Geoeconomia/Khanna

Parag Khanna – Connectography. Le mappe del futuro ordina mondiale – Fazi (2016)

C’e’ una dinamica concettuale che dovremmo prendere a prestito dalla fisica: quella di flusso e attrito.
Esistono tanti tipi di flussi nel sistema connesso globale: risorse, beni, capitale, tecnologia, persone, dati, idee. E ci sono tanti tipi di attrito: frontiere, conflitti, sanzioni, distanza, regolamentazioni.
I flussi sono il modo in cui distribuiamo la grande energia del nostro ecosistema e della nostra civilta’ – si tratti di materie prime, tecnologie, forza lavoro o conoscenza – e la mettiamo a lavorare in qualche parte del pianeta. Gli attriti sono le barriere, gli ostacoli e i crolli che intervengono nel processo, come guerre, epidemie, depressioni.
Sul lungo periodo i flussi hanno la meglio sugli attriti; l’offerta si connette alla domanda; lo slancio trionfa sull’inerzia. […] Maggiori flussi, tuttavia, amplificano i rischi.
I migranti possono essere terroristi, i network hawala che permettono alle rimesse degli emigrati di arrivare nei paesi poveri possono anche finanziare il crimine organizzato, persone e animali che si spostano possono portare pandemie, dalle email passano i virus e gli investimenti finanziari alimentano le bolle. Il punto di rottura in cui ognuno di questi flussi puo’ rovesciare il sistema puo’ essere altrettanto  imprevedibile della precisa posizione di un fulmine […]
Ogni paese che rifiuta di aprirsi ai flussi e’ destinato a fallire; al tempo stesso, devono esserci attriti sufficientemente sottili da permettere di cogliere tutti i pro minimizzando i contro: ad esempio, controlli di capitale sugli investimenti speculativi, limiti alla liberalizzazione per garantire la competitivita’ industriale nazionale, body scanner nei porti d’ingresso, quote d’immigrazione per evitare un’eccessiva pressione sui servizi pubblici, controlli dei passaporti incrociati con i dati Interpol, filtro sugli Internet Service Providers (ISP ) per contrastare i virus digitali e ulteriori misure.

Info:
https://.pandorarivista.it/articoli/connectography-parag-khanna-connettivita/
https://www.anobii.com/books/Connectography/9788893250566/011e9f0a9e3362e2e0
https://www.intrattenimento.eu/recensioni/connectography-recensione-parag-khanna/

Europa/Balibar

Etienne Balibar – Crisi e fine dell’Europa? – Bollati Boringhieri (2016)

Decine di migliaia di migranti – uomini, donne e bambini – provenienti dall’Africa e dal Medio Oriente […] stanno travolgendo i sistemi di controllo e di accoglienza dei Paesi europei (prima di quelli mediterranei, poi anche di altri, sempre piu’ a nord).
Taglieggiati, deportati, parcheggiati in campi di transito o abbandonati nella no man’s land delle zone portuali o ferroviarie, a volte mitragliati o affondati nelle loro imbarcazioni di fortuna, muoiono o vanno a incagliarsi in qualche barriera, ma si ostinano a tentare, e ormai sono qui. Che cosa possiamo fare?
Che cosa fanno i governi, quando non sono piu’ soltanto i militanti di associazioni di difesa dei diritti umani o i responsabili delle strutture nazionali di registrazione e di
soccorso, ma anche alcuni funzionari europei a parlare della piu’ grande ondata di rifugiati e della piu’ grande sciagura che arriva sul continente europeo dalla seconda guerra mondiale? Srotolano chilometri di filo spinato. Mandano l’esercito e la polizia per respingere nei Paesi vicini questi diseredati che nessuno vuole, annunciando contemporaneamente delle «concertazioni» e facendo appello a soluzioni «pragmatiche». Il problema, dicono, e’ europeo.
Ma quando il presidente della Commissione chiede ai Paesi membri di accordarsi su quote di ripartizione dei rifugiati in base alla loro popolazione e alle loro risorse, tutti o quasi tutti respingono la proposta con argomenti vari.
In questo modo l’Europa rivela quello che e’ diventata, con l’approvazione o sotto la pressione diretta di una parte dei suoi cittadini, ma contro il sentimento profondo di molti altri: una coalizione di egoismi in gara per il trofeo della xenofobia.
Non e’ esagerato parlare di indegnita’, dal momento che 500 milioni di «ricchi» europei (certo con molte diseguaglianze) non possono e non vogliono accogliere 500000 rifugiati (o anche dieci volte tanti) che bussano alla loro porta.
Per di piu’, questi sventurati fuggono da massacri, guerre
civili, regimi di torturatori o carestie le cui cause sono molte: ma chi si puo’ azzardare a dire che l’Europa e’ estranea a tutto questo?
Basta pensare al ruolo storico dei Paesi europei, ma anche alle politiche piu’ recenti: le alleanze diplomatiche ciniche, gli interventi militari avventati (e illegittimi), il flusso continuo di vendite d’armi. […]
E questa indegnita’, come spesso avviene, non e’ neppure compensata da qualche vantaggio sul terreno della sicurezza o dell’economia. Al contrario, sta portando lentamente ma inesorabilmente l’Unione europea verso il crollo di un pilastro del suo edificio comunitario: il sistema Schengen di controllo comune delle frontiere e degli ingressi e delle uscite nello spazio europeo.

Info:
https://www.illibraio.it/libri/etienne-balibar-crisi-e-fine-delleuropa-9788833928449/
https://www.lindiceonline.com/osservatorio/economia-e-politica/balibar-crisi-europa-ordoliberale/

Geoeconomia/Khanna

Parag Khanna – Il secolo asitico? – Fazi (2019)

Oltre l’80 per cento dei 140 milioni di russi vive nella parte europea del paese, a ovest degli Urali, mentre meno del 20 per cento della popolazione e’ sparsa lungo il restante 80 per cento del territorio russo che si trova in Asia, soprattutto al confine con il Kazakistan, la Mongolia e la Cina. La sua capitale federale, Mosca, e il suo porto strategico (nonche’ la sua seconda citta’ piu’ grande), San Pietroburgo, sono entrambi in Europa, ma la maggior parte delle enormi riserve di petrolio e di gas del paese si trovano in Siberia e riforniscono i mercati asiatici.
La Russia e’ semplicemente un capriccioso impero occidentale o e’ piuttosto un grande canale asiatico tra l’Europa e l’Asia orientale?

Info:
https://www.iltascabile.com/societa/secolo-asiatico/
http://www.mangialibri.com/libri/il-secolo-asiatico

Europa/Crouch

Colin Crouch – Identita’ perdute Globalizzazione e nazionalismo – Laterza (2019)

A oggi l’unico parlamento transnazionale che il mondo ha sviluppato e’ il Parlamento dell’Unione Europea.
E’ consuetudine ridicolizzare il Parlamento e il resto della democrazia europea per due ragioni principali: queste istituzioni sono deboli e si sono comportate in modo altamente anti-democratico durante l’eurocrisi.
E’ vero che il Parlamento non si e’ radicato tra i cittadini europei, che la partecipazione alle elezioni e’ bassa e in calo, e che la sua autorita’ e’ limitata.
Eppure possiede poteri reali, che sono aumentati nel corso degli anni, e catalizza l’attenzione dell’opinione pubblica sui principali problemi che riguardano l’Europa.
La sua debolezza non e’ tanto in relazione alla Commissione quanto ai governi nazionali, che affrontano la potenziale sfida alla loro stessa legittimita’ democratica cercando di limitarne la portata.
Mettere in ridicolo i risultati del Parlamento europeo e’ un gesto di sensatezza pari a quello di un adulto che ridicolizza gli sforzi di un bambino che comincia a camminare […]
L’Europa e’ anche l’unica regione del mondo a sviluppare la democrazia in un senso piu’ ampio.
La Corte di giustizia e la CEDU consentono ai cittadini europei di fare qualcosa che non e’ possibile praticamente in nessun’altra parte del mondo: procedere contro i loro governi in tribunali sovranazionali.
La Commissione europea mantiene legami con associazioni di imprese, sindacati, autorita’ regionali e altre istituzioni della societa’ civile, contatti spesso superiori a quelli che alcuni di questi gruppi hanno con i loro governi nazionali.

Info:
https://www.sinistrainrete.info/politica/14268-alessandro-visalli-colin-crouch-identita-perdute-globalizzazione-e-nazionalismo.html
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858134061

Europa/Balibar

Etienne Balibar – Crisi e fine dell’Europa? – Bollati Boringhieri (2016)

A che cosa serve, comunque, riflettere e dibattere sul futuro dell’Europa o della sua moneta (da cui diversi grandi Paesi si tengono fuori: la Gran Bretagna, la Polonia, la Svezia), se non si tiene conto delle tendenze reali della globalizzazione?
La crisi finanziaria, se la sua gestione politica rimane fuori della portata dei popoli e dei governi, e’ destinata a produrre una formidabile accelerazione delle tendenze in atto.
Di che cosa si tratta?
In primo luogo, del passaggio da una forma di concorrenza a un’altra: da quella tra capitalismi produttivi a quella tra territori nazionali, nella quale ciascun protagonista, a colpi di esenzioni fiscali e di abbassamento del valore del lavoro, tenta di attirare maggiori capitali liquidi del proprio vicino.
E’ evidente che l’avvenire politico, sociale e culturale dell’Europa, e dei Paesi che la compongono, dipende da questo: sapere se l’Europa costituisce un meccanismo di solidarieta’ e di difesa collettiva dei suoi popoli contro il rischio sistemico oppure, al contrario (sotto l’impulso di alcuni Stati, momentaneamente dominanti, e della loro opinione pubblica), un quadro giuridico per intensificare la concorrenza tra i suoi membri e tra i suoi cittadini.

Info:
https://www.illibraio.it/libri/etienne-balibar-crisi-e-fine-delleuropa-9788833928449/
https://www.lindiceonline.com/osservatorio/economia-e-politica/balibar-crisi-europa-ordoliberale/
https://www.sinistrainrete.info/politica/9646-etienne-balibar-populismo-e-contro-populismo-nello-specchio-americano.html

Geoeconomia/Khanna

Parag Khanna – Il secolo asiatico? – Fazi (2019)

Un nuovo strato di “asiaticita’” si sta insinuando nell’identita’ e nella vita quotidiana delle persone. In giro per il mondo, cresce il numero di studenti che imparano il cinese e il giapponese, cosi’ come quello degli imprenditori che avviano attivita’ nelle metropoli asiatiche, dei viaggiatori che affollano le spiagge asiatiche, dall’Oman alle Filippine, dei matrimoni misti con cittadini indiani e thailandesi, di giovani che si convertono all’islam, di cinema che proiettano produzioni di Bollywood e cosi’ via.
Il modo asiatico di fare le cose si sta diffondendo.
I governi occidentali stanno assumendo una guida piu’ decisa nelle priorita’ economiche e stanno imparando a controbilanciare la democrazia con la tecnocrazia.
Oggi in Occidente non si parla piu’ solo di diritti ma anche di responsabilita’. Ufficiali, uomini d’affari, accademici e studenti occidentali vengono in Asia per osservare come costruire imponenti infrastrutture di livello mondiale e citta’ futuristiche per studiare come i governi usano la modellistica e la statistica per allineare le imprese e le universita’ e per esaminare politiche sociali che promuovono la solidarieta’ nazionale. Per molti versi, non sono piu’ “loro” che aspirano a essere come “noi”, ma noi che aspiriamo a essere come loro […]
Alcuni aspetti dell’occidentalizzazione globale rimarranno centrali, in particolare la lingua inglese, il capitalismo e il perseguimento dell’eccellenza scientifica e dell’innovazione tecnologica. Altri aspetti, invece, svaniranno, come il fascino per la democrazia all’americana e l’iperconsumismo.
La domanda non e’ quale ordine prevarra’, ma in che modo l’Asia plasmera’ un nuovo ordine globale di cui faremo tutti parte.
Questa e’ solo la fase iniziale di un processo che vedra’ l’Asia penetrare tutte le altre civilta’ come ha fatto l’Occidente nel corso dei secoli. Esattamente come sarebbe stato impossibile prevedere l’impatto delle esplorazioni commerciali europee in Asia e nelle Americhe o la partecipazione degli Stati Uniti alla prima guerra mondiale, l’esito di questo processo e’ incerto L’asianizzazione e’ un’arma a doppio taglio, come lo sono state l’europeizzazione e l’americanizzazione del mondo.

Info:
https://www.iltascabile.com/societa/secolo-asiatico/
http://www.mangialibri.com/libri/il-secolo-asiatico

Europa/Zielonka

Jan Zielonka – Contro-rivoluzione. La disfatta dell’Europa liberale – Lasterza (2018)

I contro-rivoluzionari sono probabilmente ingenui a pensare che un ritorno agli Stati-nazione possa risolvere tutti i principali problemi, ma io mi chiedo se le liberta’ liberali possano ancora essere mantenute nell’Europa che noi abbiamo creato.
E mi chiedo anche se il liberalismo potra’ essere efficacemente difeso in assenza di una volonta’, una solidarieta’ e una speranza collettive che confinano con il mito.
Non siamo riusciti a creare una societa’ civile europea e un’autorita’ pubblica europea capace di spingere in avanti il progetto liberale. Non sorprende, dunque, che sempre piu’ cittadini europei ci stiano abbandonando e stiano invece avallando politiche superate ma familiari di gloria nazionale, comunita’ morale, e muri che separano un gruppo da un altro.

Info:
https://ilmiolibro.kataweb.it/recensione/catalogo/440518/chi-ha-lasciato-senza-difese-la-democrazia/
https://www.pandorarivista.it/articoli/contro-rivoluzione-jan-zielonka/3/
https://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788858129937
http://www.atlanticoquotidiano.it/recensioni/rivoluzione-la-disfatta-delleuropa-liberale-jan-zielonka/
https://ilmiolibro.kataweb.it/recensione/catalogo/440518/chi-ha-lasciato-senza-difese-la-democrazia/

Europa/Balibar

Etienne Balibar – Crisi e fine dell’Europa? – Bollati Boringhieri (2016)

La «crisi greca», con tutto cio’ che rivela, continua a essere una delle cause principali della paralisi della societa’ e dell’economia europee, malgrado l’apparente sproporzione tra le dimensioni della Grecia e quelle dell’Europa nel suo insieme. E’ vero che il governo Tsipras, dopo essere stato costretto a subire il diktat europeo del luglio 2015, oggi applica docilmente le istruzioni della troika in fatto di compressione dei salari e delle pensioni, di disciplina di bilancio e di privatizzazioni, anche se tenta di fare in modo che questa politica di austerita’ e di espropriazione della ricchezza nazionale risulti meno ingiusta possibile nei confronti della parte piu’ stremata della popolazione.
Tuttavia, questa politica non ha in nessun modo l’effetto di rilanciare l’economia della Grecia (e in realta’ non e’ neppure il suo obiettivo), ma sta facendo sprofondare il Paese in una grave recessione: il prodotto interno lordo e’ sceso a un livello di gran lunga inferiore a quello di prima dell’inizio della crisi (2008), la disoccupazione (soprattutto giovanile) rimane altissima e la percentuale della popolazione che vive al di sotto della soglia di poverta’ aumenta continuamente.
Non bisogna dimenticare che la troika continua a rifiutare (o a rinviare a un futuro indeterminato) la ristrutturazione del debito pubblico greco, richiesto con insistenza dal FMI stesso, e che i crediti promessi, versati con il contagocce, non vanno a finanziare nessun programma di risanamento nazionale, ma vengono assorbiti quasi interamente dal pagamento degli interessi o dai rimborsi di prestiti pregressi – cioe’ sono recuperati dal sistema finanziario.
In parole povere, i contribuenti europei, se pagano direttamente o indirettamente per questi crediti, non fanno altro che sovvenzionare le banche.
La domanda che si pone allora e’: che rapporto c’e’ tra questa strategia distruttiva (di cui ho detto che si avvicinava a una «vendetta» politica prolungata) e le prospettive deprimenti dell’economia europea nel suo insieme, che accentuano il suo ritardo nella congiuntura mondiale?

Info:
https://www.illibraio.it/libri/etienne-balibar-crisi-e-fine-delleuropa-9788833928449/
https://www.lindiceonline.com/osservatorio/economia-e-politica/balibar-crisi-europa-ordoliberale/
https://www.sinistrainrete.info/politica/9646-etienne-balibar-populismo-e-contro-populismo-nello-specchio-americano.html

Geoeconomia/Khanna

Parag Khanna – Il secolo asiatico? -Fazi (2019)

La maggior parte delle zone culturali del mondo – quella indu’, quella buddhista, quella sinica, quella islamica e quella giapponese –, cosi’ come gran parte del regno ortodosso, si trovano in Asia.
Nessuno di questi ha mai dominato gli altri se non per brevi periodi. Il sistema asiatico non e’ mai stato un blocco asiatico. Al contrario, per gran parte della storia, le sottoregioni asiatiche hanno intrattenuto rapporti stabili, improntati alla fluidita’ piuttosto che alla gerarchia. Pertanto non ci sara’ alcuna unipolarita’ cinese, né a livello globale né in Asia. Gli asiatici sono molto piu’ a loro agio con l’idea della multipolarita’ globale di quanto non lo siano gli americani, che per buona parte della loro storia recente hanno conosciuto (e studiato) solo ordini unipolari, a partire dal loro.
Ma piu’ il mondo diventa multipolare, piu’ il futuro globale assomiglia al passato dell’Asia.

Info:
https://www.iltascabile.com/societa/secolo-asiatico/
http://www.mangialibri.com/libri/il-secolo-asiatico

Europa/Rodrik

Dani Rodrik – Dirla tutta sul mercato globale – Einaudi (2019)

Nel marzo 2017 l’Unione Europea ha celebrato il sessantesimo anniversario del Trattato di Roma che diede vita alla Comunita’ economica europea.
In effetti, c’era molto da festeggiare: dopo secoli di guerre, sconvolgimenti politici e uccisioni di massa, l’Europa risulta vivere in pace e in democrazia.
In un’epoca di disuguaglianze, le nazioni europee presentano i divari nel reddito piu’ bassi che in qualunque altro posto del mondo, e l’Unione Europea ha guidato felicemente il passaggio sotto la propria ala di undici ex paesi socialisti.
Questi, pero’, sono i traguardi del passato.
Oggi l’Unione sta attraversando una profonda crisi esistenziale e il suo futuro e’ tutt’altro che certo. Se ne colgono i sintomi dappertutto: la Brexit, gli allarmanti livelli di disoccupazione giovanile in Grecia e in Spagna, l’indebitamento e la stagnazione in Italia, l’ascesa dei movimenti populisti e la reazione di rifiuto nei confronti dei migranti e dell’euro.
Sono tutti segnali che puntano nella stessa direzione: le istituzioni europee necessitano di una revisione decisiva.

Info:
https://ilmanifesto.it/la-vocazione-globale-del-capitalismo/
https://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2019-02-04/temperare-l-iperglobalizzazione-162827.shtml?uuid=AFhMOTC&refresh_ce=1