Societa’/Dardot

La nuova ragione del mondo. Critica della razionalità neoliberista. Nuova edizione – Pierre Dardot , Christian Laval – DeriveApprodi (2019)

Tre o quattro decenni di neoliberalizzazioni hanno profondamente impattato la societa’, istituendo ovunque nei rapporti sociali una situazione di rivalita’, precarieta’, incertezza, impoverimento assoluto e relativo.
La concorrenza generalizzata tra economie e indirettamente tra lavoratori, tra leggi e istituzioni che inquadravano l’attivita’ economica, ha avuto conseguenze negative per i lavoratori, che si sono sentiti abbandonati e traditi.
Le difese collettive della societa’ si sono a loro volta indebolite. I sindacati, in particolare, hanno perso forza e legittimita’. I collettivi di lavoro spesso sono implosi per effetto di un management altamente individualizzante. La partecipazione politica ha perso il proprio senso di fronte all’assenza di scelta tra opzioni diverse. La socialdemocrazia, convertita alla razionalita’ dominante, sta scomparendo in gran parte dei paesi […]
Come stupirsi, allora, della risposta da parte della massa dei «perdenti» di fronte alla messa in pratica di questo ordine della concorrenza? Nell’assistere al peggioramento delle loro condizioni e alla scomparsa dei punti di riferimento, non e’ forse comprensibile che si siano rifugiati nell’astensione politica o nel voto di protesta, che e’ anzitutto un appello alla protezione contro le minacce che pesano sulla loro vita e sul loro futuro?
In altri termini, il neoliberismo ha prodotto una crisi maggiore della «democrazia liberale-sociale», la cui manifestazione piu’ evidente e’ oggi l’incremento dei regimi autoritari e dei partiti di estrema destra sostenuti da gran parte delle classi popolari «nazionali»

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/la-nuova-ragione-del-mondo-di-pierre-dardot-e-christian-laval/
https://ilmanifesto.it/la-trappola-del-capitale-umano
https://www.dianoia.it/public/rcs/rcs_21_34.pdf
https://www.leparoleelecose.it/?p=13014

Lavoro/Floridi

La differenza fondamentale. Artificial Agency:una nuova filosofia dell’intelligenza artificiale – Luciano Floridi – Mondadori (2025)

Il digitale rende stupidi i compiti, separandoli dall’intelligenza richiesta per svolgerli con successo.
Quando il digitale separa un compito dall’intelligenza, un algoritmo puo’ intervenire e sostituirci. Il risultato e’ una disoccupazione oggi rapida e diffusa, ma anche nuovi posti di lavoro domani.
Nel lungo termine l’esito potrebbe essere roseo, se solo riuscissimo a governare questa rivoluzione digitale in maniera intelligente ed etica (un grande “se”, senza dubbio). Per esempio, secondo la Banca Mondiale, entro il 2030 il mondo avra’ bisogno di 80 milioni di operatori sanitari, il doppio rispetto al 2013.
In una societa’ sempre piu’ pervasa da algoritmi e processi automatizzati, la questione e’ se e come possiamo fidarci di tecnologie senza cervello che prendono sistematicamente decisioni per noi e al posto nostro […]
Una volta rimpiazzati i colletti blu, i robot potrebbero verniciare le auto del colore sbagliato […]
I rischi sono reali e gravi. La soluzione e’ rimettere al proprio posto un po’ di intelligenza umana. Questo puo’ essere fatto in almeno quattro modi: prima, nel, sul e dopo il processo […]
Abbiamo bisogno degli esseri umani prima del processo perche’ vogliamo progettare il tipo giusto di ia ed eliminare o almeno ridurre al minimo i suoi rischi.
Gli esseri umani dovrebbero essere inclusi nel processo perche’ a volte anche la migliore ia puo’ sbagliare, essere alimentata con dati inesatti o essere usata in modo improprio.
Abbiamo bisogno di poter esercitare un controllo, in modo che alcune decisioni importanti non siano lasciate interamente a macchine senza cervello. Gli esseri umani dovrebbero avere un controllo sul processo perche’, mentre talune decisioni cruciali possono essere troppo complesse o urgenti per essere prese da un essere umano, e’ la nostra supervisione intelligente che dovrebbe controllare e gestire i processi che sono sia complessi che rapidi.
Gli esseri umani dovrebbero anche essere coinvolti dopo il processo, perche’ ci sono sempre problemi che vorremmo risolvere o correggere.

Info:
https://site.unibo.it/segnalibri/it/recensioni-1/floridi-la-differenza-fondamentale-artificial-agency-una-nuova-filosofia-dell-intelligenza-artificiale
https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/04/intelligenza-artificiale-floridi-differenza-fondamentale-news/8305908/
https://investireneimegatrend.substack.com/p/libri-la-differenza-fondamentale
https://concetticontrastivi.org/2025/11/04/non-intelligenza-ma/

Green New Deal/Bremmer

Il potere della crisi. Come tre minacce e la nostra risposta cambieranno il mondo – 
Ian Bremmer – Egea (2022)

Ora abbiamo capito tutti qual’ e’ l’origine del cambiamento climatico.
Negli ultimi cinquant’anni l’ingegno umano e i collegamenti internazionali hanno emancipato un numero di persone e sbloccato un potenziale economico superiori a qualsiasi altra forza nella storia. La globalizzazione ha sottratto miliardi di persone alla poverta’, ha migliorato l’aspettativa e gli stili di vita e ha creato opportunita’ senza precedenti per l’apprendimento e la mobilita’ verticale.
Ma non possiamo ignorare il rovescio della medaglia: queste conquiste avvengono al costo di uno sfruttamento senza precedenti delle risorse naturali mondiali, che ha alterato la chimica dei nostri oceani e della nostra atmosfera.
Fino a questo momento alla stragrande maggioranza della popolazione mondiale e’ convenuto pagare questo costo-opportunita’, ma non si puo’ dire lo stesso per il numero incalcolabile di specie che abbiamo portato all’estinzione.
A partire dal 1970 la crescita esponenziale del consumo umano di cibo e di altre risorse ha sterminato il 60 per cento dei mammiferi, degli uccelli, dei pesci e dei rettili, nonche’ l’83 per cento degli animali che vivono nei fiumi e nei laghi. E’ questo l’impatto dell’Antropocene, il primo periodo nella storia della Terra in cui la fonte principale del cambiamento ambientale sono le scelte fatte dagli esseri umani. 

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/il-potere-della-crisi-dal-nuovo-libro-di-ian-bremmer/
https://www.agi.it/cultura/news/2022-07-17/libri-bremmer-potere-crisi-scelte-future-17449689/
https://www.viasarfatti25.unibocconi.it/notizia.php?idArt=24613
https://www.linkiesta.it/2022/07/ian-bremmer-il-potere-della-crisi-estratto/https://fuoricollana.it/il-potere-della-crisi-la-crisi-del-potere/3/
https://www.repubblica.it/cultura/2022/09/28/news/ian_bremmer_politilogo_ucraina_russia_putin-367707969/

Geoeconomia/Zizek

Punto zero – Slavoj Žižek – il Saggiatore (2026)

All’inizio dell’Ottocento, la Cina proibi’ l’importazione dell’oppio dall’India (all’epoca, sotto il dominio britannico) e tutte le grandi potenze occidentali (piu’ il Giappone) la attaccarono sostenendo che un paese che limitava il libero scambio si stava autoescludendo dalla societa’ civilizzata.
Inoltre, un posto del genere andava ricondotto alla civilta’, anche se cio’ avrebbe comportato un intervento militare. Il risultato fu un’incredibile devastazione socio-economica della Cina che, nel giro di vent’anni, perse piu’ della meta’ della sua produzione interna.
E oggi l’Occidente sviluppato sta imponendo i suoi dazi alla Cina, un’iniziativa disperata di nazioni piu’ arretrate per proteggere le proprie industrie obsolete.
Importare dalla Cina andava bene finche’ le fabbriche del paese si limitavano ad assemblare componenti che erano stati progettati nell’Occidente industrializzato (ricordiamoci cosa fa Foxconn per Apple). Ma quando l’industria cinese e’ diventata ingegnosa e creativa, spesso superando i suoi corrispettivi in America ed Europa, l’Occidente ha riscoperto qual era l’aspetto che piu’ ne disprezzava in passato.

Info:
https://www.liminarivista.it/comma-22/slavoj-zizek-punto-zero-macerie-populismo-neofeudalesimo-digitale/
https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/2026_05_03-Lettura-Zizek.pdf
https://archivista.info/index.php/2026/06/24/slavoj-zizek-punto-zero/
https://rocca.cittadella.org/rubrica/recensioni/slavoj-zizek-punto-zero/

Capitalismo/Dardot

La nuova ragione del mondo. Critica della razionalità neoliberista. Nuova edizione – Pierre Dardot, Christian Laval – Derive Approdi (2019)

Contrariamente alla percezione immediata e all’idea troppo semplicistica per la quale sarebbero i mercati che, dall’esterno, hanno conquistato gli Stati, dettandogli le politiche da perseguire, […] sono piuttosto gli Stati – soprattutto quelli piu’ forti – ad aver introdotto e universalizzato nell’economia, nella societa’ e finanche al proprio interno, la logica della concorrenza e del modello dell’impresa.
Non dimentichiamoci che l’espansione del mercato della finanza, come del finanziamento del debito pubblico sui mercati delle obbligazioni sono il risultato di politiche deliberate […]
La crisi che attraversiamo si manifesta allora per quella che e’: una crisi globale del neoliberalismo come modalita’ di governo delle societa’. L’attuale crisi dell’euro non e’ solo una crisi «monetaria», le crisi dei paesi del Sud dell’Europa non sono solo crisi «di bilancio», proprio come la crisi mondiale esplosa nell’autunno 2008 non e’ soltanto una crisi economica.
Presa isolatamente, la prima potrebbe sembrare una sorta di replica differita della crisi dei subprimes, una transizione tra la crisi del debito privato a quella del debito pubblico, sotto l’effetto di mercati speculativi incontrollati. Ma anche questo punto di vista e’ limitato, se non ingannevole. La crisi mondiale e’ una crisi generale della «governamentalita’ neoliberista», ovvero di una modalita’ di governo delle economie e delle societa’ basata sulla mercatizzazione e sulla concorrenza generalizzata.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/la-nuova-ragione-del-mondo-di-pierre-dardot-e-christian-laval/
https://ilmanifesto.it/la-trappola-del-capitale-umano
https://www.dianoia.it/public/rcs/rcs_21_34.pdf
https://www.leparoleelecose.it/?p=13014

Intelligenza Artificiale/Kaplan

Intelligenza artificiale: Guida al futuro prossimo – Jerry Kaplan – Luiss (2018)


Viviamo in un sistema economico che distribuisce ricchezza basata principalmente sul lavoro. In effetti, la classica richiesta dei diseredati non consiste in piu’ soldi, ma in un lavoro decente.
Stranamente, tuttavia, questo sistema basato sul lavoro si e’ affermato solo relativamente di recente in molti luoghi.
Nell’antico Egitto, il faraone, considerato un dio vivente, possedeva ogni cosa, in senso letterale, e tutti lavoravano per lui. Il faraone si occupava di distribuire cibo, riparo e altre risorse a volonta’, ovviamente con il vincolo pratico di mantenere stabile la societa’. Se da una parte i beni erano dati come ricompensa per il lavoro, non esisteva il denaro, e percio’ non c’erano stipendi formali, per gran parte della durata dell’impero. E in effetti questa organizzazione funzionava bene, e il sistema economico egiziano duro’ migliaia di anni.
L’Europa medievale funzionava secondo il sistema feudale, che era per molti aspetti una variante dello stesso tipo di organizzazione, anche se l’usufrutto delle terre – i feudi – era di solito legato all’obbligo di servire militarmente ogni volta che ce ne fosse bisogno.
Piu’ di recente, il sistema inglese dell’aristocrazia terriera, correlato con ma non identico alla nobilta’ ereditaria (il titolo di pari ), e’ perdurato nella pratica, se non nelle politiche, fino al Ventesimo secolo inoltrato […]
In nessuno di questi casi la classe dominante si guadagnava il proprio status economico con il lavoro.
La persistenza di sistemi di questo tipo e’ legata alla prevalenza dell’agricoltura come principale oggetto dell’attivita’ umana: storicamente, gran parte dei beni della societa’ consistevano proprio nelle terre, la qual cosa ha fatto si’ che la proprieta’ terriera e’ stata diffusamente sinonimo di ricchezza […]
Il problema, nel mercato del lavoro moderno, e’ che, per quanto tu possa lavorare, il grosso della ricchezza prodotta non spettera’ a te. Piuttosto, una parte di essa sara’ utilizzata per trovare modi di renderti ancora piu’ produttivo, un eufemismo per l’automatizzazione dei processi che mettera’ le persone, te compreso, al di fuori del mercato del lavoro.
Un numero sempre crescente di coloro che, tra economisti e tecnologi, studiano il mercato del lavoro e la disuguaglianza di reddito, me compreso, crede che siamo sulla soglia di una sostanziale accelerazione nell’applicazione delle tecnologie di IA, il cui rapido sviluppo avra’ con tutta probabilita’ l’effetto di aumentare drasticamente la produttivita’, e altrettanto rapidamente di togliere il lavoro a tantissimi.
Se questo dovesse accadere, potremmo trovarci davanti a una scelta difficile: cambiare il nostro sistema economico per gestire gli inevitabili sconvolgimenti sociali che ci saranno e mantenere la crescita economica, oppure passare anni durissimi assistendo all’apparente contraddizione di una produttività in aumento in mezzo alla poverta’ diffusa.

Info:
https://internetmanagerblog.com/2018/08/01/recensione-libro-intelligenza-artificiale-guida-al-futuro-prossimo-jerry-kaplan/
https://www.ai4business.it/intelligenza-artificiale/jerry-kaplan-lai-del-futuro-dovra-apprendere-e-migliorare-in-modo-continuo-e-incrementale/
https://www.premio-asimov.it/biblioteca/intelligenza-artificiale/

https://www.wired.it/article/jerry-kaplan-intervista-ai-generativa/
https://www.domanipress.it/intervista-jerry-kaplan-vi-spiego-perche-non-ce-alcun-motivo-di-temere-lintelligenza-artificiale/
https://www.ilmessaggero.it/tecnologia/moltofuturo/intelligenza_artificiale_jerry_kaplan_pioniere_silicon_valley_non_abbiate_paura-8605254.html

Societa’/Bennato

La società del XXI secolo. Persone, dati, tecnologie – Davide Bennato – Laterza (2024)

L’idea che la tecnologia possa avere un impatto sui valori solo poco tempo fa sembrava difficile da immaginare, ma negli ultimi tempi sono aumentati i casi di cronaca in cui diffusione dei dati, sviluppo di nuove tecnologie e implementazione di algoritmi hanno sollevato domande di opportunita’ e di legittimita’.
In sintesi, hanno sollevato questioni etiche […]
Cosa vuol dire che la tecnologia esercita un impatto sui valori? Per prima cosa dobbiamo comprendere cosa sono i valori.
Secondo la tradizione delle scienze sociali, i valori sono cio’ in cui le persone credono, hanno una connotazione normativa e fungono da guida e da orientamento nelle scelte. La famiglia, la fedelta’, l’amicizia, il rispetto, la tolleranza sono tutti esempi di valori, ovvero di concetti che le persone usano per effettuare delle scelte nella vita quotidiana.
Chiarito questo punto, possiamo dire che il rapporto fra tecnologia e valori e’ piuttosto stretto, in quanto la tecnologia e’ frutto di valori, e’ veicolo di valori, modifica i valori. La tecnologia e’ frutto di valori poiche’ spesso le scelte tecnologiche che vengono effettuate nel processo di costruzione della tecnologia rispondono a domande di tipo etico. Un caso emblematico in questo senso e’ quello dell’open source. L’open source e’ quel movimento tecnologico e culturale secondo cui il software deve essere libero di circolare e di essere modificato secondo le esigenze dell’utente. In questa prospettiva, la libera circolazione del software non e’ una necessita’ tecnica, bensi’ una precisa scelta valoriale compatibile con i dettami dell’idea della circolazione della conoscenza.
La tecnologia puo’ anche essere veicolo di valori, ovvero un modo per rappresentare delle scelte che esprimono un diverso modo di guardare ai rapporti sociali. Per esempio, i dispositivi elettronici funzionanti a energia solare esprimono un’esigenza, quella di una tecnologia compatibile con i limiti del nostro pianeta oppure con un consumo delle risorse che sia piu’ consapevole e responsabile. Infine, la tecnologia puo’ essere modificatrice di valori, nel senso che il suo uso puo’ portare a modificare cio’ in cui crediamo. Un esempio piuttosto semplice potrebbe essere quello della riservatezza: tradizionalmente l’organizzazione sociale e’ sempre stata basata sulla riservatezza, ovvero la vita privata delle persone e’ inviolabile e ci devono essere fondati motivi per violare spazi privati come la corrispondenza personale o lo spazio domestico. Negli ultimi tempi la questione della privacy e’ diventata un problema serio che ha incrinato la questione della riservatezza, in quanto i social media hanno abituato ciascuno di noi a condividere le informazioni che ci riguardano da vicino.

Info:
https://www.stroncature.com/p/la-societa-del-xxi-secolo-persone-0d0
https://dicorinto.it/letture/la-societa-del-xxi-secolo/
https://dicorinto.it/letture/la-societa-del-xxi-secolo/

Lavoro/De Romanis

L’economia della paura. Perche’ conservando si arretra –
Veronica De Romanis – Mondadori (2026)

Le prospettive per il futuro non sono incoraggianti: l’ISTAT prevede che la popolazione italiana scendera’ a 54,7 milioni entro il 2050, con una perdita complessiva di 4,3 milioni di abitanti.
Il problema non riguarda solo i numeri, ma soprattutto la composizione. Basti pensare che entro il 2050 la quota di over 65 aumentera’ di oltre 10 punti percentuali rispetto al 2024, mentre quella degli under 14 calera’ di 2 punti.
Tra venticinque anni, dunque, in Italia ci saranno tre ultrasessantacinquenni per ogni ragazzo, un rapporto destinato a incidere profondamente sulla societa’.
Si profila infatti un Paese sbilanciato, con una base della piramide demografica che si restringe e un vertice che si allarga.
Nonostante questi scenari complessi, c’e’ comunque una buona notizia: l’aspettativa di vita alla nascita continua a salire. Nel 2024 ha raggiunto 83,4 anni, tre anni in piu’ rispetto al 2005,17 con 81,4 per gli uomini e 85,5 per le donne, ben al di sopra della media europea ferma a 81,4.
Quindi, ricapitolando: gli italiani sono sempre meno, sempre piu’ anziani, ma vivono piu’ a lungo. 

Info:
https://www.libertaeguale.it/leconomia-della-paura/
https://www.italianieuropei.it/it/la-rivista/archivio-della-rivista/item/378-l-economia-della-paura.html
https://www.linkiesta.it/2026/03/economia-della-paura-veronica-de-romanis/
https://www.repubblica.it/economia/2026/04/20/news/de_romanis_crisi_iran_effetti_economia-425292893/
https://www.huffingtonpost.it/economia/2026/03/28/news/de_romanis_al_referendum_ha_vinto_il_no_dei_giovani_alleconomia_della_paura-21535018/

Green New Deal/Bremmer

Il potere della crisi. Come tre minacce e la nostra risposta cambieranno il mondo – 
Ian Bremmer – Egea (2022)

Nel 2007 una siccita’ devastante, durata ben due anni, si e’ abbattuta sui fertili terreni agricoli del nord della Siria.
Tre quarti degli agricoltori della regione hanno perso i propri raccolti, e il governo di Damasco, a corto di fondi, ha fatto ben poco per aiutarli. Centinaia di migliaia di disperati si sono riversate nelle maggiori citta’ della Siria in cerca di un posto di lavoro per sfamare le loro famiglie, ma non hanno trovato nessuno ad accoglierli […]
Nel 2011 e’ arrivata la Primavera araba […] Nel caso della Siria il risultato e’ stata la guerra civile. Meta’ delle persone che vivevano li’ nel 2011 sono state uccise o costrette a lasciare le proprie case.
Per fuggire dalla violenza milioni di rifugiati hanno cominciato ad attraversare le frontiere, e molti di loro sono riusciti a raggiungere l’Europa. Ma neanche li’ hanno trovato qualcuno pronto ad accoglierli […]
A partire dal 2014 una grave siccita’ ha infuocato per diversi anni El Salvador, il Guatemala e l’Honduras. Col tempo gli agricoltori di questi paesi hanno perso fiducia nella loro capacita’ di affrontare condizioni meteorologiche in rapida evoluzione e produrre raccolti decenti […]
I cittadini dell’America Centrale hanno cominciato a realizzare che non c’era alcun futuro nei loro paesi d’origine. Nel 2018 centinaia di migliaia di persone sono fuggite da quell’area geografica nella speranza di raggiungere gli Stati Uniti e chiedere asilo li’ – nell’esatto momento in cui uno dei cardini del marchio politico del presidente Trump era il progetto di un «gran bel» muro alla frontiera […]
Far partire la storia del cambiamento climatico da una guerra civile e dalla tragedia dei rifugiati puo’ sembrare strano. Molti, del resto, credono ancora che si tratti in buona sostanza di scioglimento dei ghiacciai, innalzamento del livello del mare, balene da salvare e alberi da abbracciare. Ma il riscaldamento del pianeta crea condizioni meteorologiche imprevedibili che provocano siccita’ in alcuni luoghi e inondazioni in altri, sconvolgendo vite e mezzi di sussistenza, soprattutto nei paesi piu’ poveri del mondo con popolazioni di giovani in rapida crescita.
Se il riscaldamento non verra’ arrestato, i disastri climatici spingeranno centinaia di milioni di persone ad abbandonare i luoghi in cui vivono, nella maggior parte dei casi senza avere una meta ben precisa.
Questo fenomeno provochera’ ovunque instabilita’ economica e politica.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/il-potere-della-crisi-dal-nuovo-libro-di-ian-bremmer/
https://www.agi.it/cultura/news/2022-07-17/libri-bremmer-potere-crisi-scelte-future-17449689/
https://www.viasarfatti25.unibocconi.it/notizia.php?idArt=24613
https://www.linkiesta.it/2022/07/ian-bremmer-il-potere-della-crisi-estratto/
https://fuoricollana.it/il-potere-della-crisi-la-crisi-del-potere/3/
https://www.repubblica.it/cultura/2022/09/28/news/ian_bremmer_politilogo_ucraina_russia_putin-367707969/

Geoeconomia/Zizek

Punto zero – Slavoj Žižek – il Saggiatore (2026)

E’ triste constatare che, per i paesi del Terzo mondo, le risorse naturali sono molto spesso fonte di violenza e ulteriore poverta’.
La maledizione della Repubblica Democratica del Congo sta proprio nei minerali, nei diamanti e nell’oro che possiede: se per magia il Congo fosse stato privato di tutte le sue risorse, sarebbe stato un luogo sicuramente piu’ povero in cui vivere, ma di gran lunga piu’ felice.
Il paese offre anche un esempio paradigmatico di come l’Occidente sviluppato contribuisca a creare le circostanze che favoriscono il flusso dei rifugiati. Dietro la faccia delle presunte «passioni primitive» su base etnica che stanno riesplodendo nel «cuore di tenebra» africano, e’ facile riconoscere i contorni del capitalismo globale.
Dopo la caduta di Mobutu, il Congo non e’ piu’ esistito come stato operativo unitario. La parte orientale del paese, in particolare, e’ un patchwork di territori governati da signori della guerra locali che controllano la propria zona grazie a un esercito che, di solito, include anche bambini costretti ad assumere droghe per combattere. Ognuno di questi signori della guerra ha affari collegati ad aziende o multinazionali straniere che sfruttano le ricchezze (per lo piu’) minerarie della regione.
Un accordo che soddisfa entrambe le parti: le corporation ottengono i diritti minerari senza pagare tasse allo stato e i signori della guerra, i soldi. Il paradosso sta nel fatto che molti di questi minerali vengono utilizzati per realizzare prodotti high-tech come laptop e cellulari – per farla breve: se non si considerano le usanze «primitive» della popolazione locale, bastera’ eliminare da questo scenario le multinazionali straniere dell’high-tech per veder crollare tutta l’impalcatura della guerra etnica alimentata da antiche passioni […]
Una delle strategie del capitalismo odierno, alla disperata ricerca di una fornitura costante di materie prime a basso costo che non sia ostacolata da un forte potere centrale, consiste nel finanziare, incoraggiare e sostenere lo smembramento degli stati condannati dal possesso di petrolio o ricchi giacimenti minerari.

Info:
https://www.liminarivista.it/comma-22/slavoj-zizek-punto-zero-macerie-populismo-neofeudalesimo-digitale/
https://www.ilsaggiatore.com/storage/app/media/2026_05_03-Lettura-Zizek.pdf
https://archivista.info/index.php/2026/06/24/slavoj-zizek-punto-zero/
https://rocca.cittadella.org/rubrica/recensioni/slavoj-zizek-punto-zero/