tutti gli altri indicatori (economici, demografici, politici interni) ci parlano di un paese avviato a un inesorabile declino. 

Europa/Todd

La sconfitta dell’Occidente – Emmanuel Todd – Fazi (2024)

Sappiamo ormai che la Russia non verra’ sconfitta. Perche’ allora accanirsi in una guerra infinita?
L’ostinazione dei leader europei sta diventando un fenomeno intrigante.
Gli obiettivi ufficiali del conflitto si basano su una visione aberrante della realta’. Rifiutando la modalita’ “emotiva” che imperversa nei media allo scopo di accecare alcuni dei nostri dirigenti, come pure i nostri popoli: […] per quale motivo, in assenza di qualsiasi minaccia militare, gli europei, e in particolare il gruppo dei sei paesi originari, si sono impegnati in un conflitto cosi’ contrario ai loro interessi e il cui intento ufficiale e’ moralmente dubbio?
Occorre ricordare che la Russia non rappresenta alcuna minaccia per l’Europa occidentale […]
I russi sono consapevoli di non disporre delle risorse demografiche e militari per espandersi a ovest […]
Perche’ l’Europa, il continente della pace, si e’ fatta coinvolgere a livello tecnico in quella che gli storici del futuro giudicheranno una guerra di aggressione? Un’aggressione, a dire il vero, molto singolare: non stiamo inviando un esercito, ma semplicemente fornendo denaro e attrezzature, sacrificando la popolazione ucraina, militare e civile […]
Malgrado queste assurdita’ e inverosimiglianze, l’Europa non e’ sprofondata nella guerra per caso, per stupidita’ o per un incidente.
Qualcosa l’ha spinta a farlo e non e’ tutta colpa degli Stati Uniti.
Quel qualcosa e’ la sua stessa implosione. Il progetto europeo e’ morto.
Un senso di vuoto sociologico e storico si e’ impadronito delle nostre elite e delle nostre classi medie. In un simile contesto, l’attacco russo all’Ucraina e’ stato quasi una manna dal cielo.
Del resto, gli editorialisti dei media non ne hanno fatto mistero: Putin, con la sua “operazione militare speciale”, stava dando un nuovo significato alla costruzione dell’Europa; l’UE aveva bisogno di un nemico esterno per ricompattarsi e andare avanti. Ma questa lettura ottimistica tradisce una verita’ piu’ oscura. L’Unione e’ un sistema pesante e complesso, ingestibile e, letteralmente, irreparabile. Le sue istituzioni si stanno svuotando, la sua moneta unica ha portato a squilibri interni irreversibili e la sua reazione alla “minaccia di Putin” non e’ necessariamente uno sforzo per ricomporsi ma, al contrario, e’ forse un impulso suicida: esprime la speranza, inconfessabile, che alla fine questa guerra infinita fara’ esplodere tutto.
Dopo aver elaborato con Maastricht una macchina disfunzionale, le nostre elite potrebbero cosi’ scaricare la responsabilita’ sulla Russia; il loro oscuro desiderio sarebbe che la guerra liberasse l’Europa da se stessa. Putin sarebbe quindi il loro salvatore, un satana redentore.

Info:
https://fazieditore.it/wp-content/uploads/2024/10/todd-il-fatto-quotidiano.pdf?
https://fazieditore.it/wp-content/uploads/2024/10/todd-il-riformista.pdf?

https://fazieditore.it/wp-content/uploads/2024/10/todd-il-manifesto.pdf?
https://fazieditore.it/wp-content/uploads/2024/10/todd-il-giornale.pdf?
https://contropiano.org/interventi/2024/11/11/la-sconfitta-delloccidente-oligarchico-e-nichilista-0177418
https://www.quotidiano.net/magazine/libri/emmanuel-todd-gli-oligarchi-e-il-nichilismo-hanno-distrutto-le-democrazie-e-la-sconfitta-delloccidente-fd56b6be

https://www.repubblica.it/venerdi/2024/09/28/news/emmanuel_todd_sconfitta_occidente_ultimo_libro-423521727/
https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/29325-gian-marco-martignoni-la-sconfitta-dell-occidente.html

Geoeconomia/Mahbubani

Occidente e Oriente chi perde e chi vince – Kishore Mahbubani – Bocconi (2019)

Parzialmente a causa della droga inebriante di Fukuyama, i trionfalisti dell’Occidente non si sono accorti che la fine della Guerra Fredda coincideva con una svolta piu’ fondamentale della storia umana, che, lungi dal porre fine alla storia, introduceva una nuova fase storica.
Cina e India – i due giganti dormienti dell’Asia – si stavano risvegliando. La politica delle Quattro modernizzazioni di Deng Xiaoping, che inaugurava riforme profonde nell’agricoltura, nell’industria, nella difesa nazionale e nell’ambito della scienza e della tecnologia, ha acquistato velocita’ negli anni Ottanta del secolo scorso. Il primo ministro indiano Narasimha Rao ha aperto l’economia indiana nel 1991, incoraggiando gli investimenti stranieri, riducendo i dazi doganali sulle importazioni e liberalizzando i mercati […]
Gli Stati Uniti d’America hanno le migliori universita’ e think tank del mondo, come pure i professori e gli esperti piu’ influenti a livello mondiale, eppure nessuno di loro ha messo in luce allora, e nemmeno successivamente, che l’evento piu’ gravido di conseguenze storiche del 2001 non era l’11 settembre.
Era l’entrata della Cina nella WTO.
L’ingresso di quasi un miliardo di lavoratori nel sistema mondiale degli scambi avrebbe ovviamente avuto come risultato una massiccia «distruzione creativa» e la perdita di molti posti di lavoro in Occidente.
Nell’agosto 2017, una relazione della Banca dei Regolamenti Internazionali confermava che l’ingresso di nuovi lavoratori provenienti dalla Cina e dall’Europa Orientale nel mercato del lavoro era la causa di «salari reali in declino e della contrazione della quota del lavoro nel reddito nazionale».
Il rapporto aggiungeva che «ovviamente, cio’ avrebbe significato [per le economie occidentali] un aumento della disuguaglianza».
Questa e’ stata una delle principali ragioni per cui quindici anni piu’ tardi sono arrivati Trump e la Brexit. Le classi lavoratrici percepivano direttamente quello che le elite non riuscivano a captare.

Info:
https://irmaloredanagalgano.it/2019/10/01/3179/
https://www.corriere.it/oriente-occidente-federico-rampini/24_settembre_30/chi-vince-e-chi-perde-in-medio-oriente-una-lezione-di-50-anni-fa-c219a3f3-36a7-448e-9ae5-4b999c605xlk.shtml
https://www.notiziegeopolitiche.net/leggere-kishore-mahbubani-il-mondo-occidentale-da-unaltra-prospettiva/

Europa/Streeck

Globalismo e democrazia – Wolfgang Streeck – Feltrinelli (2024)

Particolarmente rilevante per il caso dell’Unione europea e’ una certa possibile sovrapposizione tra elementi di un superstato federale, una confederazione e un impero.
La distinzione tra le differenti forme di ordine appare qui alquanto confusa anche sul piano storico, a partire dallo sviluppo della Comunita’ economica europea e il suo passaggio al mercato unico e all’Unione economica e monetaria dopo il Trattato di Maastricht – un processo nel corso del quale la Ue ha assunto una forma sempre meno confederale e sempre piu’ imperiale, presentando al contempo se stessa come progetto di superstato federale.
Legittimata in senso funzionale e tecnocratico quale opportunita’ di alleggerimento dei “compiti” mediante la delega “verso l’alto” a organi comunitari, l’Europa ha assunto sempre piu’ l’aspetto, proprio come in un impero, di strumento di dominio degli stati membri piu’ forti sui piu’ deboli, esercitato tanto mediante gli organi centrali dell’Unione quanto aggirando questi ultimi.

Info:
https://www.fondazionedivittorio.it/lezione-streeck-limiti-potenzialita-della-ue-egemonie-planetarie-popoli-crisi
https://www.doppiozero.com/wolfgang-streeck-neoliberalismo-e-poi

https://www.corriere.it/la-lettura/24_giugno_21/come-sonnambuli-la-guerra-la-lettura-anteprima-nell-app-1af31e72-2fe1-11ef-8a97-996e27b017a2.shtml
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Geoeconomia/Streeck

Globalismo e democrazia – Wolfgang Streeck – Feltrinelli (2024)

Con l’attacco militare all’Ucraina, la Russia ha detto definitivamente addio alla speranza di poter trovare posto nella “casa comune europea” (Gorbaciov), in un “partenariato per la pace” (Bill Clinton) o in un’unica grande zona europea di libero scambio “da Lisbona a Vladivostok” (Putin).
Con il tentativo di conquistare Kiev e in realta’ gia’ con l’annessione della Crimea nel 2014, e’ ormai chiaro come la Russia non potesse o intendesse piu’ credere a una simile possibilita’.
Si e’ compreso dunque che il continente eurasiatico rimarra’ diviso ancora per molto tempo, spaccato da una nuova versione della cortina di ferro, economicamente e socialmente piu’ impenetrabile della precedente, questa volta pero’ con un solo paese rimasto sul lato orientale, la Russia […]
Emergono cosi’ a poco a poco nuovi blocchi a livello globale, di cui al momento appena si possono distinguere i contorni.
La Russia, esclusa ormai dall’Europa occidentale, non ha altra scelta che cercare l’appoggio della Cina, contro l’atavico timore di vedersi dominata a est.
Alla Cina, che da un’alleanza con una potenza minore come la Russia non ha molto da guadagnare, gli Stati Uniti guardano da tempo, almeno da Obama, come a un futuro rivale globale. Rispetto alla prevista lotta con la Cina per il dominio mondiale – o, se si vuole, alla spartizione del mondo in un nuovo Grande gioco globale – il confronto con la Russia in Europa non e’ che un’azione di retroguardia.
Finche’ sara’ possibile tenere alta la tensione tra Russia e Europa occidentale, guidata per mano della Nato dagli Stati Uniti, la seconda si trovera’ a essere un alleato degli Stati Uniti quanto la Russia della Cina, entrambi partner minori di una delle due grandi potenze pronte a un conflitto epocale per il dominio e l’unificazione o la spartizione del mondo.

Info:
https://www.fondazionedivittorio.it/lezione-streeck-limiti-potenzialita-della-ue-egemonie-planetarie-popoli-crisi
https://www.doppiozero.com/wolfgang-streeck-neoliberalismo-e-poi

https://www.corriere.it/la-lettura/24_giugno_21/come-sonnambuli-la-guerra-la-lettura-anteprima-nell-app-1af31e72-2fe1-11ef-8a97-996e27b017a2.shtml
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Europa/Streeck

Globalismo e democrazia – Wolfgang Streeck – Feltrinelli (2024)

Puo’ l’Europa come regione del mondo trovare altra organizzazione rispetto a quella imperiale?
La risposta e’ che non solo puo’ ma deve; quel che non puo’, infatti, e’ mantenere l’assetto di un impero, irrealizzabile tanto quanto l’idea di un superstato.
L’Europa semi-imperiale di oggi non e’ sostenibile; gli squilibri in essa sono strutturali e insanabili, le crisi dietro l’angolo, scarsa la fiducia nelle sue istituzioni, costantemente reinterpretate in modalita’ d’emergenza.
Qualunque cambiamento dello stato attuale, per esempio verso una comunita’ di pianificazione regionale, non puo’ che passare per l’ordine monetario, il cui ruolo e’ ineludibile, se non a breve, almeno a medio e sicuramente a lungo termine.
Cio’ a prima vista sembra spostare troppo in alto l’asticella della sua realizzabilita’; ma a ben vedere una riorganizzazione del sistema monetario e’ imprescindibile, non solo in Europa, ma in tutto il mondo. Essa quantomeno dovrebbe provvedere a riadeguare la funzione del dollaro, quale valuta di riserva mondiale, di fronte all’ascesa del renminbi (o yuan) cinese, ma anche presumibilmente a fare spazio a regimi monetari regionali indipendenti, in aree del mondo come l’America Latina (e il Mercosur), sempre piu’ distanti dall’egemonia del dollaro americano.
Affrontare questo compito, significa fare i conti con il fatto che il denaro e’ un istituto sociale in continuo movimento, in evoluzione costante e in quanto tale fondamentalmente malleabile per via politica. Esso è forse il primo e piu’ importante tra gli istituti del capitalismo contemporaneo, che regola non solo la vita quotidiana delle persone, ma anche le relazioni tra stati e il rapporto tra le singole società nazionali e la società mondiale […]
Compito decisivo di una politica anticapitalista – o in termini piu’ ristretti, con il medesimo obiettivo, di una politica che contenga gli effetti sociali del capitalismo e lo renda politicamente governabile – consiste dunque nell’adeguare un ordine monetario ormai fuori controllo all’ordine della societa’ e non viceversa, come invece finora ha sempre programmaticamente tentato, peraltro invano, il neoliberismo.

Info:
https://www.fondazionedivittorio.it/lezione-streeck-limiti-potenzialita-della-ue-egemonie-planetarie-popoli-crisi
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