Societa’/Wolf

La crisi del capitalismo democratico – Martin Wolf – Einaudi (2024)


Che cos’e’ il patriottismo?
Nel 1945 George Orwell ne dava questa nota definizione:
Per «patriottismo» intendo la devozione a un luogo o a uno stile di vita particolari, che vengono considerati i migliori al mondo ma che non si ha il desiderio di imporre agli altri.
Il patriottismo e’ per sua natura difensivo, tanto militarmente quanto culturalmente. Al contrario, il nazionalismo e’ inseparabile dal desiderio di potere.
L’obiettivo costante di ogni nazionalista e’ quello di assicurarsi maggior potere e maggior prestigio, non per se’ stesso ma per la nazione o quell’altra unita’ nella quale ha deciso di dissolvere la propria individualita’.
Per esserne cittadini, non c’e’ bisogno di credere che lo stile di vita del proprio paese sia «il migliore al mondo» […]
Perche’ il patriottismo e’ importante?
Perche’ democrazia liberale significa governo basato sul consenso. Si deve essere disposti ad accettare come legittimo il governo di persone che si disprezzano, con idee che si reputano detestabili. Affinche’ questa combinazione di consenso e dissenso regga, bisogna porre la lealta’ alle istituzioni della repubblica democratica – le elezioni, il parlamento, il governo e la legge – al di sopra dell’attaccamento a un partito, a una fazione o a un territorio del paese.
Se questa lealta’ piu’ profonda viene meno, la repubblica democratica rischia il disfacimento, forse anche la guerra civile […]
Sicche’ la fedelt’ alle istituzioni deve a sua volta basarsi sulla fiducia nelle norme di pari diritti politici e civili per tutti i cittadini, a prescindere dallo status sociale, dal genere, dall’etnia o dalla fede religiosa, oltre che nel diritto dei vincitori di elezioni regolari a formare il governo cui si deve obbedienza, purche’ agisca nel perimetro della legge. La grande maggioranza delle persone deve accettare queste regole democratiche fondamentali […]
Patriottismo invece funziona perche’ un amore condiviso per il proprio paese – luogo, storia, idea, realta’ – e la promessa di un domani migliore aiutano a tollerare le differenze di opinioni e valori e potrebbero davvero essere la base su cui tutto si fonda.

Info:
https://www.ilfoglio.it/cultura/2024/08/05/news/il-mondo-di-oggi-si-e-rotto-a-margine-del-libro-di-martin-wolf-6818502/
https://www.ilmonocolo.com/post/la-crisi-del-capitalismo-democratico

https://www.editorialedomani.it/economia/libro-martin-wolf-bh9jht73

Stato/Volpi

I padroni del mondo. Come i fondi finanziari stanno distruggendo il mercato e la democrazia – Alessandro Volpi – Laterza (2024)


A rendere il quadro ancora piu’ preoccupante ha contribuito il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che ha dichiarato, a fine 2023, che “avrebbe senso” ridurre la quota dello Stato in Eni.
Per avviare questa dismissione, l’esponente della Lega si e’ avventurato in un tema molto tecnico. In pratica, ha sostenuto Giorgetti, siccome per effetto del buyback, cioe’ del riacquisto da parte di Eni delle proprie azioni, e della loro conseguente cancellazione, la quota pubblica e’ salita al 34%, si potrebbe vendere il 4% e lucrare cosi’ 2 miliardi di euro: una prospettiva quantomeno singolare.
In questo momento Eni sta macinando extraprofitti che, peraltro, lo Stato non riesce a tassare. Dunque, Eni sta producendo dividendi lucrosi per lo Stato. Ora, in simili condizioni, ci si aspetterebbe che lo Stato aumentasse la propria quota in Eni, magari arrivando al controllo pubblico, e invece il “superministro” propone di cederne il 4% perche’ e’ meglio rimanere al 30% e portare in cassa le briciole, rinunciando ai dividendi futuri e soprattutto trasferendoli ai grandi fondi finanziari.
La proposta di porre in essere questa operazione e’ giunta a Giorgetti – come lui stesso ha dichiarato in un question time alla Camera – da alcune grandi banche d’investimento che sono molto facilmente individuabili.

Info:
https://www.thedotcultura.it/alessandro-volpi-ecco-chi-sono-i-padroni-del-mondo/
https://valori.it/fondi-padroni-mondo-libro-alessandro-volpi/

https://altreconomia.it/chi-controlla-i-padroni-del-mondo/
https://sbilanciamoci.info/i-fondi-dinvestimento-padroni-del-mondo/

Lavoro/Volpi

I padroni del mondo – Alessandro Volpi – Laterza (2024)


Nel corso degli anni Sessanta e Settanta il miglioramento delle condizioni dei lavoratori italiani e’ stato determinato dall’introduzione di una serie di servizi gratuiti e universali, erogati in base al reddito, dalla sanita’, all’istruzione, alle pensioni.
In estrema sintesi, si trattava del cosiddetto salario reale che cresceva non solo per l’incremento delle retribuzioni quanto soprattutto per la prerogativa per i lavoratori di non dover pagare molti dei servizi essenziali.
Da qualche anno ormai questo modello e’ stato progressivamente abbandonato e sostituito da un altro schema, politico e sociale, peraltro gia’ largamente diffuso in giro per il mondo da decenni, che e’ stato definito in piu’ modi sempre riconducibili al neoliberismo ma che, con l’avvento delle “nuove” destre, e’ diventato ancora piu’ aggressivo perche’, spesso, nascosto dietro inesistenti connotazioni popolari.
Si forniscono bonus, in genere sotto forma di una tantum, senza troppi riguardi al reddito disponibile e si abbatte il carico fiscale, soprattutto per alcune categorie e alcune fasce di reddito, per lasciare piu’ risorse ai cittadini ma, con minori entrate pubbliche e con erogazioni di sussidi ancora una tantum, reiterati nel tempo, si rende piu’ difficile mantenere in vita la spesa per i servizi essenziali che tornano ad essere a pagamento, come accadeva negli anni Cinquanta.

Info:
https://www.thedotcultura.it/alessandro-volpi-ecco-chi-sono-i-padroni-del-mondo/
https://valori.it/fondi-padroni-mondo-libro-alessandro-volpi/

https://altreconomia.it/chi-controlla-i-padroni-del-mondo/
https://sbilanciamoci.info/i-fondi-dinvestimento-padroni-del-mondo/

Geoeconomia/ISPI

L’Europa nell’età dell’insicurezza. Le sfide di un continente fragile – ISPI – Mondadori (2024)


Ulteriori aspetti da considerare per valutare gli effetti dell’invasione russa dell’Ucraina.
Di fronte al tentativo dell’Occidente di isolarla economicamente e politicamente, oltre al legame sempre piu’ stretto con la Cina e l’India, Mosca ha intensificato i rapporti con la rete di alleanze e organizzazioni (in particolare Shanghai Cooperation Organisation e BRICS) che si e’ costruita negli ultimi decenni nel contesto asiatico e globale. L’attivismo politico della Russia si rivolge in particolare ai paesi asiatici, africani e sudamericani del cosiddetto «Sud Globale» […]
Pur senza schierarsi accanto alla Russia, molti paesi del Sud Globale – dall’India al Sudafrica, al Brasile – hanno manifestato una posizione non appiattita su quella dell’Occidente a guida statunitense. In particolare, all’Assemblea generale dell’ONU
molti Stati si sono astenuti o hanno votato contro le risoluzioni di condanna della Russia per l’invasione dell’Ucraina.
In effetti e’ molto importante comprendere che se l’Occidente ha condannato in maniera pressoche’ univoca la Russia, molti altri paesi si sono comportati altrimenti. Alcuni sono rimasti neutrali; altri, pur denunciando l’invasione, hanno in realta’ rafforzato i legami economici con Mosca. Nonostante le minacce occidentali di ritorsioni economiche, la Cina, l’India, praticamente tutta l’Asia (eccetto Giappone, Corea del Sud e Taiwan), tutta l’Africa e tutta l’America Latina continuano a commerciare (direttamente o tramite intermediari) con la Russia. Un atteggiamento che non puo’ essere ridotto soltanto agli interessi economici.

Info:
https://www.mondadori.it/approfondimenti/unione-europea-le-sfide-di-un-continente-fragile-nell-eta-dell-insicurezza/

Economia di mercato/Streeck

Globalismo e democrazia – Wolfgang Streeck – Feltrinelli (2024)


L’industria della carne suina in Germania offre un buon esempio dei diversi modi in cui l’esperienza del virus sta incidendo sui flussi commerciali internazionali, accorciandoli o perlomeno riorientandoli.
La Germania e’ il terzo paese al mondo nella produzione di carne suina. Qui vengono allevati regolarmente circa 25,5 milioni di suini, uno per ogni tre abitanti; ogni anno, 55 milioni di suini grosso modo trovano la morte nei macelli tedeschi.
Nel primo semestre del 2020 furono prodotti circa 2,6 milioni di tonnellate di carne di maiale, di cui un quarto esportato in Cina, pari quasi al doppio rispetto al normale, a causa di un’epidemia suina nel paese destinatario. Nel complesso, sui quasi 5 milioni di tonnellate prodotti annualmente, 2,4 sono esportazioni.
I primi mesi della pandemia nel 2020, quando in uno dei principali stabilimenti produttori di carne suina in Germania parte del personale contrasse il virus, illustrano bene in che modo l’industria tedesca realizzi i propri record di produzione ed esportazione in un’economia mondiale globalizzata.
Per la stragrande maggioranza si trattava di lavoratori a basso costo dell’Europa dell’Est, assunti con stipendi da fame come falsi autonomi da altrettanto false e autonome societa’ subappaltatrici, e piu’ o meno obbligatoriamente alloggiati in gran numero in angusti alloggi appartenenti ai loro datori di lavoro, in cambio di affitti piuttosto esosi; questo e le miserevoli condizioni di lavoro nel macello in cui erano impiegati furono indicati come fattori responsabili del contagio di massa.
Le condizioni scandalose del settore erano note da anni e avevano destato regolarmente l’interesse dell’opinione pubblica, senza pero’ alcun risultato, forse anche per il carattere inviolabile di cui il surplus di esportazioni gode in Germania.
L’elevato rischio di contagio che i lavoratori colpiti rappresentavano anche per la popolazione locale cambio’ le cose.
Al contempo, le notizie inerenti all’industria della carne e al suo modello di profitto richiamarono l’attenzione pubblica su alcuni degli aspetti piu’ mostruosi dell’economia globalizzata. Ci si comincio’ a chiedere, con maggior o minor insistenza, per quale motivo la produzione di carne destinata a un paese perlopiu’ ancora agricolo come la Cina dovesse aver luogo in un altro, densamente popolato, ad alto livello di industrializzazione e con salari piu’ elevati quale e’ appunto la Germania, a costi pero’ competitivi sul mercato mondiale, cioe’ spietatamente depressi, in condizioni disumane e al prezzo non solo di notevoli problemi ambientali – come lo smaltimento del letame –, ma anche degli orrori dell’allevamento in fabbrica, quale dazio per la maggior competitivita’ dell’industria tedesca delle esportazioni.
Tutto questo in netto contrasto con la tendenza di consumatori piu’ consapevoli e la loro preferenza per alimenti “a chilometro zero”. Il Coronavirus, a quanto almeno lascia sperare, potrebbe forse rafforzare questa tendenza, anch’essa nell’ordine di un accorciamento delle filiere.

Info:
https://www.fondazionedivittorio.it/lezione-streeck-limiti-potenzialita-della-ue-egemonie-planetarie-popoli-crisi
https://www.doppiozero.com/wolfgang-streeck-neoliberalismo-e-poi

https://www.corriere.it/la-lettura/24_giugno_21/come-sonnambuli-la-guerra-la-lettura-anteprima-nell-app-1af31e72-2fe1-11ef-8a97-996e27b017a2.shtml
https://ilmanifesto.it/uneuropa-svizzera

Capitalismo/Maronta

Deglobalizzazione. Se il tramonto dell’America lascia il mondo senza centro-Fabrizio Maronta – Hoepli (2024)


Buona parte di quella massa debitoria e’ costituita da titoli derivati, una grande invenzione finanziaria dei primi anni settanta concepita, sulla carta, per suddividere quanto piu’ possibile il rischio d’insolvenza (del debitore) su piu’ creditori.
Di fatto, per moltiplicare artificialmente volume e valore delle attivita’ finanziarie, concedendo ai cittadini occidentali di difendere il proprio tenore di vita – e ai loro governi di non tagliare troppo la spesa pubblica – si usa il debito quale sostituto della crescita economica, vittima degli shock petroliferi e della fine del «miracolo» postbellico.
Si tratta, in sostanza, di titoli finanziari garantiti da crediti, detti sottostanti, a loro volta costituiti da insiemi di singole obbligazioni (debiti) cedute dietro compenso dal creditore originario a uno o piu’ intermediari, ognuno dei quali li combina (impacchetta) in vario modo per costituire la garanzia di un singolo titolo derivato. Il titolo cosi’ ottenuto e’ collocato sui mercati con un buon tasso d’interesse, per renderne allettante l’acquisto.
Acquisto da parte di chi? Un po’ di tutti nel dorato mondo finanziario degli anni ottanta, novanta e duemila […]
[La risposta alla domanda] – perche’ e’ crollato tutto – ci porta al cuore della questione.
Gran parte dei crediti che sottostavano ai derivati rivelatisi in pochi giorni carta straccia – privi del valore che le banche loro detentrici avevano a bilancio come attivi – era costituito da mutui ipotecari: i famigerati subprime. Ovvero subottimali, per estensione insufficienti, non all’altezza, non conformi. A cosa? Direttamente, alle garanzie patrimoniali e di reddito sufficienti a indurre nel creditore la fondata certezza che interessi e capitale siano ripagati; indirettamente, potremmo spingerci a dire, non all’altezza del sogno americano e delle condizioni minime a esso associate.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/deglobalizzazione-intervista-a-fabrizio-maronta/
https://www.letture.org/deglobalizzazione-fabrizio-maronta

Stato/Piketty

Uguaglianza. Che cosa significa e perche’ e’ importante – Thomas Piketty, Michael J. Sandel – Feltrinelli (2025)


Storicamente l’ascesa dello stato sociale e’ stata resa possibile dalla crescita dei sindacati, dei fondi di previdenza sociale e dei contributi sociali per pagare questi fondi, ma anche dalla crescita di una tassazione veramente progressiva e da un enorme ridimensionamento del divario salariale, del divario di reddito e del divario di ricchezza.
Conosciamo tutti la storia nei suoi tratti fondamentali, ma a volte le persone dimenticano che molti Paesi hanno assistito all’ascesa dello stato sociale: non soltanto la Svezia, la Germania, la Francia, la Gran Bretagna, ma anche gli Stati Uniti, che per molti decenni del ventesimo secolo hanno avuto un’aliquota massima di imposta sul reddito all’80 o al 90 per cento.
Dal 1930 al 1980, l’aliquota massima dell’imposta sul reddito e’ stata in media dell’82 per cento.
Il che, a quanto pare, non ha distrutto il capitalismo statunitense. Semmai, e’ stato il periodo in cui la produttivita’ dell’economia statunitense in termini di reddito nazionale per ore di lavoro e’ stata la piu’ alta al mondo, con il divario piu’ ampio rispetto agli altri Paesi.
Perché cio’ e’ avvenuto? Perche’ all’epoca negli Stati Uniti l’istruzione era piu’ diffusa, cosa evidente in una certa misura nel ventesimo secolo.
A meta’ del secolo scorso il divario educativo tra gli Stati Uniti e gli altri Paesi era enorme. Negli anni cinquanta, il 90 per cento dei giovani statunitensi frequentava le scuole superiori. All’epoca, in Germania, in Francia e in Giappone la percentuale andava dal 20 al 30 per cento, e abbiamo dovuto aspettare fino agli anni ottanta per arrivare a un accesso quasi universale alla scuola superiore. Ed e’ questa la chiave della prosperita’.
A meta’ del ventesimo secolo, il fatto di avere un’aliquota d’imposta dell’80 o del 90 per cento sui piu’ alti redditi e sulle piu’ grandi ricchezze ereditate non ha avuto conseguenze negative in nessun ambito importante. Questo ridimensionamento dei divari di reddito, di ricchezza e di salario e’ stato determinato non soltanto dalla tassazione progressiva, ma anche dal salario minimo e da un maggiore ruolo dei rappresentanti sindacali dei lavoratori, che in futuro vorrei avessero molto piu’ potere nei consigli di amministrazione delle aziende.

Info:
https://www.pandorarivista.it/articoli/una-breve-storia-dell-uguaglianza-di-thomas-piketty/
https://www.doppiozero.com/piketty-e-sandel-la-sfida-delluguaglianza

https://www.casadellacultura.it/1305/la-storia-maestra-di-uguaglianza
https://www.repubblica.it/venerdi/2025/04/30/news/thomas_piketty_ricchi_e_poveri_uguaglianza-424157531/
https://www.corriere.it/economia/finanza/20_novembre_25/piketty-l-uguaglianza-conquistatadella-svezia-1cf028a0-2f59-11eb-92d0-88841ccfa2bb.shtml

Societa’/Wolf

La crisi del capitalismo democratico – Martin Wolf – Einaudi (2024)


Fra i mutamenti che hanno interessato lo scenario politico degli ultimi decenni, uno dei piu’ significativi e’ il tramonto della vecchia polarizzazione tra i partiti dominanti del centro-destra, radicati nel mondo imprenditoriale (grandi e piccole imprese) e nella classe media di professionisti e autonomi, e i partiti di centro-sinistra, con una base costituita dalla classe operaia industriale e dai movimenti sindacali ottocenteschi e primo novecenteschi, e il sostegno di un’intellighenzia «progressista» un tempo piuttosto minoritaria.
In quel panorama politico la discriminante era l’economia: la destra si schierava per uno Stato meno interventista e una maggiore liberta’ d’impresa, mentre la sinistra propugnava uno Stato interventista e una gestione attiva dell’economia […]
La contrapposizione binaria appartiene ormai al passato e lo scenario si è fatto assai piú complesso e teso […]
La questione di fondo e’ che, mentre in passato c’era solo quella economica, oggi ci sono altre due dimensioni a dividere gli elettori, cioe’ l’identita’ nazionale e i valori sociali […]
La sinistra rimane tendenzialmente favorevole a una spesa pubblica e a una regolamentazione dell’economia maggiori, ma e’ anche globalista (soprattutto per quel che riguarda la liberta’ di movimento delle persone e la cooperazione internazionale) e socialmente progressista.
Per contro, la destra difende lo Stato minimo e la libera impresa, la sovranita’ nazionale e una regolamentazione rigida dei flussi migratori, ed e’ socialmente conservatrice […]
Nel primo decennio del Duemila, e’ venuto a crearsi un sistema partitico «di elite multiple» o, per essere piu’ precisi, «di elite binarie»: «gli elettori con un reddito alto continuano a votare per la destra, mentre gli elettori con un livello di istruzione alto sono passati a sostenere la sinistra».
Questa frattura tra una «destra mercantile» e una «sinistra bramina» illumina molti aspetti della politica contemporanea. Da una parte, la classe bramina continua a cercare il consenso degli elettori puntando il dito contro le pratiche di rapina dell’elite mercantile e il sistema da essa gestito. Dall’altra, come sostiene Fukuyama, sembra interessata soprattutto a correggere una molteplicita’ di ingiustizie perpetrate per motivi di appartenenza razziale ed etnica, identita’ di genere e preferenze sessuali, oltre che a silenziare qualsiasi opinione su questi temi che non sia allineata ai propri dogmi.
Il problema e’ che una parte consistente della base tradizionale del centro-sinistra vede in queste posizioni un disprezzo per la storia, le tradizioni, i valori e persino per un ampio gruppo di concittadini.
L’elite mercantile, intanto, ha conquistato il voto degli elettori meno istruiti e piu’ poveri evidenziando l’arroganza intellettuale e culturale, lo scarso patriottismo, l’ostilita’ ai valori tradizionali, la slealta’ nei confronti dei gruppi etnici dominanti e l’incapacita’ di gestire l’economia dei bramini.
Non solo, la classe mercantile si sta rivelando molto abile nel rompere la vecchia coalizione tra intellettuali di sinistra e lavoratori organizzati.

Info:
https://www.ilfoglio.it/cultura/2024/08/05/news/il-mondo-di-oggi-si-e-rotto-a-margine-del-libro-di-martin-wolf-6818502/
https://www.ilmonocolo.com/post/la-crisi-del-capitalismo-democratico

https://www.editorialedomani.it/economia/libro-martin-wolf-bh9jht73

Lavoro/Benanav

Automazione. Disuguaglianze, occupazione, povertà e la fine del lavoro come lo conosciamo – Aaron Benanav – Luiss (2022 )


In realta’ il progresso tecnologico e’ molto intensivo dal punto di vista dell’uso delle risorse, e costringe i ricercatori a seguire alcune strade di ricerca a discapito di altre.
Nella nostra societa’, le aziende devono concentrare i loro sforzi nella messa a punto di tecnologie che portino a risultati redditizi […]
Ne consegue che, come tutte le tecnologie moderne, queste offerte digitali sono ben lontane dall’essere “socialmente neutre”.
Internet, cosi’ come e’ stato messo a punto dal governo degli Stati Uniti e modificato dalle imprese capitalistiche, non e’ l’unico Internet che potrebbe esistere. Altrettanto si potrebbe dire della robotica: scegliendo tra i possibili percorsi del progresso tecnologico, il controllo del capitale sul processo lavorativo resta di primaria importanza.
Le tecnologie in grado di conferire potere agli operai alla catena di montaggio non vengono sviluppate, mentre le tecnologie che permettono una sorveglianza minuziosa di quegli stessi operai stanno diventando rapidamente prodotti molti richiesti.
Queste peculiarita’ del cambiamento tecnologico nelle societa’ capitalistiche hanno implicazioni importanti per chiunque cerchi di trasformare i mezzi tecnici esistenti in nuovi strumenti in grado di emancipare.
E’ altamente inverosimile che i progressi tecnologici trainati dai profitti possano avere la meglio sull’ingrata fatica del lavoro umano in quanto tale, quanto meno da soli e specialmente quando la manodopera resta a basso costo, abbondante e facilmente sfruttabile.

Info:
https://effimera.org/capitalismo-in-declino-lautomazione-in-uneconomia-stagnante-di-alexis-moraitis-e-jack-copley/
https://www.malacoda.it/n-3-2023/il-futuro-del-lavoro-di-fronte-alla-robotica-serviranno-i-migranti/

https://newleftreview.org/issues/ii120/articles/aaron-benanav-automation-and-the-future-of-work-2
https://futura.news/lautomazione-mette-a-rischio-il-mercato-del-lavoro/

Geoeconomia/Krastev

La rivolta antiliberale. Come l’Occidente sta perdendo la battaglia per la democrazia – Ivan Krastev, Stephen Holmes – Mondadori (2020)


I cinesi sono imitatori implacabili e consumati dell’Occidente per quanto riguarda la tecnologia, la moda, l’architettura e via dicendo, ma hanno espressamente respinto l’idea di imitare la liberaldemocrazia occidentale prediletta dagli ingenui manifestanti di piazza Tienanmen.
Prendono in prestito con esuberanza, ma rifiutano di convertirsi.
A differenza di Mosca, non hanno avvertito la necessita’ di simulare la democrazia occidentale o di svelare l’ipocrisia americana rispecchiando la spudorata violazione delle norme internazionali da parte degli Stati Uniti. Prendendo in prestito o rubando la tecnologia si diventa comunque piu’ ricchi, mentre imitando i valori morali si mette a rischio la propria identita’, e simulare la democrazia o smascherare l’ipocrisia sembra del tutto inutile.
Dopo il 1989, al contrario degli aspiranti convertiti alla democrazia liberale dell’Europa centrale, i cinesi hanno sviluppato la propria societa’ senza mettere a rischio la propria identita’ culturale e quindi senza mai sentirsi degli impostori e simulatori culturali […]
Le maniere forti usate dalla Cina suscitano risentimento, ma questo non viene esacerbato dall’ulteriore irritazione per lezioni moralistiche in stile americano.
I rappresentanti della Cina all’estero non sono interessati a vendere il modello cinese di organizzazione politica ed economica interna. I prestiti cinesi, pertanto, non prevedono alcun vincolo ideologico. E, inutile dirlo, i funzionari e le ONG cinesi non associano mai ai progetti di sviluppo lezioni in materia di diritti umani, elezioni libere ed eque, trasparenza, stato di diritto e mali della corruzione. Tantomeno decantano le virtu’ del mercantilismo cinese, vanno in cerca di convertiti alla civilta’ cinese o idealizzano gli esecutivi a vita in stati monopartitici […]
A differenza dell’Occidente, la Cina espande la propria influenza globale senza mirare a trasformare le societa’ sulle quali cerca di esercitare il proprio controllo. Alla Cina non interessa la struttura degli altri governi e nemmeno quale fazione interna li controlli. L’unica cosa che le preme e’ la propensione di tali governi a adattarsi agli interessi cinesi e a riservare alla Cina un trattamento favorevole.

Info:
https://www.internazionale.it/notizie/andrea-pipino/2024/12/23/futuro-democrazia-krastev
https://alterthink.it/imperialismo-e-collettivismo-lhitlerizzazione-di-putin/

https://lavocedinewyork.com/arts/libri/2020/10/14/liberalismo-dellimitazione-giovani-migranti-e-identita-delleuropa-centrale/